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日志


12月17日

Parole dettate dal cuore

Salve a tutti! Oggi scriverò questa lettera,che non ha niente a che fare con l’ufologia o con i misteri in generale….Ma la pubblico soltanto perché cerco un modo per prendermi in giro da solo,per non accettare la realtà o per aggirare l’ostacolo. Questa lettera è dedicata ad una persona per la quale sono presente qui ed ho la possibilità di scrivere la medesima. Questi sono i giorni più brutti di tutto l’anno, perché mi fanno ritornare indietro di 4 anni e, a rivivere inevitabilmente il finale gia scritto…in ogni film i ringraziamenti si fanno alla fine,io invece, voglio iniziare da li!

Grazie a te, ora posso definirmi un “uomo”

Grazie a te, non mi drogo,non bevo,non rubo….sono il classico bravo ragazzo!...Anche se a volte, con la vita non bisogna essere bravi ragazzi per affrontarla. Ma grazie a te, ho imparato ad incassare i pugni  che la vita ci da spesso e volentieri ed anche se vengo messo al tappeto, trovo sempre il modo di rialzarmi.

Grazie a te, ogni qual volta mi perdo per le strade buie della vita, riesco a trovare sempre una strada luminosa dove riesco a vedere le indicazioni giuste per non smarrirmi.

Grazie a te, non ho più vergogna di dire “ti amo” oppure “ ti voglio bene”…Perché anche se non te l’ho mai detto,lo penso veramente.

Grazie a te, ho imparato a sbrigarmi le cose da solo….

Quante volte mi hanno detto “la rincontrerai un giorno” e quante volte ho pensato che se morire significa incontrarti,…beh allora voglio morire! Rivedere i tuoi occhi,le tue mani il tuo viso luminoso e pieno di vita…Quante volte ho immaginato di cadere in quel tenero e profondo abbraccio che tu mi davi con il cuore. Come vorrei sentire i tuoi rimproveri di quando facevo qualcosa sbagliata, perché solo ora ho capito che quei rimproveri mi sarebbero serviti in futuro.

Ricordo quando mi dicevi “non so come fareste senza di me”… Ora te lo posso dire! “non si può fare a meno di te”.

Forse queste rimarranno solo parole scritte qui,su un blog che parla d’altro…Forse non le ascolterai mai,non le leggerai mai non le osserverai mai!... Ma io voglio illudermi che le leggerai,che le ascolterai con le orecchie del cuore e le osserverai con gli occhi della mente, perché tu guardavi la vita ed i suoi contorni con il cuore.

Grazie mamma per quello che mi hai dato e per quello che mi darai nonostante la tua assenza!

Ti amo!

12月15日

NAVI DI LUCE


  9 Dicembre 2008 - Molti testimoni affermano di aver avvistato una decina di sfere di luce volare sulla città di Santiago del Cile. Questi oggetti luminosi sono gli stessi avvistati e ripresi il 12 Dicembre 2003 e 16 Dicembre 2004 sempre sulla verticale di Santiago, una città che fa parte di una regione che ospita circa 6 milioni di abitanti. Le luci avvistate il 9 e il 10 Dicembre 2008, sono circa 14 sfere luminose (orbs) e non si tratta assolutamente di aerei militari come alcuni ufficiali dell'Aeronautica ammettono con molta ignoranza e creando nello stesso tempo disinformazione. Questi UFO sono stati ripresi da un testimone di cui non si conoscono le generalità, ma ciò non è importante quanto lo può essere il documento audio visivo che vi proponiamo insieme agli avvistamenti filmati nel passato.
11月22日

Pensieri personali

Salve a tutti. E' da parecchio che non scrivevo più sul mio blog. Oggi ho deciso di farlo,per difendermi dagli insulti ricevuti da qualcuno, in merito a questa mia passione.
 
1° io non sono mai andato nei blog o siti di altri per additare o giudicare il vostro credo o operato,quindi ve ne sarei grato se anche voi lo fareste.
 
2° Il mondo è bello perchè è vario! Io ho deciso di intraprendere la strada della conoscenza in tutto, per poi soffermarmi all'ufologia e misteri in genere.
 
3°(e chiudo) mi rivolgo a tutti coloro che hanno un credo. Visto che noi non abbiamo prove dell'esistenza di tutto ciò, dimostratemi che il vostro dio esiste!!!
 
Forse,sarà che non vogliamo accettare il fatto di essere soli nell'universo,ma continuando di questo passo se è vero che siamo l'unica razza esistente, state pur tranquilli che tra poco se non facciamo qualcosa per aiutare il nostro pianeta, l'universo rimarrà senza nessuna forma di vita...Perchè scompariremo anche noi!!!
4月27日

UNIVERSI PARALLELI

Provate a immaginare un palazzo con una stanza segreta: l'ambientazione ideale per un mistero. Adesso immaginate che la stanza sia molto più grande del palazzo e che contenga altri palazzi. È l'esempio che più si avvicina alla nuova teoria sull'Universo postulata da molti scienziati. I fisici pensano che la natura potrebbe celare delle dimensioni ulteriori, non visive o sonore bensì spaziali. Se così fosse, l'Universo conosciuto potrebbe essere solo uno dei tanti "palazzi" che si trovano all'interno della stanza segreta, cioè le dimensioni nascoste dello spazio. "È spaventosamente strano" - afferma il cosmologo Rocky Kolb, del Fermi National Accelerator Laboratory di Batavia, Illinois - "è un'idea che manda in frantumi tutto quello che credevamo fosse reale". Oltre ad evocare fantasie fantascientifiche sull'esistenza di universi paralleli, questa nuova visione dello spazio offre possibili soluzioni a diversi problemi cosmici. In una raffica di pubblicazioni, frutto di recenti ricerche, i fisici hanno esplorato le dimensioni nascoste alla ricerca di indizi sulla natura della gravità, sull'origine dell'Universo e sull'identità di questa misteriosa "materia oscura", non rilevabile, che pensano si celi in tutto il cosmo. Le reazioni all'idea delle dimensioni nascoste vanno dallo scetticismo all'entusiasmo. Il Dott. Kolb dice: "Quando ne sentii parlare per la prima volta pensai che fosse una vera follia, ma la teoria resiste ancora". Nate da studi concernenti la materia su scala infinitesimale, le nuove idee implicano che la rappresentazione tradizionale dello spazio, a tutti i livelli, sia pronta per una radicale trasformazione. Le "membrane", ovvero i limiti della realtà Il mistero della dimensione nascosta comprende una varietà di oggetti noti come branes, che occupano le altre, invisibili, dimensioni. Il termine, coniato dagli scienziati, deriva da membranes (membrane), cioè superfici a due dimensioni. Gli spazi tridimensionali, come l'Universo conosciuto, si chiamano tri-branes, pertanto i fisici si riferiscono all'Universo come al braneworld o "mondo-brane". Tutte le particelle standard come i fotoni, i quark ed i leptoni, vivono in un subspazio tridimensionale, una tri-branes o semplicemente, la nostra brane.Le branes si trovano all'interno delle dimensioni nascoste, note come the bulk o "la grande massa". Mentre la materia e la luce sono confinate dentro le branes, la gravità è in grado di attraversare sia le branes che la massa, le dimensioni nascoste risultano quindi invisibili perché solo la gravità vi può entrare. La frenetica discussione sulle altre dimensioni iniziò circa un anno fa, quando su Internet apparvero i risultati di uno studio condotto dal Dott. Dimopoulos, il Dott. Nima Arkani-Hamed e il Dott. Gia Dvali, tutti dell'Università di Stanford, che proponevano una nuova spiegazione sul perché l'unità standard della massa, nella fisica subatomica, sia sorprendentemente grande (almeno secondo gli standard atomici) - all'incirca la massa di un granello di polvere. Tale massa sarebbe decisamente inferiore se alcune dimensioni nascoste venissero misurate in maniera millimetrica. "Il quadro che vi stiamo prospettando cambierà il punto di vista su alcuni argomenti fondamentali nella fisica delle particelle e nella cosmologia", scrivevano gli scienziati nella loro ricerca, in seguito apparsa sulla rivista Physics Letters B. Fin dai primi anni Ottanta molti fisici hanno iniziato a sospettare che lo spazio contenesse più delle familiari tre dimensioni che corrispondono alle direzioni in cui è possibile il movimento (su-giu, avanti-indietro e lateralmente). Le "superstringhe" Tre dimensioni sembrano più che sufficienti per le necessità della vita quotidiana ma, secondo i fisici, non bastano a spiegare come la gravità possa coesistere con le altre energie della natura. La teoria più plausibile suppone che le particelle basilari della materia e dell'energia consistano in piccoli anelli vibranti noti come "superstringhe". Ma la matematica della teoria delle superstringhe fornisce delle risposte senza senso, a meno che lo spazio contenga altre dimensioni oltre alle tre conosciute da tutti. Si pensava che queste ulteriori dimensioni fossero troppo minuscole per preoccuparsene, più piccole di un virus, nella misura in cui, per fare un paragone, una formica è più piccola dell'Universo. In una scala così infinitesimale il moto in un'altra dimensione ritornerebbe quindi al punto di partenza in un tempo troppo breve per poter essere notato. Gli esperimenti finora escogitati per scoprire delle dimensioni così minuscole richiederebbero un'energia superiore a quella disponibile nei più potenti disintegratori atomici esistenti. Tuttavia, nel 1996, il Dott. Lykken suggerì che le superstringhe potrebbero avere degli effetti riscontrabili anche a livelli energetici minori. Altri scienziati hanno calcolato che, se così fosse, le dimensioni nascoste delle superstringhe potrebbero essere molto più grandi di quanto si pensi. Infatti esse avrebbero le dimensioni di... una piccola formica, approssimativamente un millimetro di diametro. Ovviamente ciò non sarebbe assolutamente sufficiente a contenere un "palazzo" né, tantomeno, l'intero Universo ma l'Universo visibile risulta enorme solo nelle nostre familiari tre dimensioni dello spazio. In ulteriori dimensioni l'Universo potrebbe essere estremamente sottile, così come un foglio di carta è grande in due dimensioni ma sottile nella terza: nelle dimensioni nascoste lo spessore dell'Universo visibile misurerebbe appena un dieci-milionesimo di un miliardesimo di millimetro. Pertanto altre dimensioni, come la "grande massa", potrebbero contenere infiniti universi. Altri mondi, a un passo da noi, e tuttavia irraggiungibili Tali universi paralleli tridimensionali, o tri-branes, potrebbero contenere forme di materia inusuali, che forse costituiscono stelle, pianeti e strani esseri, a meno di un millimetro di distanza dalla nostra familiare brane dove si trovano il Sole, la Terra e i programmi televisivi del sabato sera! Secondo Lykken: "Le leggi specifiche della fisica sarebbero differenti in ognuna di queste 'branes', la loro legge di gravità corrisponderebbe alla nostra ma tutto il resto sarebbe diverso… ciònonostante, forse anche loro potrebbero formare stelle e pianeti". Non vi è alcun rischio, tuttavia, di capitare per caso in qualche Universo alieno. Nessuno può sporgersi e toccare o vedere i braneworlds paralleli, o comunicare con essi tramite raggi laser, perché la materia e la luce sono confinate ognuna nella sua brane. "Siamo fatti di particelle che non possono disgregarsi e sondare altre dimensioni" dice il Dott. Kaloper di Stanford. In altre parole la materia, la luce e le altre energie sono imprigionate in uno dei "palazzi" e non possono viaggiare verso gli altri attraverso le dimensioni nascoste nella stanza segreta. Ma, secondo il Dott. Lykken: "La chiave di volta è che forse le altre dimensioni risultano invisibili ai nostri occhi solo perché siamo intrappolati in questa". Si spera, comunque, di riuscire a scoprire la presenza di braneworlds paralleli. Fra le strategie più accreditate per individuare le dimensioni ulteriori, i fisici coinvolgono la forza di gravità perché le particelle che trasportano la gravità - i gravitoni - hanno libero accesso a tutto il cosmo e possono volare liberamente attraverso la grande massa, pertanto una brane parallela e vicina potrebbe venire scoperta grazie ai suoi effetti gravitazionali. In tal caso, gli astronomi dovrebbero notare che alcuni oggetti nel mondo visibile si comportano stranamente, come trovandosi sotto l'influenza della gravità sprigionata da una fonte invisibile. Esattamente quanto gli astronomi hanno osservato per anni: le galassie ruotano come se contenessero della materia che supera di gran lunga i loro limiti visibili; occasionalmente delle stelle lontane si illuminano come se un enorme oggetto fosse intervenuto ad aumentare la loro luce accentuandone la curvatura gravitazionale, ecc. Gli astronomi hanno obiettato che tale materia forse non può essere vista solo perché è meno luminosa delle stelle; ma, fra le ipotesi per giustificare l'esistenza di questa "materia oscura" che, secondo il Dott. Lykken, potrebbe essere "materia trasparente", situata in vicini braneworlds e dunque invisibile ai nostri occhi: "Un nuovo tipo di antimateria, che non riusciremo mai ad individuare se non attraverso la sua attrazione gravitazionale". Superare i confini e creare buchi neri Altri indizi tradiscono la presenza di dimensioni nascoste. Partiamo dal concetto della loro esistenza. La forza di gravità differirebbe, a brevi distanze, dalla normale legge dell'inverso, enunciata da Isaac Newton tre secoli fa, secondo la quale la forza di gravità aumenta in maniera inversamente proporzionale al quadrato della distanza esistente tra due masse. A distanze minori di un millimetro, la gravità dovrebbe aumentare in percentuale maggiore di quanto afferma la legge di Newton. Gli esperimenti precedenti, svolti a dimostrazione di tale legge, hanno sempre riguardato misurazioni gravitazionali a distanze maggiori di un millimetro, mentre ora si cercano variazioni dalla legge a distanze minori, submillimetriche. Uno dei test attualmente in corso all'Università del Colorado, a Boulder, è una moderna variante dell'esperimento svolto nel 18° secolo dal fisico britannico Henry Cavendish, che misurò l'attrazione gravitazionale esistente tra due piccole sfere. A Boulder si sta misurando l'attrazione tra due minuscole lamine sospese a meno di un millimetro l'una dall'altra. Secondo Lykken i risultati sono dietro l'angolo. Ulteriori conferme sull'esistenza di altre dimensioni potrebbero pervenirci nei primi anni del nuovo secolo grazie ad un nuovo disintegratore atomico europeo. Sebbene le particelle di materia siano solitamente confinate nelle tre dimensioni o tri-branes, il grande apparecchio Hadron Collider in costruzione nel laboratorio CERN di Ginevra potrà creare delle particelle con energia sufficiente ad uscire dalla brane e ad entrare nella grande massa. "Si potrà effettivamente deformare la brane e produrre particelle che si spostino nelle altre dimensioni", afferma il Dott. Lykken. Tali particelle fuggitive dimostrerebbero di essersi dileguate grazie all'energia mancante rilevabile dopo che siano stati misurati tutti gli altri frammenti derivanti dalla collisione delle particelle. È possibile che i fisici trovino indizi di tale energia mancante anche nei dati sulle collisioni già registrati nel disintegratore atomico del laboratorio Fermi. L'esistenza di dimensioni nascoste implica l'affascinante eventualità che il disintegratore atomico CERN possa addirittura creare dei minuscoli buchi neri, che probabilmente scomparirebbero in un istante, ma producendo uno scoppio di radiazioni che gli scienziati identificherebbero immediatamente come la riuscita creazione di un buco nero. Apertura mentale e nessuna presunzione Le implicazioni di tale teoria sulla storia dell'Universo sono al vaglio dei ricercatori. Ad una riunione del laboratorio Fermi, Antonio Riotto del CERN ha descritto il possibile ruolo delle branes e delle altre dimensioni al tempo del Big Bang, che diede inizio all'espansione dell'Universo circa 15 miliardi di anni fa. In particolare, le nuove dimensioni potrebbero contribuire a spiegare il subitaneo scoppio di espansione che fu, secondo molti esperti, necessario per dare all'Universo visibile la sua attuale struttura. Tuttavia, altri sospettano che l'ipotesi di millimetriche dimensioni nascoste potrebbe contrastare con i dati raccolti sull'Universo e sul suo passato. In uno studio diffuso via Internet, Katherine Freese e Daniel Chung dell'Università del Michigan obiettano che molte versioni della teoria delle dimensioni nascoste crollano a confronto con quanto si sa dell'Universo primitivo e non coincidono con le attuali stime sull'età dell'Universo e con le misurazioni delle quantità dei vari elementi chimici generati dal Big Bang. Inoltre, secondo la Freese, è difficile conciliare certe caratteristiche delle branes con una forza di gravità oggi costante nell'Universo e si sospetta che difficoltà di questo tipo potrebbero risultare piuttosto comuni anche con altre teorie sulle branes. Le obiezioni, però, non si applicherebbero a tutte le versioni dell'approccio alle branes. In effetti, il concetto di braneworld è ancora piuttosto vago e confuso. Nessuno può affermare con sicurezza quante ulteriori dimensioni possano essere determinanti, sebbene le attuali teorie suggeriscano che non potrebbero essercene più di sette. Anche la grandezza esatta delle dimensioni nascoste dipenderebbe da quante ve ne siano. Il Dott. Kolb, pur affascinato, si dichiara scettico: "Siamo disponibili, ma si tratta di un tiro alla cieca...". Eppure, secondo Lykken, "Anche se una nuova idea si rivela errata, il fatto che non siamo stati capaci di concepirla fino ad ora dimostra che la vera nuova fisica può rivelarsi estremamente diversa da quel che ci aspettiamo e per cui stiamo lavorando".

FERMARE IL TEMPO

Trenta anni fa le congetture relative a come le ipotetiche astronavi aliene attraversassero i grandi spazi cosmici sembravano fantasiose congetture da far invidia al più geniale Giulio Verne. da molti anni invece i fisici sembrano diventati più possibilisti riguardo i presupposti fisico-matematici che rendono plausibile attraversare il tempo e lo spazio: oggi essi discutono, quasi alla Star Trek, di tunnel spaziotemporali, wormholes, iperspazio e universi paralleli. Schema di wormholes, zone diverse dello spazio-tempo che collabiscono funzionando da vere e proprie scorciatoie. Sono presupposti dalle più moderne vedute della fisica moderna: attraverso i wormholes due aree distanti anche anni luce sono percorribili istantaneamente. Vari ufologi hanno prospettato che gli Ufo non provengano da pianeti più o meno distanti ma percorrano queste strutture dinamiche apparendo e sparendo subitaneamente. La possibilita' che un'astronave possa lasciare il proprio pianeta sfidando le leggi di Einstein ed in particolare la contrazione del tempo non e' piu' molto fantascientifica. , A tale proposito sembra molto affascinante la considerazione di come all'interno delle scorciatoie temporali il tempo scorra lentamente e, all'esterno, molto velocemente. A tal proposito gli UFO di Crosia e Mount Rainier mostrano una sorta di 'buco nero al centro. Altri UFO presentano fasce scure attorno al centro dell'oggetto o veri e propri buchi neri al centro dell'asse di simmetria. La presenza di queste zone puo' essere messa in relazione ad alcuni effetti di natura elettromagnetica che questi stessi oggetti producono sulle radiazioni che li colpiscono. Infatti sono noti casi in cui questi oggetti emettono fasci di luce (definiti dagli addetti ai lavori "luce solida") che non si propagano in linea retta ma "curvano" nello spazio. Tale effetto e' proprio non solo di fasci luminosi che escono da tali oggetti (luci di torce elettriche, fasci di luce di lampade di automobili eccetera). Non risulta tanto differente il risultato con un fascio di raggi X o radar inviati contro l'UFO; questi non tornano quasi mai indietro a segnalare la presenza dell'oggetto ma vengono o inghiottiti o evidentemente deviati dall'oggetto stesso. Un'ipotesi di notevole rilievo e' stata avanzata dal chimico Corrado Malanga dell'Universita' di Pisa sulle pagine della prestigiosa rivista Notiziario UFO (n. 112). "Dall'osservazione di quasi tutte le foto scattate sugli UFO - ha scritto Malanga - non dichiarate false dagli esperti, si evince un particolare. La ricostruzione fatta con il calcolatore rispetta fedelmente la teoria delle luci e delle ombre; che pero' non vengono rispettate, a quanto pare, nelle immagini fotografiche in nostro possesso. In parole povere, esistono sensibili differenze tra la ricostruzione al computer e l'immagine fotografica: infatti mentre ci sono in questi oggetti parti molto luminose, dovute verosimilmente a emissioni di energia nello spettro visibile, esistono alcune zone scure non solo nella parte che dovrebbe essere in ombra ma anche nella parte illuminata dal sole o dalle luci circostanti". Effetti dello stesso tipo sono riscontrabili sulle onde radio e sulla corrente elettrica (cioe' su un campo elettromagnetico) in vicinanza di questi UFO (le radio si spengono, la luce si abbassa, le automobili si fermano). Ancora un tale effetto e' riscontrabile sugli orologi dei testimoni che si sono avvicinati troppo a tali oggetti. Vicino a loro il tempo scorre più' lentamente! Numerosi sono gli esempi in cui la grandezza tempo è stata alterata come nel caso dell'aereo di linea americano avvicinato in volo da un UFO e scomparso per cinque minuti dal controllo radar di terra. All'arrivo i passeggeri avevano l'orologio indietro di cinque minuti rispetto all'ora ufficiale di volo. Nelle abduction gli addotti (i rapiti) raccontavano di aver trascorso solo poche ore in volo mentre sulla Terra erano passati dei giorni (gap temporale). Un altro effetto molto particolare che sembra giustificato e supportato dalle moderne vedute della fisica è la modalità di accelerazione, degli UFO: essa assume valori infiniti per archi di spazio brevi. Quando questi oggetti accelerano, passano da una velocita' ad un'altra di scatto, senza passare attraverso valori intermedi: in parole povere in modo "quantizzato", come direbbero i fisici atomici. Ecco come la fisica conforta la possibile lettura dei fenomeni elettromagnetici che sembrano accompagnare i fenomeni UFO: un oggetto volante si muoverebbe come un elettrone. Quando viene eccitato puo' passare in un secondo orbitale atomico. La risposta che le funzioni matematiche danno e' univoca: l'elettrone e' scomparso da qui per passare la' in un altro livello! Infatti non e' possibile trovare l'elettrone in una zona di spazio intermedia; per la meccanica quantistica infatti tutto e' quantizzato cioe' espresso da pacchetti di energia indivisibili. Questi quanti di energia consentirebbero all'elettrone di trovarsi solo in certe aree energetiche e non in altre poichè, appunto, la distribuzione dell'energia non è continua ma discontinua .L'accelerazione degli elettroni quindi sarebbe quasi infinita...come quella degli UFO. Il moto degli UFO sarebbe dunque quantizzato ed esprimibile con leggi fisiche simili alle equazioni di Schroedinger. Il buco nero, gli elettroni e gli UFO hanno un punto in comune. Tutti e tre ruotano attorno ad un asse. La teoria degli spazi curvi ci dice come un buco nero attrae tutte le radiazioni, proprio come un UFO che puo', in linea di principio, aprire un varco, un buco, nel continuum spaziotemporale permettendo l'acceso a un'altra lontana zona di spazio. Percorrere distanze di centinaia o migliaia di anni luce sarebbe quindi possibile utilizzando le scorciatoie come entrare in un buco nero, opportunamente orientato, e passare dall'altra parte in un solo attimo, utilizzando questo sentiero privilegiato Il risultato finale sarebbe che volando a una velocita' di gran lunga inferiore a quella della luce si percorrono spazi enormi. Invece di aumentare la velocita' che non puo' andare oltre il limite fisico della luce (e anche su questo si potrebbe discutere...) si può contrarre lo spazio. L'UFO deve percio' ruotare sul suo asse, come l'elettrone, e deve creare un campo gravitazionale o qualcosa di simile in grado di fare un buco fisico nello spaziotempo..." . Fantasia? Assolutamente no, soltanto acquisizioni teoriche che richiedono tempo per confermarsi, nel frattempo, forse nello spazio, oggetti volanti, fanno la spola tra il loro pianeta e la Terra impiegando un battito di ciglia...

PERCHE' SI NASCONDONO?

Se c'è una domanda che viene posta sistematicamente agli ufologi è il motivo per cui gli extraterrestri non si manifestano in modo esplicito agli occhi del mondo. L'unica acquisizione certa è che gli ipotetici passeggeri dei veicoli spaziali fanno di tutto per evitare un contatto pubblico e definitivo. Perche' avverrebbe questo? Si e' ipotizzato il cosiddetto shock culturale: gli alieni non vogliono creare un trauma troppo violento mostrandosi pubblicamente, e quindi adottino una tecnica 'colpisci e fuggi' per abituarci gradatamente al loro passaggio. Margareth Mead, antropologa americana, studiosa delle civilta' primitive dice: "Gli schedari antropologici contengono numerosi esempi di societa', sicure nel loro posto nell'universo, che si sono disintegrate quando hanno dovuto associarsi con societa' che prima ignoravano, abbracciando idee differenti e diversi modi di vita; le civilta' sopravvissute a questa esperienza normalmente ne hanno pagato il prezzo sacrificando valori, atteggiamenti e comportamenti validi fino allora...". Guardando ad alcune antiche civiltà come l'egizia, l'inca, e l'indiana e agli ipotetici "contatti" nel passato remoto con entità spaziali, l'ipotesi della Mead sarebbe confermata in pieno: al confronto con i visitatori dalle stelle i membri dei gruppi etnici sopra citati si sono immobilizzati, hanno cessato qualsiasi forma di ricerca scientifica per abbandonarsi alla spiritualita' ed al fideismo fino alla più passiva arrestando o addirittura rallentando la propria evoluzione storica. Secondo l'ufologo-sociologo italiano Roberto Pinotti, in queste società contattate si verificherebbe un'anomia, ovvero una perdita di valori e sicurezze che metterebbero in crisi la societa' (o quanto meno le istituzioni politiche, religiose e militari). In seconda istanza con l'intensificarsi del fenomeno dei rapimenti e delle mutilazioni animali si fa più forte nell'ambiente ufologico la convinzione che tali esseri Si potrebbero poi proporre anche altre spiegazioni. Che cosa hanno di effettivamente interessante, per una civilta' piu' evoluta, gli abitanti di questo pianeta? Ben poco da offrire, diremmo. A meno che eventuali visitatori spaziali siano interessati alla nostra psiche o al nostro corpo per compiere esperimenti. In tal caso, se l'uomo fosse considerato semplicemente una cavia da laboratorio su cui sperimentare a piacimento, e' ovvio che simili test verrebbero condotti in gran segreto, senza mettersi troppo in evidenza. Di diverso parere i contattisti, che considerano gli alieni 'Maestri cosmici' cioè guide spirituali che non appaiono a tutti non traumatizzarci e perchè selezionerebbero solo le persone spiritualmente più elevate attraverso le quali comunicare al resto dell'umanità messaggi sull'ecologia, la morale, il progetto cosmico di fratellanza. Sia come sia, il vero motivo per cui gli alieni non si mostrano e' ben lungi dall'essere chiarito. Resta solo la certezza ch'essi, gli alieni, non si vogliono mostrare in modo esplicito all'umanità.

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4月26日

LA TEORIA UFFICIALE SULLE PIRAMIDI

Secondo la teoria ufficiale il mistero delle Piramidi e della Sfinge è facilmente spiegabie. La Piramide di Cheope, che è quella che maggiormente raccoglie gli studi e le fantasie dei molteplici ricercatori, è sicuramente stata costruita dal Faraone Cheope poichè, al suo interno, è stato rinvenuto il suo nome in corsivo. La scoperta fu fatta da Howard-Vyse nel 1837. Dopo aver esaminato una crepa nella sala di Davison insieme all'ingegnere John Perring, decisero di aprirsi un varco nella speranza di scoprire una nuova sala. Fu provocata una piccola esplosione che permise di allargare la crepa in modo da creare un passaggio abbastanza largo. Fu lo stesso Howard-Vyse ad attraversarlo per primo giungendo in una nuova sala purtroppo vuota. La sala fu denominata sala di Wellington. Furono rinvenute delle scritte su un muro tra cui un cartiglio di forma allungata con il nome di un Faraone. Si pensò che siccome questa camera era assolutamente identica a quella sottostante sarebbe stato possibile ritrovarne altre superiori. Furono necessari altri 4 mesi e mezzo di lavoro e altre esplosioni per scoprirne altre 3, una sopra l'altra. L'ultima fu chiamata sala di Campbell ed aveva il soffitto inclinato come quello di una casa. In tutte le sale furono ritrovati dei segni sulle pareti e, nella Camera di Campbell e in un'altra, dei cartigli con dei nomi. I cartigli vennero inviati al British Museum dove furono letti da un esperto di geroglifici come Samuel Birch che evidenziò il nome di Khufu (Cheope). Fu quindi possibile attribuire la Grande Piramide a Cheope. Cheope certamente visse intorno al 2500 a.C. come dimostrano la lista dei re di Manetone del III secolo a.C., la pietra di Palermo del 2400 a.C., la lista dei re del Nuovo Regno del 1500 a.C. ed altri documenti per cui si può affermare che la Grande Piramide fu costruita verso il 2500 a.C. Attorno ad essa furono ritrovate molte tombe private tra cui quella di Emiunu, figlio di Cheope, contenenti le iscrizioni del nome del proprietario in corsivo. Viene calcolato che la costruzione della Piramide di Cheope fu completata in una trentina d'anni. La piana di Giza era l'unico luogo adatto a sostenero il peso di una tale costruzione per cui la scelta del luogo fu obbligata. L'orientamento della Piramide fu stabilito da sacerdoti che tramite un'attrezzatura molto semplice ma efficace (il "merkhet", un'asta con una fenditura in cima per osservare le stelle, un'altra asta con un filo a piombo per tenere diritta la prima ed piano di riferimento a terra con indicati i 360º) riuscirono a posizionarla con un errore di 2'' rispetto al nord. Il cantiere aveva un'organizzazione molto complessa che prevedeva un capo dei lavori, dei sovraintendenti ai 4 lati della Piramide, architetti, scribi, capisquadra, operai specializzati (falegnami, artigiani, levigatori, ecc.) e operai comuni la cui vita media era di 35 anni circa. Le pietre utilizzate erano di 2 tipi: una grigia e grezza per le fondamenta e l'altra bianca e compatta per i rivestimenti. Mentre la prima veniva estratta da cave vicine a quella che sarà poi la Sfinge, quest'ultima proveniva via nave da cave lontane centinaia di chilometri. Le cave della piana di Giza, grazie alla conformazione del terreno a strati (era formato da strati di roccia separati da uno strato argilloso spesso da 20cm fino a 1m), permettavano l'estrazione di interi blocchi già scolpiti e pronti per essere immessi nella costruzione. Più complessa era l'estrazione del calcare bianco. Esso si trovava sottoterra fino a profondità di decine di metri. I blocchi estratti pesavano anche 3 tonnellate per cui gli operai dovevano sollevare questi blocchi da decine di metri di profondità e caricarli sulle navi che li avrebbero trasportati a Giza dove sarebbero stati scaricati e messi nella Piramide. Le tecniche di costruzione più accreditate sono tre: una rampa unica che permetteva di trasportare i blocchi dal primo piano fino in cima, una serie di 4 rampe (una per lato) e una rampa a spirale che avvolgeva la Piramide stessa. Per quanto riguarda quasi tutte le piramidi ritrovate (circa 50) le tre tecniche furono utilizzate insieme o alternate, ma per la Piramide di Cheope le prime due appaiono impraticabili. La Grande Piramide raggiunge quasi 150 metri di altezza e ciò significherebbe che i piani inclinati, o rampe, avrebbero dovuto raggiungere una lunghezza compresa tra 1.5 e 3.5Km e una larghezza tra 8 e 15 metri per mantenere una inclinazione sufficente a trasportare i blocchi. La rampa a spirale, indicata dal direttore della piana di Giza Zaki Hawass, rimane dunque la soluzione più probabile per la costruzione della Grande Piramide. Essa doveva essere composta da una serie di 16 rampe che avrebbero raggiunto l'altezza di 120m. A questo punto si creava uno spiazzo neccessario ad ultimare il lavoro. Gli Atlantidi emigrarono in Egitto? Atlantide e' probabilmente il "mistero" che piu' ha stimolato la fantasia di appassionati, scrittori e ricercatori. Tutto parte da un brano del filosofo Platone tratto dai "Dialoghi" Timeo e Crizia, scritti intorno al 340 a.C., che cosi' recita: "Al di là di quello stretto di mare chiamato le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (...). In quell'isola chiamata Atlantide v' era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia". Il brano viene riferito da Crizia, parente di Platone e si riferisce ad un episodio avvenuto nel 590 a.C. durante la visita del legislatore Solone a Sais, capitale amministrativa dell'Egitto. Il tentativo di Solone di impressionare i sacerdoti di Iside con le antiche tradizioni greche fallisce in quanto gli Egizi erano a conoscenza di un popolo vissuto molto tempo prima , sul quale possedevano molta documentazione scritta e la cui civilta' era stata distrutta 9000 anni addietro da un cataclisma. Viene fatta anche un'ampia descrizione del territorio sul quale questo popolo, gli Atlantidei, viveva, e cioe' un'isola grande piu' o meno 540x360 Km, circondata su tre lati da montagne e aperta a sud sul mare. Al centro dell'isola si trova una pianura con una montagna nel mezzo. Inoltre la pianura e' irrigata artificialmente ed e' quindi molto fertile. Atlantide, la capitale, sorge nel meridione ed e' circondata da mura che hanno una circonferenza di 71 Km c.a., seguite da altre cerchia di acqua e terra a difendere la citta' vera e propria che aveva un diametro di 5 Km c.a. Il clima è temperato, in quanto tra gli animali presenti vi erano gli elefanti. Questa affascinante teoria ha preso piede negli ultimi anni grazie agli studi condotti da John Anthony West. Egli sostiene che la Sfinge, le Piramidi di Giza ed altri templi egizi siano stati costruiti intorno al 10500 a.C. da una civiltà molto avanzata. Secondo West il corpo della Sfinge, chiaramente più eroso del resto, fu eroso dall'acqua. Gli studi fatti da vari geologi in Egitto dimostrano come il Sahara un tempo fosse ricco di vegetazione e contraddistinto da numerose piogge. Erodoto citò come gli Egizi, vista la malvagità di Cheope e Chefren, preferivano chiamare le Piramidi come di Filitis, un pastore che pascolava i suoi animali in quella zona. Ciò fa pensare che quindi ci fosse una ricca vegetazione. Alcuni studiosi, tra cui Henry Lhote, sostengono che il Sahara era una grande pianura verdeggiante fino al 2500 a.C. Occorre notare, come è dimostrato, che la Sfinge è composta dallo stesso materiale delle tombe circostanti che però non hanno subito lo stesso tipo di deterioramento. Nella piana di Giza, oltre alla Sfinge, esistono anche due templi che presentano le stesse caratteristiche. Sono formati da blocchi pesanti fino a 200 tonnellate. Al giorno d'oggi, con le moderne gru, si avrebbero ancora grandi difficoltà a sollevare pietre così pesanti. A supportare queste ipotesi fu Flinders Petrie che nel 1893 riportò alla luce il villaggio di Naqada a 300 miglia a sud del Cairo. Furono ritrovati vasi, stoviglie ed altri oggetti la cui perfezione di lavorazione lasciavano presupporre l'uso di tecniche molto sofisticate. Oggetti dello stesso tipo furono ritrovati anche sotto la Piramide a gradoni di Zoser a Saqqara (più di 30000 esemplari) ed in altre zone. Il collo dei vasi era così sottile da impedire il passaggio di una mano e, a volte, erano più stretti di un dito. Venne persino ritrovata una roccia di quarzo attraversata da un foro fatto artificialmente. Christopher P.Dunn concluse che solo seguendo il principio dei moderni martelli pneumatici di potevano ottenere risultati di questo tipo. Al termine dei propri studi Dunn affermò che gli Egizi avrebbero utilizzato una specie di trapano ad ultrasuoni. Thomas L.Dobecky, il geofisico che collaborò con West, grazie all'utilizzo delle vibrazioni scoprì sotto la Sfinge l'esistenza di una o più camere sotterranee. Nell'ottobre del 1984 fu scoperto un passaggio segreto che portava sotto il corpo della Sfinge, ma furono negate le autorizzazioni necessarie. Dobecky fece anche un'altra importante scoperta: la parte anteriore doveva essere di migliaia di anni più antica della parte posteriore, il che significa che anche se si ammettesse che la parte posteriore appartenga all'epoca di Chefren, bisogna riconoscere che la parte anteriore avrebbe almeno al doppio degli anni. Durante un convegno alla Geological Society of America, al quale parteciparono circa 300 geologi, nessuno riuscì ad obiettare queste ipotesi che anzi furono sostenute. Tra le zampe della Sfinge fu ritrovata una stele eretta da Thutmosi IV, che salì al trono circa nel 1425 a.C., per commemorare il restauro della Sfinge. Tra le iscrizioni appare anche il nome di Chefren, ma alcune iscrizioni sono purtroppo illeggibili. Questo è la prova per cui la Sfinge viene attribuita a Chefren. Supponendo che realmente la Sfinge fosse stata edificata da Chefren, avrebbe dovuto subire un'erosione di circa 30cm ogni 100 anni per necessitare di un restauro 350 anni dopo e questo significherebbe che la Sfinge sarebbe dovuta sparire almeno 500 anni fa. Un fiero oppositore sostenne che i restauri ai fianchi erano tipici dell'Antico Regno, ma per qualche strana ragione, furono fatti durante il Nuovo Regno dando così involontariamente un avvallo alla teoria di West. Robert Schoch notò come alcune tombe fatte da mattoni di fango ritrovate vicino alla Piramide di Saqqara non presentano la stessa quantità di erosione sebbene si trovino a circa 15Km dalla Sfinge e siano composti da materiale molto meno resistente. Nel 1912 il prof. Naville, dopo i tentativi di Petrie, riuscì a riportare alla luce un tempio al di sotto del tempio di Seti I. Come i Templi della Sfinge non presentava nessuna decorazione ed evidenziava lo stesso stile di costruzione. Un'altra prova a sostegno di questa teoria la fornì Auguste Mariette che ritrovò una stele tra le rovine del tempio di Iside, vicino alla Grande Piramide. Sulla stele, diventata nota come Stele d'inventario, e riportava la dichiarazione che la Grande Piramide fu eretta da Cheope per commemorare alla ristrutturazione del tempio di Iside, signora delle piramidi, vicino al tempio della Sfinge. I geroglifici risalivano chiaramente al 1000 a.C. circa cioè a 1500 anni dopo Cheope. Ciò dimostra come al tempo di Cheope esisteva già la Sfinge, il tempio di Iside e almeno una piramide. Le prove portate da Howard-Vyse sull'origine della Grande Piramide (le iscrizioni trovate nella Camera di Campbell) sono anch'esse dubbie. Howard-Vyse, durante la sua spedizione, si vide impegnato a lavorare con collaboratori scomodi come Giovanni Battista Caviglia. Gli scavi portarono alla scoperte di altre 4 stanze che riportavano iscrizioni su tutte le pareti, ma mai su quelle fatte esplodere da Vyse. I cartigli esaminati da Samuel Birch evidenziarono che, in uno di questi era scritto il nome di Cheope anche se, lo stesso Birch, ammise che alcuni dettagli lo lasciavano perplesso. Innanzitutto molte di queste iscrizioni erano rovesciate, poi notò che alcuni simboli erano caratteristici di epoche successive a Cheope per concludere col dire che.molti geroglifici erano sconosciuti oppure tracciati da mani inesperte che li rendevano irriconoscibili. Il fatto più sorprendente, però, è che venivano menzionati i nomi di due faraoni, Khufu (Cheope) e Khnem-Khuf. Lo scrittore Zechariah Sitchin diede una spiegazione a questo mistero. Sitchin fece innanzitutto notare come i segni furono ritrovati solo nelle camere scoperte da Vyse dopo che aveva licenziato sia Caviglia che il capo-operaio. Secondo Sitchin lo scarso interesse che suscitavano le scoperte di Vyse, indussero lui ed il suo collaboratore Hill, a disegnare quei segni. La conoscenza dei geroglifici era ancora sommaria e ciò causò l'errore. John Wilkinson, a quel tempo, uno dei maggiori studiosi di geroglifici scrisse alcuni testi sulla loro interpretazione. Howard-Vyse e Hill si basarono sui testi di Wilkinson per scrivere il nome di Khufu, ma poi si videro corretti a correggere la loro iscrizione perchè nel frattempo Wilkinson corresse la sua interpretazione del nome di Khufu. Successivamente, Wilkinson tornò sui suoi passi affermando che la correzione da lui riportata era inesatta. Una brutta sorpresa per Vyse e Hill che ormai non potevano più cancellare ciò che avevano scritto (Raufu anzichè Khufu)

LE PIRAMIDI

La scoperta che l'allineamento delle tre piramidi di Giza riproduce esattamente quello che presentavano nel cielo d'Egitto le tre stelle della Cintura d'Orione diecimila anni fa, ha rafforzato di recente le idee di quei tanti divulgatori di una archeologia eretica che da tempo vanno sostenendo una tesi finora rigettata dalla cultura accademica: quella cioè che, anteriormente alle civiltà storicamente accertate, le cui prime testimonianze risalgono al quarto millennnio a.C, sulla Terra vi sia stata una civiltà scomparsa, in grado di realizzare monumenti di grande imponenza e in possesso di una cultura molto evoluta. Questa civiltà si sarebbe estinta in seguito ad eventi che non conosciamo, probabilmente un mutamento climatico, ma alcune sue grandi testimonianze ancora rimangono, e soprattutto tracce della sua cultura sono individuabili nel sapere della società evolutesi nei millenni successivi, quelle su cui non mancano documenti archeologici e storici. La civiltà che costruì le tre grandi piramidi di Giza le lasciò praticamente in eredità alle culture (provenienti, pare, dagli altopiani etiopici) che in seguito si installarono nella valle del Nilo. Un' eredità che comprendeva anche la scrittura geroglifica, la geometria, l'aritmetica, l'agricoltura e diverse tecnologie che oggi ci sembrano semplici ma che, di fatto, sono quelle che hanno dato l'avvio all'organizzazione sociale moderna. la ridefinizione della cronologia di molti monumenti ha portato sorprese notevoli. la Sfinge, contigua alle piramidi, è di poco posteriore: cioè è di almeno cinquemila anni più antica di quanto non si sia creduto finora. Lo proverebbero, fra l'altro, i segni di erosione dovuti alla pioggia sul suo materiale, che non si spiegherebbero se non ipotizzandone l'esposizione al clima, molto più umido di oggi, dalla valle del Nilo diecimila anni or sono. Contemporanea alla Sfinge, cioè risalente ad ottomila anni prima di Cristo, è la misteriosa città fortificata i cui resti sono stati trovati nella piana di Gerico. Alla medesima epoca risalirebbe la realizzazione, in Inghilterra, del tempio di Stonehenge, che è stato dimostrato essere in realtà un vero e proprio osservatorio astronomico, la cui realizzazione richiedeva le conoscenze avanzate sul moto dei pianeti e notevoli capacità matematiche. In definitiva secondo i divulgatori della archeologia eretica questi monumenti, ed altri, sarebbero i resti di una civiltà umana arcaica, che si era estesa su tutto il globo grazie a notevoli conoscenze di nautica (le famose carte di Piri Reis, che descrivono le coste dell'Antartide coperte dai ghiacci , ne sarebbero una testimonianza) e che circa ottomila anni or sono si sarebbe estinta per dar luogo, due millenni dopo, alle prime culture storiche. L'idea che la Grande Piramide sia stata costruita intorno al 2550 a.C. come tomba per il faraone Cheope, già messa in dubbio da considerazione geologiche, sarebbero ormai smentita dalla scoperta non soltanto del suo allineamento, insieme con le piramidi minori, con le stelle di Orione così com'erano visibili in epoca molto più antica, ma anche dal fatto che le strette gallerie che perforano la massa, e che arano considerate semplici condotti d'areazione, in realtà puntavano anch'esse, undicimila anni fa, verso stelle particolari. Tutta l'architettura delle piramidi, insomma, sembra coerente con una situazione astronomica che riporta a epoche assai più remote di quelle registrate dalla storiografia ortodossa. Ma se le piramidi non erano tombe (a questo uso sarebbero state adibite posteriormente dagli egizi, che la trovarono già costruite), perchè vennero erette? Zacharia Sitchin, l'autore del notevole saggio Il dodicesimo pianeta, uno dei più noti fautori della nuova cronologia della razza umana, ha fatto notare le relazioni geografiche che legherebbero le piramidi alla celebre terrazza di Baalbek in Libano: una piattaforma di pietra così immensa e pesante che non si capisce come sia stato possibile costruirla e sopratutto spostarne i blocchi con l' aiuto di tecnologie fondate semplicemente sul lavoro muscolare. A suo giudizio, le piramidi avevano la funzione di torri di controllo per guidare veivoli destinati ad atterrare sulle piattaforme di pietra. E' un' ipotesi difficile da accettare, non soltanto per implicazioni (chi guidava le astronavi preistoriche?), ma soprattutto per la considerazione che la struttura interna delle piramidi appare troppo complessa per poter pensare che i monumenti potessero avere semplicemente la funzione di segnali visibili dall'alto. L'inglese Alan F. Altford avanza un' ipotesi più articolata. A suo giudizio, le piramidi erano immense celle a combustibile destinate a fornire energia alla civiltà umana globale che occupava la Terra undicimila anni fa alla scomposizione dell'acqua nei suoi costituenti, idrogeno e ossigeno. Esaminando la complessa struttura della Grande Piramide, Altford pensa che la cosiddetta Camera della Regina, alta circa quattro metri e mezzo, fosse l' alloggiamento nel quale un tempo era ospitata la cella energetica vera e propria, nella qual avveniva la separazione dei due gas, i quali erano poi convogliati separatamente nell' altro ambiente ricavato all' interno del monumento, la Camera del Re. Li', entro un sacello di granito misurante tre metri per uno e mezzo circa (il Sarcofago) avveniva la combustione controllata dell'idrogeno. la strana conformazione aveva la funzione di ospitare una valvola o sistema di filtraggio. Al di sopra della Camera del Re si trovano le pietre più grandi e massicce di tutta la piramide: cinque lastroni di granito sovrapposti, ciascuno pesante più di 70 tonnellate. Gli archeologi non sono riusciti a individuare una funzione per questa imponente struttura. Secondo Alford si tratta di un dispositivo di raffreddamento, una specie di radiatore, posto al di sopra di quella che doveva essere una vera e propria camera di combustione. Il fatto che i lastroni siano levigati nella parte inferiore e grezzi in quella superiore aiuterebbe la dispersione del calore. Ma non era soltanto questa la funzione della Piramide. Altford fa notare la significativa conformazione della Grande Galleria, lungo la quale si allineano 27 nicchie oggi vuote. Da una serie di segni ancora riscontrabili, si deduce che esse contenevano oggetti di natura ignota, da tempo portati via. Questi oggetti dovevano avere una funzione di qualche genere: Altford ipotizza che fossero cristalli risuonanti a diverse frequenze, che dovevano essere impiegati per un qualche sistema di comunicazione. L'idea è stata portata avanti anche dall' americano Tony Smith. La Grande Piramide, è fatta essenzialmente di due materiali, calcare e granito. Il calcare è composto di carbonati di calcio e magnesio. Il carbonato di calcio (calcite) è elettromagneticamente anisotropo, cioè la velocità delle onde elettromagnetiche che non attraversano un cristallo dipende dalla loro direzione. può anche essere triboluminiscente, vale a dire che emette un chiarore se subisce qualche sollecitazione meccanica. Questo secondo Smith significa che potrebbe essere impiegato per controllare le radiazioni elettromagnetiche, modulate poi grazie a qualche meccanismi fisico. Il granito- l'altro materiale usato, è composto in gran parte di quarzo, che è piezoelettrico: quando vibra, per esempio in seguito a una percossa, muta la distribuzione delle cariche elettriche. la grande struttura composta con i due materiali sarebbe cioè un vero e proprio strumento, un immenso ricevitore/trasmettitore per l'invio e la ricezione di onde elettromagnetiche modulate. In definitiva, una specie di radio. in una zona del monumento chiamata Anticamera, posta subito davanti alla Camera del Re c'è una struttura di difficile interpretazione. E' un ambiente lungo circa due metri e mezzo e largo uno, con cinque scalinature verticali sulle pareti contrapposte. Lungo le prime due coppie di scalinature possono salire o scendere due lastre di granito alte due metri. le lastre possono essere fatte scorrere in alto e in basso e, volendo, potrebbero essere sfilate coppie di scanalature. Di fatto, sembrano funzionare come dighe mobili per trasformare l'ambiente in un bacino di raccolta di quantità diverse di un liquido di qualche genere. Secondo Smith, è uno dei meccanismi che venivano impiegati per sintonizzare il sistema, in modo che potesse ricevere e trasmettere segnali particolari. Queste congetture-ovviamente tutt'altro che verificate - presuppongono, come già accennato, l'esistenza di una Civiltà Umana Globale oggi estinta, che avrebbe popolato la terra raggiungendo un elevato sviluppo culturale prima della nascita delle civiltà conosciute. La riscrittura della storia umana parte dal presupposto che questa civiltà abbia cominciato a svilupparsi circa dodicimila anni fa, quando la supernova della vela, divenendo visibile sulla terra, in qualche modo stimolò l'intelletto umano, apparendo un segno dei cieli. In quel periodo finì l'ultima grande glaciazione della Terra e cominciò l'Olocene, ovvero l'era del clima più temperato e del ritirarsi dei ghiacci. con lo sciogliersi dei ghiacciai, il livello dei mari si alzò di 35 metri, fino a quello attuale, un processo che durò quattromila anni. per altri mille anni vi furono grandi laghi nelle zone oggi desertiche dell'Africa, dell'Arabia e dell'India. Il clima era più umido e caldo di oggi. Fra gli 11mila e i 9mila anni fa, le popolazioni del neolitico scoprirono l'agricoltura e i metalli, imparando a comunicare in modo complesso e misero a punto forme di scrittura, formando la Civiltà Umana Globale, che era fornita di u linguaggio comune. Gli uomini si stabilirono soprattutto nelle vallate di grandi fiumi (il Nilo, la Mesopotamia fra il Tigri e l'Eufrate, l'Indo-Gange, il Fiume-giallo), dove clima e piovosità assicuravano raccolti stabili. Svilupparono prima la navigazione fluviale, quindi la estesero anche ai mari ed oceani, popolando tutta la Terra. In Egitto, fu l'epoca in cui vennero costruite le piramidi di Giza e la Sfinge, ed anche in Cina sorse una cultura che eresse grandi piramidi. Seimila anni or sono, probabilmente ad un mutamento di clima, la Civiltà globale si spezzò frammentandosi in diversi bacini culturali raccolti attorno ai fiumi originari. Buona parte delle conquiste si persero. Parte delle tecniche agricole, necessarie a coltivare il cibo, si mantennero, ma la metallurgia venne dimenticata, e gli unici metalli d'uso più o meno corrente furono l'oro, il rame nativo, l'argento e il ferro di origine meteorica. Si perse anche l'aritmetica, se non nelle forma più elementare, anche se tracce ne rimasero in pratiche come la divinazione cinese basata sugli esagrammi. Le forme evolute di comunicazione furono anch'esse dimenticate. La scrittura geroglifica e egizia era probabilmente un relitto della scrittura in uso presso la Civiltà Globale, dato che le forme più antiche di geroglifici, risalenti a 5mila anni fa, sembrano già compiutamente sviluppate. la lingua comune si suddivise anch'essa in idiomi regionali, come il cinese, il Sumero, il Sindhu. In alcune regioni rimaste isolate, tuttavia, si preservarono idiomi più vicini a quello originario, come il basco dei Pirenei, il ge'ez in Abissinia, l'omero nell'America. Il crollo definitivo delle civiltà Globale coincide con l'inizio della civiltà storica in diversi calendari. per i Veda segna il principio del Kali-yuga, l'età oscura, che si è aperto circa cinquemila anni or sono, nel 3102 a.C. molto vicine sino le date assegnate come inizio dei tempi nei calendari Maya (il grande ciclo è incominciato nel 3114 a.C.), e cinese (l'anno 4695 si è aperto l'8 febbraio 1997). Per gli ebrei, l'anno 5757 è cominciato il 13 settembre 1996.
FONTE: i misteri
4月25日

RENNES LE CHATEAU

Rennes le Chateau è un paesino dell’Aude, nei Pirenei francesi. Al suo centro, una chiesa di campagna che poco più di un secolo fa stava cadendo a pezzi. Il parroco che decise di restaurarla si chiamava François-Bérenger Saunière: quella decisione, che cambiò la vita di molte persone, a cominciare dalla sua, ha dato il via ad uno dei più complessi e impenetrabili misteri della Storia di tutti i tempi. I quasi 200 abitanti che la abitano, convivono con una folla di domande… la prima delle quali non può essere che questa: E’ davvero possibile che in un solo luogo si concentrino, secolo dopo secolo, così tanti enigmi? Cosa lega questo piccolo paesino francese alla passione di Gesù? Perché questo luogo era così importante per i romani e i visigoti, per i templari e i catari, per Nicolas Poussin, un grande pittore del ‘600 e per il fratello dell’Imperatore d’Austria? Perché artisti e uomini potenti nell’ultimo secolo hanno voluto visitare Rennes le Chateau? Perché nella Chiesa ristrutturata da Saunière ci sono geroglifici che rimandano ai misteri d’Egitto e le iniziali dei nomi dei santi raffigurati nelle statue formano il nome GRAAL? Perché la perpetua ed erede di Berengére, Marie Dénardaud diceva che “La gente che vive qui cammina sull’oro e non lo sa”? Perché sulla porta d’entrata della Chiesa dedicata a Maria Maddalena – un fatto che come vedremo non è casuale - François-Bérenger Saunière fece scrivere, in latino, “Questo è un luogo terribile»? Quando nel 1885 Saunière arriva a Rennes le Chateau ha una montagna di problemi da affrontare. Il povero parroco si trova a dover far i conti con forti ristrettezze economiche e con una chiesa nel centro del Paese che cade letteralmente a pezzi. Nonostante tutto si dà da fare e, poco alla volta, riesce a dare il via ai lavori. Prima molto faticosamente poi, d’un tratto, la situazione cambia. E cambia un giorno preciso. Dopo quasi 7 anni di ristrettezze, Sauniere appunta nel suo diario “Oggi ho trovato un tesoro!” E’ probabilmente quello il giorno in cui Saunière, spostando l’altare della Chiesa – che all’epoca era attaccato al muro perché l’officiante, al contrario di oggi, dava le spalle ai fedeli – trovò quattro antiche pergamene nell’incavo di una colonnina di sostegno. Due di quelle pergamene risalivano pare al Medioevo mentre altre due erano state scritte da un predecessore di Sauniere, l’abate Antoine Bigou, che aveva retto in precedenza la parrocchia di Rennes. Sauniére porta questi documenti dal suo vescovo, nella vicina Carcassonne, e da questi viene autorizzato ad andare a Parigi. Per fare cosa? Non è ben chiaro: probabilmente per far consultare le pergamene a qualche esperto ma anche per fare qualche verifica personale. Infatti, sicuramente, oltre a frequentare alcuni circoli esoterici a Parigi, Berengere si dà anche alla bella vita e passa molte ore al Louvre, e precisamente nelle sale dove sono conservati i quadri di un grande pittore manierista del Seicento: Nicolas Poussin. Tra i quadri di Poussin uno in particolare interessava Saunière: “Pastori d’Arcadia”, una tela realizzata nel 1640, dove è raffigurato un antico sarcofago con l’iscrizione “Et in Arcadia Ego”. Molti sostengono che il sarcofago e il paesaggio circostante ricordassero uno scenario davvero esistente nei dintorni di Rennes le Chateau anche se non risulta che Poussin (un pittore molto noto e molto studiato) sia mai andato da quelle parti. E di quel quadro, come di altri, Berengére si procurerà una copia. Curiosamente, tra i quadri che d’improvviso cominciarono a interessarlo c’era anche un ritratto di un papa speciale: Celestino V, un papa che non andò mai a Roma e che visse e morì a L’Aquila. Celestino, tra le altre cose, era il predecessore di quel Bonifacio VIII che tanta parte ebbe nello scioglimento sanguinoso dell’ordine dei Templari, all’inizio del Trecento. Una circostanza questa che diventa singolare perché la storia dei Templari e quella di Rennes sono collegate… Rientrato a Rennes le Chateau, nel giro di qualche anno, quasi per miracolo Saunière ristrutturerà la Chiesa con gran dispendio di mezzi economici e passando lui stesso ad uno stile di vita da nababbo, senza mai fornire spiegazioni di questo repentino cambiamento. Alcuni hanno calcolato che nel giro di pochi anni Sauniere spese l’equivalente di circa 15 milioni di euro (più o meno 30 miliardi di vecchie lire) . Non solo, dopo quel ritrovamento l’abate prese a fare lunghe escursioni da cui tornava con bisacce piene di pietre che si chiudeva a studiare in sacrestia. Cosa era arrivato a sapere Sauniere? Che tipo di tesoro aveva trovato? Prima Ipotesi: C’è chi pensa al ritrovamento di un tesoro in senso classico: oro, gioielli, pietre preziose, denaro… E in questo caso si tratterebbe di valori creati in età molto lontane, anche tra loro… Perché il tesoro di Rennes le Chateau è diverso da tutti gli altri? Un po’ perché è il più antico e un po’ perché si tratta di un tesoro composto da tanti tesori che formatisi nel corso della Storia hanno, per una ragione o per l’altra, sempre finito per capitare da queste parti. Quella che fa capo a questo paesino è una straordinaria saga che parte dall’antico tesoro del Tempio di Salomone a Gerusalemme, passa per antichi romani e visigoti, transita per i catari, gli eretici sterminati non lontano da qui, a Montsegur, nel 1244 e arriva ai Cavalieri Templari. Per un curioso caso della Storia, quando i visigoti saccheggiarono Roma presero anche il tesoro del Tempio di Gerusalemme che Tito aveva portato via quando aveva conquistato la città nel 66 d.c. La loro migrazione non si fermava in Italia ma continuò fino ai Pirenei dove si formò per qualche tempo un regno visigoto. Ma le coincidenze non sono finite: infatti sempre in questa zona si radicò l’eresia dei Catari, probabili custodi di ingenti ricchezze sparite con lo sterminio dell’ultima resistenza catari, qui vicino, a Mont Segur. Anche molte fortezze templari sorsero in questa zona, secondo alcuni quasi a voler difendere un tesoro immenso che continuava ad arricchirsi con nuovi apporti. E, sempre a voler considerare le coincidenze, non può sfuggire che se tutto questo è vero allora il mitico tesoro del Tempio di Gerusalemme si ritrovò, dopo vari secoli ad essere custodito da un ordine cavalleresco che prendeva il nome proprio dal fatto di aver avuto la propria prima sede, subito dopo la prima crociata, in un ala di quello che una volta era stato il grande tempio di Salomone poi ingrandito da Erode. Seconda Ipotesi: il tesoro di Sauniére non era un vero e proprio tesoro ma una serie di documenti in grado di confermare una leggenda antica, ambientata – tanto per cambiare – proprio in questi luoghi. Secondo questa leggenda, Gesù non morì sulla croce ma, salvato dai suoi, poté lasciare la Palestina e raggiungere il sud della Francia. Con lui, nel piccolo gruppo di ebrei cristiani fuggiaschi, ci sarebbe stata anche Maria Maddalena, la prostituta che, secondo la Bibbia, Gesù aveva convertito. Un’altra versione della leggenda vuole che invece da queste parti sia arrivata solo la Maddalena con pochi altri ebrei. Ad ogni modo, nella terra dove si dice che secoli prima si fossero rifugiati alcuni seguaci di Gesù, il Tesoro del Tempio di Gerusalemme trovò la sua nuova collocazione. Da quella piccola comunità di ebrei fuggiti dalla Palestina si sarebbe sviluppata la discendenza che avrebbe dato vita alla prima dinastia di re francesi, i Merovingi. La ricchezza di Berengere sarebbe quindi derivata dalla “vendita” di documenti relativi a questa storia o comunque ad un sapere arcaico ed esoterico Terza ipotesi: E’ quella più prosaica ed è relativa al fatto che François Berengere Sauniere fosse dedito ad un traffico di donazioni e messe che, per la verità, non si capisce come possa spiegare il gran movimento di personaggi e denaro che attorniò il sacerdote per tutta la seconda parte della sua vita. Una cosa è certa: nel giro di pochi anni, da anonimo curato di campagna Berengere Sauniere divenne un uomo ricco e importante. Ricco perché spese a piene mani, facendosi costruire una casa lussuosa, il giardino, il Belvedere e la torre di Magdala per la biblioteca. Acquistò terre e fece beneficenza. Ma fece costruire anche una strada per raggiungere Rennes Le Chateau. Un’opera che possiamo mettere in relazione sia col fatto che sicuramente Sauniere volle condividere con i suoi conpaesani parte della sua fortuna sia però per rendere più agevole il viaggio ai Vip che lo raggiungevano. C’era Emma Calvè, la cantante lirica più celebre dell’epoca, una specie di Maria Callas, c’era il segretario di Stato francese per la Cultura, nobili e finanzieri. Ma il più sorprendente è forse l’arciduca Giovanni d’Asburgo, fratello dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe che versò a Sauniere somme ingenti. Sauniere però non visse mai nella lussuosa abitazione e sul letto si sdraio solo dopo morto: questa casa gli serviva ad accogliere, in una terra inospitale, gli importanti visitatori del sacerdote, come appunto il fratello dell’Imperatore d’Austria E il flusso di celebrità che ha seguitato a visitare Rennes Le Chateau, un paesino dove non c’è veramente nulla che non sia ricollegabile alla strana vita di Berengere Sauniere, è lunga anche negli anni asuccessivi: Mitterand, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Josephine Baker e Richard Wagner. In particolare il compositore tedesco, molto amato da Hitler e dai nazisti, venne da queste parti prima di comporre la sua opera “Parsifal”, una storia dove ha un ruolo centrale la ricerca del mitico GRAAL. Cercavano forse questo gli uomini dell’esercito tedesco nel 1943-44 nei loro frenetici scavi sotto la guida del gerarca nazista più noto per le sue conoscenze esoteriche, Otto Rahn? È probabile che parte del segreto di Sauniere sia custodito dai tanti simboli contenuti nella chiesa restaurata e dedicata a Maria Maddalena. Ecco i principali: 1) sul portone d’entrata c’è una scritta in latino che dice “Questo è un luogo terribile” 2) l’acquasantiera è retta da un demone la cui figura è tratta da un libro della biblioteca di Sauniere. In quel libro il demone viene chiamato “Asmodèo”: nella mitologia ebraica era questo il nome del re dei demoni e il guardiano del tesoro di Salomone 3) In un mosaico sopra l’altare è raffigurata l’Ultima Cena con una donna, ai piedi del Cristo, con una coppa in mano. Un accoppiamento quello tra Ultima Cena e Maria Maddalena che non trova riscontro nel racconto della Bibbia 4) In un grande affresco murario si vede una borsa semi aperta da cui si intravede il luccichio dell’oro; inoltre le iniziali dei nomi dei santi raffigurati dalle statue collocate nella Chiesa formerebbero il nome di GRAAL. 5) Alcune caratteristiche della Chiesa richiamano il testo di una delle pergamene ritrovate. Ma Saunière non si limitò alla Chiesa: restaurò il presbiterio, riorganizzò il cimitero, creò un giardino geometrico davanti alla Chiesa. Al centro del giardino una statua della Vergine posta su una delle due antiche colonne (sistemata al contrario) che sorreggevano l’antico altare della Chiesa. Altra stranezza: si fece costruire uno studio a fianco del cimitero, uno studio che poggia su una grande cisterna d’acqua. E una volta che scoppiò un grande incendio, benché fosse molto amato dagli abitanti per il bene che faceva, negò l’utilizzo dell’acqua della sua cisterna. Come mai? Secondo alcuni esperti di magia l’acqua è una potente protezione dagli influssi negativi e Sauniere – di cui sono noti i legami con ambienti esoterici e magici – probabilmente non voleva rinunciarvi o ne aveva bisogno per le sue ricerche. Si dice che nel corso delle sue ricerche Saunière abbia distrutto alcune tombe proprio per non lasciare tracce delle sue scoperte. Tra queste il caso più clamoroso è quello della tomba di una nobildonna della zona, morta un secolo prima: si chiamava Marie, marchesa d’Hautpoul de Blanchefort. La sua tomba recava un’iscrizione abbastanza strana, composta dal predecessore di Sauniere, l’abate Bigou. La cosa curiosa è che Bigou era stato cappellano della nobile famiglia dei Blanchefort, famiglia che poteva vantare tra i propri antenati addirittura un Gran Maestro dei Templari, Bernard de Blanchefort, quarto maestro dell’Ordine, l’uomo che aveva voluto misteriosi scavi in queste terre, sulle quali troneggiava anche il suo castello a due chilometri in linea d’aria da Rennes. L’iscrizione di Bigou, che Sauniere distrusse ma che era stata copiata in precedenza, aveva delle correlazioni con i testi delle pergamene trovate sotto l’altare. In particolare, mettendo in fila solo le parole scritte tenendo conto di errori e spaziature sbagliate si arriva a comporre – secondo alcuni – la frase: A RE DAGOBERTO II E A SION APPARTIENE QUESTO TESORO ED EGLI E’ LA MORTO Re Dagoberto era un re merovingio, il riferimento al tesoro del Tempio di Gerusalemme è evidente. Del resto la pergamena fa riferimento al “Demone Guardiano” riportato nell’acquasantiera, il demone Asmodeo che faceva da guardiano al tesoro del Tempio. Torre di Magdala. La torre-biblioteca dedicata alla Maddalena chiude il perimetro della casa e del piccolo parco voluti da Sauniere. Il sacerdote non volle mai spiegare perché aveva così tanto denaro a disposizione e non si fece sfuggire una parola neanche quando venne sospeso a divinis. Riammesso dalla Chiesa qualche anno prima della morte, Berengere Sauniere al momento di passare a miglior vita non risultò possessore di nulla. Tutto era intestato alla sua governante e forse anche amante: Marie Denardaud che visse nella lussuosa casa di Sauniere fino alla morte, nel gennaio 1953. Alla fine della Seconda Guerra mondiale, con l’introduzione dei nuovi franchi, veniva chiesto a chi voleva cambiare le vecchie monete con le nuove, la provenienza di quelle somme. La Denardaud non volle mai sottoporsi a questo interrogatorio e si racconta che avesse bruciato grossi mucchi di banconote in questo giardino. Anche lei si è portata il suo segreto nella tomba. Ma né lei né Sauniere hanno fatto i conti col diario di un capomastro di Rennes che aveva svolto tutti i lavori per il ricco sacerdote, compresa la costruzione della torre di Magdala. Ebbene, nel diario di quel capomastro, gli eredi hanno trovato una nota in cui l’uomo racconta di aver ricevuto l’ordine da Sauniere di nascondere una cassa sotto questa torre. E successive indagini con il red scan hanno evidenziato che effettivamente sotto questa torre c’è un parallelepipedo (una cassa) ma ancora non è stata tirata fuori. La prossima puntata del mistero di Rennes le Chateau è nascosta lì dentro?
 

STONEHENGE

INGHILTERRA MERIDIONALE, 2100 a.c.
A Stonehenge si erge un enorme circolo di pietre, ognuna del peso di molte tonnellate. Ancora oggi non si sa con certezza chi l'abbia edificato e perché, e io motivo è semplice: i costruttori di Stonehenge non conoscevano la scrittura e non hanno lasciato indizi sulla funzione di questo e di decine di altri luoghi simili, sparsi nella Gran Bretagna e nella Francia del nord. Alcuni studiosi pensano che Stonehenge sia un osservatorio astronomico, visto che le enormi pietre sono allineate con l'aurora del giorno più lungo dell'anno. Ma è possibile che i Celti, il popolo che abitava la zona, fossero esperti di astronomia e non avessero un sistema per registrare le loro conoscenze? Un altro mistero è il modo in cui sono stati trasportati a Stonehenge gli enormi monoliti che provengono, come è stato dimostrato, da cave a oltre 300 km di distanza. E neppure si capisce come sia stato possibile, con i mezzi di allora, sollevare i blocchi per completare la costruzione. Non tutti i cerchi di pietra inglesi hanno le stesse dimensioni. Si va dal cerchio di circa 3 mt. di diametro di Keel Cross, a quello di Avebury che circonda un intero paese.
 
FONTE: WWW.ALTERVISTA.ORG

RAPIMENTI UFO

I rapimenti ufo in Italia Diversi possibili rapimenti UFO sono stati catalogati in Italia, sino al 1993, anno in cui la ricerca, affidata al prof. Malanga del CUN ha mosso passi da gigante. In attesa che tale imponente casistica venga divulgata dallo stesso, vediamo assieme i casi conosciuti e divulgati prima dello studio iniziato nel 1993. Uno di questi casi risale agli anni Trenta ed e' stato recuperato da un ritaglio di giornale, per cui non e' stata possibile alcuna verifica; in più esso presenta aspetti simili solo in parte alle moderne abductions. Per tutti gli altri episodi narrati, eccezion fatta per il caso Zanfretta che e' stato ben documentato in quanto seguito da scienziati, sino agli inizi degli anni Novanta non e' stato possibile avere dei progressi, non avendo a disposizione una specifica metodologia di indagine, messa a punto solo fra il 1993 ed il 1995 con l'analisi del rapito Valerio Lonzi. Fino a quel momento, gli ufologi, non sapendo bene come comportarsi, si sono limitati a catalogare i casi qui presentati e, occasionalmente, ad applicare le tecniche di investigazione classiche per gli incontri del terzo tipo. Favorino (Reggio Calabria), 1933 (?). La Nazione del 2.3.33 riferisce, con molta serieta', di un paesano di Favorino, Piero Vigilante, che, verso le ore 17, avrebbe incontrato un uomo che lo avrebbe trasportato in volo per trenta metri. Il testimone era a tavola con la moglie quando si accorse che la porta di casa stava girando sui cardini sena far rumore, come spinta dal vento. Apertala di colpo per vederne la causa, Vigilante fu afferrato da un uomo che lo trasportò con sé per un centinaio di passi, dopo di che gli assestò un sonoro ceffone. Il contadino tentò invano di reagire e, d'un tratto, si trovò sulla cima di un'altissima quercia, trattenuto per i capelli dal "misterioso individuo". Istintivamente Vigilante si fece il segno della croce e l'entità' allora scompare, lasciandolo incapace di parlare, sulla cima dell'albero (questo dato e' curioso, poiché si e' a conoscenza di un rapimento alieno, accaduto in America ed interrotto dal fatto che il testimone, mettendosi a recitare una preghiera, avrebbe in qualche modo scoraggiato gli extraterrestri con una sorta di esorcismo). La moglie, che nel frattempo aveva chiamato aiuto, venne aiutata da alcuni contadini muniti di fune, che fecero scendere Vigilante dalla quercia. L'incredibile storia e' filtrata sui giornali grazie ad una confidenza di un avvocato, tale Agostino Romeo, presso il cui podere Vigilante lavorava come guardiano. Molfetta (Bari), 1953. Il professor Cosmo Sallustio Salvemini stava passeggiando in aperta campagna, verso le ore 19, quando notò un oggetto luminoso scendere a terra a velocità fulminea. Dopo un po' dall'ordigno sbucarono due creature umanoidi, alte circa un metro e mezzo (una era più bassa di 10 cm), vestite con una tuta lucida color verdastro, simile a quella dei sommozzatori. Entrambi avevano una grande cintura dorata, con un apparecchio luminoso all'altezza dell'ombelico. Portavano calzature fosforescenti e una sorta di casco di cristallo in testa. A tratti sembravano librarsi in aria per alcuni secondi, per poi spostarsi rapidamente da un punto all'altro (una descrizione analoga del moto 'librato' degli alieni venne riferita da un testimone francese a Cussac). L'uomo perse i sensi e, risvegliatosi dopo alcuni minuti in un punto differente della campagna, si accorse di essere come paralizzato. Gli alieni stavano armeggiando accanto ad una grotta, raccogliendo campioni di piante e sassi (forse), adagiandoli davanti al disco. Dopo salirono a bordo della macchina volante e scomparvero nel cielo. Gricignano d'Aversa, Caserta, giovedì 9 dicembre 1954. Il contadino Giovanni Aquilante, atteso per il pranzo, sparisce nel nulla per due giorni di fila. Immediate le ricerche dei parenti. La sera del secondo giorno, verso mezzanotte, uno dei figli dello scomparso, Andrea, nota due ombre dalla sagoma umana e dagli occhi fosforescenti presso un muricciolo non distante dall'abitazione. L'uomo, che e' in compagnia di due parenti, resta allibito di fronte a quella visione. E non appena si riprende, le due figure si dileguano. Alle 6 del giorno 11 Aquilante ritorna, scioccato, affamato, taciturno. Dopo qualche ora di insistenze racconta di esser giunto al casello ferroviario di Gricignano, quella mattina, incontrando due "individui bassi", sbucati da un cespuglio. I nani, che vestivano abiti multicolori "come l'arcobaleno", lo avevano afferrato e si erano messi in movimento fluttuando nell'aria. In questo modo avrebbero viaggiato per due giorni in luoghi sconosciuti, senza mai fermarsi. Gli esseri mutavano di dimensione, trasformandosi da nani a giganti. Della fantastica esperienza il protagonista non ricordava altro, sino al momento in cui si era ritrovato presso la propria casa. Gli alieni gli avevano promesso che sarebbero tornati. Quando alla fine di luglio gli ufologi decisero di indagare il fatto, il teste era già morto. Sinopoli (Reggio Calabria), giugno (?) 1955. Intorno al letto di Domenica Fedele, un'anziana signora agonizzante, si erano raccolti diciotto familiari, per la veglia funebre. Un lume a olio illuminava scarsamente la stanza. A mezzanotte esatta una mano enorme si sarebbe profilata sulla parete, scendendo e stendendosi sul volto della morente. Un giovane nipote della donna, Rocco, avrebbe brandito una sedia ma, mentre stava per scagliarsi contro la mano fantasma, impietrito, avrebbe visto un mostro ("un demone") sbucare dalla parete terrorizzando i presenti. Qualcuno sarebbe svenuto, altri sarebbero scappati, buttandosi persino giù dal balcone. Il giorno dopo la Fedele sarebbe stata trovata morta. La casa sarebbe stata ribenedetta. Questa dubbia notizia, a metà strada fra le leggende sui fantasmi e la casistica di 'alieni in camera da letto, venne pubblicata dalla Domenica del Corriere nel numero del 26.5.55. Lago d'Idro, Brescia, 27 luglio 1973. Il giovane Marco Pialorsi, grande appassionato di ufologia e quasi contattista, si tovava nel bosco adiacente il Lago d'Idro per un'escursione, allorché trovava delle tracce a suo dire lasciate da un UFO. Tornato a casa a prender la macchina fotografica, nel pomeriggio il giovane cominciò ad esaminare il posto quando accadde qualcosa di strano, che non seppe ricordare. Sotto ipnosi, quattro anni dopo, il giovane avrebbe ricostruito i momenti mancanti di quell'insolito pomeriggio. Pialorsi ricordava che, dopo aver ispezionato la zona ed aver scattato una prima foto, era arrivato un uomo che lo aveva toccato con qualcosa facendolo svenire. Un attimo dopo il ragazzo era stato trascinato in aria da un fascio di luce - come Zanfretta, si legga più avanti - , verso un oggetto volante. Passò poi in un tunnel verticale e si trovò in una stanza tonda nella quale c'erano 4 persone, di cui due ferme davanti a lui. Sopraggiunse una donna; in quel momento gli alieni cominciarono a confabulare, poi lo toccarono con una mano sulla fronte o su un fianco. Pialorsi rimase paralizzato, potendo muovere solo gli occhi. Portato in un'altra stanza, venne fatto sedere su una sedia, da cui poteva vedere fuori, lo spazio esterno, e l'UFO che sta atterrando nello stesso punto di partenza. Venne fatto ridiscendere e si ritrovò, come se nulla fosse successo, a fotografare le tracce al suolo, come se le fasi del rapimento UFO facessero parte di una fase separata delle azioni della giornata. L'intera vicenda emerse con la regressione ipnotica. Secondo lo psicologo ipnotista che ha esaminato il caso, l'esperienza del giovane sarebbe stata nulla di più che un sogno fantastico, nato dalla grande passione del ragazzo per l'ufologia. Sesto Fiorentino, Firenze, ore 11.45 del 23 febbraio 1978. Una coppia in macchina, appartata sul Monte Morello, sente un'interferenza radio. L'uomo esce ed in quel momento viene investito da una luce viola, calda. Si guarda attorno e vede 4 forme con delle luci attorno. Dopo aver fatto un giro attorno alla vettura, torna in macchina e scopre che la donna sta urlando terrorizzata, in quanto l'uomo sarebbe stato via per...20 minuti! Senza ricordar nulla dell'esperienza, l'uomo si avvia con la vettura. Nel frattempo la radio torna a funzionare. Cosenza, ore 20.00 del 21 settembre 1978. Un giovane sta camminando presso un cantiere in costruzione in fase di scavo quando vede l'area illuminata a giorno. Guarda e i palazzi circostanti scompaiono alla sua vista. Scorge poi su una collina un oggetto ovoidale e un uomo con due antenne. Terrorizzato, il teste scappa, ma inciampa e cade. Mentre quattro esseri lo rincorrono a salti. Il nostro sviene e quando riprende i sensi, si trova circondato da entità alte un metro e mezzo. Gli esseri indossano delle giacche con bottoni e portano elmi con antenne. Hanno uno zaino sulla schiena e pinze al posto delle mani. L'uomo sviene e quando riprende i sensi, alle 20.30 non c'e' più nulla. Alla stessa ora le luci di un palazzo vicino si spengono. 6 dicembre 1978, ore 23.30. Entroterra genovese. 69 Mentre era in perlustrazione a Marzano di Torriglia, il metronotte Pier Fortunato Zanfretta notava quattro strane luci che si muovevano nei pressi di una villetta piuttosto isolata. Immediatamente il nostro cercava di avvertire la centrale operativa, dicendosi pronto ad andare a controllare. Ma la radio sembrava ammutolita. Il nostro scendeva allora dalla sua Fiat 126, pistola e torcia elettrica in mano, e cominciava a costeggiare il muro della casa, nel tentativo di sorprendere ciò che pensava esser dei "topi d'appartamento". Improvvisamente qualcuno lo spingeva violentemente a terra. "Mi hanno fregato", pensò il metronotte che, rialzandosi velocemente, con sommo stupore si trovava davanti un essere mostruoso, un umanoide alto tre metri, con la pelle del torace ondulata e strani spinoni sulla testa. Terrorizzato, Zanfretta lasciava cadere a terra la torcia elettrica. Raccoltala e illuminato il circondario, il nostro notava che la misteriosa visione era scomparsa. L'uomo se la dava allora a gambe, verso la macchina, ed in quell'istante un grosso velivolo triangolare, luminosissimo e abbagliante, decollava da dietro la villa. Zanfretta comunicava con la base operativa, farfugliando frasi talmente sconnesse e con un tono così terrorizzato da far accorrere subito i soccorsi. Passarono i giorni e, per cercare di capire cosa fosse avvenuto 70 realmente quella notte, Zanfretta decise di sottoporsi all'ipnosi regressiva presso un istituto privato. Emerse cosi' una storia sensazionale. Il nostro sarebbe stato rapito da creature mostruose, descritte come una sorta di rettiloni, verdi di pelle e con gli occhi gialli e a triangolo. I mostri hanno la pelle rugosa come dei vecchi, delle vene rosse sporgenti sulla testa, le orecchie a punta e le mani con dita arrotondate. Gli esseri lo avrebbero portato in un luogo luminosissimo. Lì gli avrebbero messo in testa un "casco" caldissimo e doloroso, e avrebbero comunicato con lui grazie ad un "apparecchio luminoso" tenuto sulla bocca. Dopo il recupero della memoria di questo primo presunto evento, Zanfretta decise di sottoporsi ad una lunga serie di sedute ipnotiche, nel disperato tentativo di ricostruire le "parti mancanti" dei singoli rapimenti. Parte delle sedute verranno effettuate in un prestigioso istituto di ipnosi clinica di Milano, sotto la guida del professor Rolando Marchesan. Zanfretta si sottoporrà anche alla somministrazione del siero della verità. Le varie ipnosi ed analisi dimostrarono che Zanfretta credeva veramente a ciò che diceva, e le visite mediche attestarono che il metronotte era una persona equilibrata e sana di mente. Zanfretta ebbe in seguito altri tre incontri con gli alieni, ritenuti 71 abbastanza credibili da alcuni ufologi (e descritti nel volume del giornalista Rino Di Stefano 'Luci nella notte'), poi i rapimenti sarebbero aumentati, superando la decina ed arricchendosi, sotto ipnosi ma anche in stato di veglia, di elementi onirici e fantastici, alcuni dei quali parrebbero presi da alcuni fumetti d'avventura e da certi cartoni animati giapponesi ('Atlas UFO Robot') molto in voga allora. L'UFO all'interno del quale il metronotte sarebbe ripetutamente entrato sarebbe stato, ad esempio, esternamente molto piccolo ed internamente grande come una città. All'interno del disco Zanfretta avrebbe notato molti esseri, maschi e femmine, che sembravano mutare dimensioni una volta fuori dal disco. "Si', lassù ci sono salito più volte. Era come una città, con case, piazze, strade e gente che passeggiava, bambini tenuti per mano dalle mamme. Ma gli uomini mi sembravano più piccoli di quelli visti fuori, all'aperto. Ricordo che ogni volta che mi prelevavano ed entravo nella loro astronave, mi facevano sedere su una specie di poltrona, mi mettevano un casco in testa e mi trasmettevano delle scariche elettriche fortissime: non ho mai capito la ragione di questo comportamento...". A detta di Zanfretta, gli alieni lo avrebbero rapito non solo per studiarlo come una cavia, ma lo avrebbero scelto - con una scivolata nel contattismo - per mediare con le autorità della Terra nel negoziare l'insediamento degli alieni; a tale scopo la consegna di una scatola - che il nostro non ha mai mostrato a nessuno -, contenente a suo dire una piramide all'interno di una sfera trasparente, in grado di proiettare le immagini degli alieni, dimostrandone definitivamente l'esistenza. In un'occasione da questa scatola sarebbe partito un raggio che avrebbe incenerito una lepre. I più frequenti incontri con coloro i quali Zanfretta chiamava "i Dargos di Titania" si sarebbero verificati fra il 1979 ed il 1981. Alcuni di 72 questi incontri vennero pubblicizzati diffusamente, altri taciuti. E, attraverso le centinaia di articoli giornalistici e partecipazioni televisive, la storia di Zanfretta fini' con l'arricchirsi sempre di più (a scapito di una serena investigazione UFO), con elementi sempre più incredibili. Zanfretta avrebbe cominciato ad avere anche contatti telepatici - addirittura durante le sedute ipnotiche- ; disse poi di aver visto all'interno dell'UFO dei cilindri in cui erano conservati resti di animali preistorici e di creature di altri mondi. Col tempo Zanfretta sarebbe stato 'chiamato' dagli extraterrestri:"Quando sentivo delle fitte leggere in testa, era il momento in cui, volente o nolente, dovevo raggiungerli: era quello il segnale del loro contatto con me...Una sera con la mia motocicletta stavo andando alla centrale per prendere servizio quando, improvvisamente, mi sono sentito sollevare da una luce forte e misteriosa. In un attimo mi sono trovato a terra e poi in cima ad un monte, quel monte che ormai era l'abituale incontro con loro.Il motore della mia moto era completamente ghiacciato e, pur volendo chiedere aiuto a qualcuno, mi sentivo impossibilitato a muovermi...". Uno dei momenti più emozionanti sarebbe stato la consegna della sfera:"Mi trovavo a un distributore di benzina per fare rifornimento di carburante. Il serbatoio era praticamente vuoto. A un tratto, spinto da una luce intensa, mi sono trovato sempre in cima al monte e quindi all'interno dell'astronave. E qui uno di loro, presumo il capo, mi ha consegnato una sfera dicendomi che avrei dovuto recapitarla ad un certo professor Hynek. Io ero ormai esasperato da queste avventure e in preda ad una crisi di nervi scaraventai a terra la sfera scatenando una loro furiosa reazione...". Per inciso, il professor Hynek era il più famoso ufologo del mondo. Spesso illuso, sfruttato e poi abbandonato dai media, Zanfretta ha dichiarato:"In questi anni sono passato da un ospedale all'altro, ho rischiato di perdere il lavoro di metronotte perché, essendo ritenuto non attendibile per quello che raccontavo, mi avevano ritirato il porto d'armi. Perché fra tanti, gli alieni dovevano scegliere proprio me?...". Di tutto quanto e' stato asserito da Zanfretta non esistono prove attendibili (essendosi il teste più volte rifiutato di mostrare la misteriosa scatola, nascosta da qualche parte sulle montagne liguri). Dopo il primo incontro ravvicinato, accanto alla macchina del metronotte gli inquirenti trovarono una serie di impronte sul terreno, lunghe 50 cm., che gli scettici interpretarono come orme lasciate da un cavallo. In quegli stessi giorni altri colleghi del metronotte avrebbero visto luci guizzanti nel cielo. Nel 1993, durante una trasmissione televisiva su Rai Tre, Zanfretta 73 disse di aver avuto 11 incontri con i rettiloidi spaziali, i quali gli avrebbero promesso di portarlo via con loro, un giorno, definitivamente. Zanfretta attendeva con ansia questo momento, non sentendosi più un membro di questo pianeta. Il secondo incontro ravvicinato si sarebbe verificato il 28 dicembre nei pressi della galleria della Scoffera, verso Torriglia. Zanfretta disse di aver avvisato per radio la centrale di un fatto incredibile: la sua l'auto si stava movendo da sola, salendo veloce per i tornanti liguri, avvolti nella nebbia. Dopo 4 minuti l'uomo avrebbe chiamato ancora: l'auto si era fermata e una strana luce proveniva dall'esterno. Un'ora dopo Zanfretta veniva trovato sulla strada principale, con la sua vettura. Il tetto della macchina era rovente, e anche l'interno dell'auto era molto caldo e, nonostante la pioggia, Zanfretta era asciutto. Sotto ipnosi rammentò un nuovo rapimento, l'esperienza del casco, un esame dopo essere stato svestito ed il fatto che gli alieni avrebbero sparato l'intero caricatore della sua pistola contro uno schermo all'interno dell'UFO forse per testare l'efficacia delle armi terrestri. Gli alieni avrebbero parlato sempre attraverso l'emissione di luce dalla strana bocca, e lo avrebbero interrogato a lungo promettendo di tornare. Con una seduta di narcoanalisi tenuta il 6 febbraio 1979 Zanfretta ricordò che gli esseri avevano detto di appartenere ad un popolo "disperso" nella galassia, destinato a morire, e avrebbero voluto stabilirsi sulla Terra, sebbene la nostra temperatura risultasse per loro troppo bassa. I Dargos gli avrebbero poi consegnato il loro manufatto sferoidale. Milanere, Torino, ore 23 dell'8 dicembre 1978. Due giovani che stanno rientrando da una cena sul Monte Musinè vedono una luce bianca accecante sopra gli alberi. Uno dei due si avvicina, scomparendo alla vista del compagno, mentre la luce si alza in cielo; l'amico comincia allora a cercarlo e incrocia altri escursionisti. Tutti si sparpagliano a ventaglio per cercare il primo. Lo trovano svenuto, infreddolito, incapace di tollerare la luce ed in evidente stato di shok, con il battito cardiaco irregolare. Il ragazzo e' come in trance e viene "svegliato" solo dopo molti tentativi. Dopo l'esperienza, i due testimoni soffriranno di congiuntivite. Il rapito ha una cicatrice sulla gamba e ricorda di essersi avvicinato all'UFO, che aveva forma di pera e che in quell'istante era diventato più grande. Erano comparsi 3-4 uomini con la testa "a melone", che si stagliavano tenebrosamente nella luce. L'uomo si sentì paralizzato e fu in grado di avvertire solo luci e suoni, sentendosi inoltre toccato e sollevato. Non sono disponibili altri dati in quanto il teste ha rifiutato l'ipnosi. Lusiana, Vicenza, ore 23.30 del 18 gennaio 1979. Un tagliaboschi di quarantadue anni stava scendendo in auto da Ristoro verso Lusiana, quando improvvisamente la sua Renault si fermò, le luci si spensero e le portiere si aprirono. L'uomo vide una luce arancio, "una palla arancione con la base schiacciata" al suolo e due umanoidi alti un metro che uscivano da una porta dell'UFO. Gli esseri indossavano un abito color bronzo-rame, avevano mani lunghe ed appuntite e fattezze umane. La tuta era a scaglie. Al posto delle orecchie avevano come dei fili attorcigliati, forse delle antenne. L'uomo avrebbe voluto scappare ma rimase paralizzato dal terrore. A gesti i due lo invitarono a seguirli. L'uomo si trovo' cosi' in una piccola stanza di 2 metri, piena di strumenti elettrici ed uno schermo con delle "palline luminose". Venne fatto sedere, e uno degli esseri cominciò a togliergli la camicia. L'uomo si spaventò e si dimenò implorando. Uno dei due alieni gli portò allora una tuta metallica ma l'uomo continuò ad implorare di essere lasciato libero. Gli venne portata una piccola scatola sulla quale un alieno scrisse qualcosa, facendogli segno di mettersela al collo. E quindi gliela pose in mano. A questo punto la porta dell'UFO si aprì e l'uomo, colta l'occasione al volo, scappò carponi fuori dal disco. Uscito dalla strana macchina, vide che l'UFO si stava allontanando rapidissimo e che tutto stava diventando scuro, eccezion fatta per e luci dell'auto, accesesi improvvisamente. Ceparana, La Spezia, mattina del 21 agosto 1979. La signora Clara Danè era sulla propria Mercedes 350 SE, e stava parcheggiando presso il negozio, quando vide prima un chiarore e poi un disco con fasci di luce alla base sollevarsi dagli alberi dietro la casa. L'episodio (raccontato sul "Giornale dei misteri" numero 109) durò non più di tre minuti, dalle 5,55 alle 5,58. Ciò nonostante, quando la signora guardò l'orologio si accorse con stupore che erano le 6.03 e che quindi aveva subito un missing time di 5 minuti (forse il più breve di tutta la storia dell'ufologia). Scesa dalla macchina, il cui motore era acceso da almeno un quarto d'ora, la donna si appoggiò al cofano e si accorse che questo era freddo, come se il motore non fosse mai stato in moto. Il cane che era con lei guaiva e si agitava. Romagna, 1983. La signora Dina Pazzi Bertelli sostiene che, l'ultima settimana del 1983, una fortissima luce comparve di notte nel cielo, illuminandole la camera da letto. "Mi affacciai e notai un disco volante proprio sopra il tetto della mia villetta. Sul disco spiccava uno strano simbolo, una testa di cane iscritta in un cerchio. Dopo un po' l'UFO si allontanò. Pensai che fosse tutto finito ed invece, una settimana dopo, l'oggetto ritornò. Anche quella volta ero sola; mio marito era uscito. Dall'interno del disco uscì una macchina ovale che atterrò nel mio giardino e si aprì in due. Dall' 'uovo' sbucarono tre creature, molto simili a noi, che mi si avvicinarono. Per quanto possa sembrare incredibile, parlammo per due ore. Uno dei tre mi colpì particolarmente. Indossava una tuta aderente, dorata, bloccata da una cintura; aveva una cuffia che faceva corpo unico con la tuta. Mi disse che non si poteva avvicinare troppo ai due compagni perché aveva un grado inferiore; per questo motivo rimase fuori di casa, mentre gli altri due chiesero di entrare. Il terzo, rimasto all'esterno, mi parlava dalla finestra, sostenendo che sul suo pianeta la gerarchia era fondamentale...I suoi superiori indossavano degli abiti borghesi. Tutti e tre erano aureolati. Uno dei due mi mostrò una foto dell'India e cominciammo a parlare di Sai Baba (la donna e' una seguace del guru indiano, n.d.A.). Dopo un po' uno mi disse: "Non stai sognando, e te ne daremo la prova. Domani vai a fare le analisi". E mi passarono accanto al corpo un tubo luminoso. Il giorno dopo il dottore mi disse che avevo i valori corporei alterati, avevo una percentuale altissima di ferro nel sangue. Avrei dovuto essere morta, ed invece stavo benissimo. In più, mi erano passati anche i reumatismi..." Questo racconto affascinante presenta diversi punti oscuri. Innanzitutto la donna mostra un fideismo esasperato stile New Age che la rende non molto attendibile; in secondo luogo l'intera esperienza ha caratteristiche tipicamente oniriche. Il marito, rincasato, ha sostenuto di aver trovato la donna in piedi, vestita, dopo averla lasciata a letto in pigiama. Poiché nel ricordo di questa pretesa esperienza di vita vissuta mancano dei lassi temporali, potremmo ipotizzare un possibile rapimento UFO. Sfortunatamente, non essendovi testimonianze collaterali o tracce del passaggio dell'UFO, l'esperienza rischia momentaneamente di essere considerata semplicemente una fantasia onirica di un personaggio bizzarro. Trezzano sul Naviglio, Milano, 7 giugno 1983. Il caso e' stato raccolto dall'ufologo milanese Massimo Ferrante, che non ha potuto però recuperare dati probanti. Due metronotte della zona sarebbero spariti nel nulla, abbandonando la loro macchina 127, ritrovata con una portiera spalancata e con l'altra ermeticamente chiusa e la radio accesa. A qualche centinaio di metri dalla vettura sarebbe stata ritrovata, impressa sull'erba, la sagoma di un disco con un diametro fra i 10 e i 12 metri. I due sarebbero ricomparsi un paio di giorni dopo, con la barba lunga e le occhiaie incavate, in evidente stato di shock, a una cinquantina di km di distanza. "La cosa sta scendendo, quei piccoletti ci vogliono rapire...lasciateci per pieta'...", avrebbe ripetuto uno dei due. Da una prima analisi si sarebbe appurato che dalle pistole Beretta in dotazione ai due guardiani erano sparite quattro pallottole. Il giorno prima un UFO era atterrato a Varzi, nel pavese. Rudiano (Brescia), 13 luglio 1986. Tra le 24 e l'una di notte un agricoltore di Rudiano, intento a controllare un canale di irrigazione di un campo, avverte un'insolita presenza. Guardandosi attorno, scorge la schiena di "una specie di bambino di sette o otto anni, dalla testa grossa e calva, alto circa un metro e mezzo". Vistosi scoperto, l' "essere" fugge velocemente. "E in men che non si dica andò a sbattere dentro ad una cassa alta, essa pure, centocinquanta centimetri e larga cento...L'oggetto era, all'apparenza, di acciaio, o comunque di metallo, ma non rilucete; l'essere vi entrò, si chiuse uno sportello, e l'oggetto si accese come un fiammifero e, levatosi in volo, scomparve nel cielo". Siracusa, 11 (?).5.88. Salvatore Celentano, un bimbo di nove anni, scompare nel nulla dopo essersi allontanato sulla bicicletta di un amico nella zona della vecchia tonnara della baia di Santa Panagia. Si pensa ad un sequestro di zingari o a un incidente. La madre del ragazzo, Dina Dicembre di 37 anni, moglie di un metalmeccanico, sbalordira' la stampa asserendo che il figlio sia stato portato via da un UFO. Dodici giorni dopo si scoprira' invece che il bambino era stato ucciso da un maniaco sessuale. Pietra Ligure, fine agosto 1989. 74 Giuseppe Di Giorgio, consulente finanziario e adepto della Chiesa di Scientology, scompare a fine agosto sull'Autofiori a Pietra Ligure, per poi ricomparire misteriosamente a Sarzana sei giorni dopo. L'uomo ha con sè tre bombe molotov e un sacco a pelo. Per placare il clamore suscitato dalla sua repentina scomparsa, l'uomo organizza una conferenza stampa nella sua casa di Melegnano e racconta agli increduli cronisti di avere viaggiato nel cosmo, dove avrebbe imparato ad ottenere dal più piccolo elemento esistente sulla Terra, tale "pin" (sconosciuto alla scienza), l'antidoto per l'AIDS, la carie e la paralisi. Grazie al "pin" sarebbe possibile, per Di Giorgio, diventare invisibili, ringiovanire e compiere atti di magia. La misteriosa sostanza sarebbe stata distillata in casa dal personaggio, intenzionato a metterla in commercio con il nome di KB1. Di Giorgio avrebbe scoperto inoltre di essere un veggente, ma queste sue pretese facoltà paranormali non si sarebbero sviluppate grazie al viaggio nello spazio, ma in virtù della sua permanenza presso il gruppo di Scientology. La medicina ufficiale ha sentenziato che questo insolito personaggio e' semplicemente affetto da "sindrome paranoide". Nell'estate del 1995 e' emerso un caso di presunto rapimento UFO coinvolgente un bizzarro personaggio torinese, celatosi dietro lo pseudonimo di Ben, protagonista di un'abduction con introduzione di impianti nel corpo. Di questo caso non esistono informazioni precise - il poco che si sa e' stato raccolto da una valida ufologa della zona - in quanto il testimone rifiuta di farsi intervistare e vive senza avere una fissa dimora, come un barbone. A detta della nostra collega piemontese, Ben e' solito frequentare piazza Statuto a Torino (una zona considerata dai nativi come un centro magico "nero"). Sempre agitato e nervoso, convertitosi al buddismo, poi convinto di darsi al monachesimo ed infine deciso a scomparire dalla ribalta, il testimone ha evidentemente uno squilibrio psicologico - non sappiamo se attribuibile alla presunta esperienza UFO - che ne mina la credibilità. Ben sostiene di essere stato rapito a 6, 16 e 26 anni (ogni qual volta si lascia andare a delle confessioni, la sua storia si arricchisce di nuovi dettagli), quindi ogni dieci anni. A 26 anni, mentre si trovava a Rio de Janeiro, sarebbe stato rapito da una donna molto bella, che gli avrebbe chiesto il permesso di poterlo sottoporre all'intervento dell'inserimento di tre impianti sferici nel corpo. Ben si sarebbe comprensibilmente rifiutato, ma l'aliena avrebbe insistito dicendo che "loro" lo avrebbero aiutato e che questa 'terapia' gli avrebbe fatto bene. La pretesa discussione con gli alieni sarebbe durata a lungo; poi gli extraterrestri avrebbero chiesto al rapito se avesse un desiderio da esprimere. Ben avrebbe chiesto di poter vedere suo padre, che si trovava in Italia. In men che non si dica il disco volante si sarebbe portato sul luogo desiderato. Addirittura, ad un certo momento, gli alieni avrebbero concesso al rapito di guidare l'UFO, manovra che avvenne in parte telepaticamente, in parte azionando dei comandi composti da dei bottoni. In quel momento Ben, che provava difficoltà nell'eseguire questa manovra non riuscendo ad arrivare alla consolle di guida, stranamente molto lontana, si sarebbe accorto che gli alieni avevano l'indice ed il medio molto più lunghi (e quindi gli strumenti erano costruiti a misura d'alieno). In quell'istante la donna aliena, che sino ad un momento prima, assieme agli altri extraterrestri presenti nel disco, era rimasta sempre su un lato, gli si era posta di fronte, mettendo bene in evidenza le lunghe dita. Ben sostiene di aver imparato a guidare l'UFO, non senza difficoltà. "Pensa a dov'e' tuo padre, e ci arriveremo". Giunti sull'Italia, gli alieni avrebbero spiato dall'alto la casa paterna di Ben, per mezzo di una lente grigliata che permetteva la visione all'interno dell'abitazione stessa. Grazie a quegli strumenti Ben sarebbe riuscito persino a far arrivare al padre un breve messaggio vocale che si sarebbe come materializzato in casa. Il padre, udendo però solo una voce 'fantasma' e non vedendo nessuno, si sarebbe solo spaventato moltissimo. Una volta esaudito il desiderio, Ben sarebbe stato operato. Gli alieni gli avrebbero inserito una sfera sotto il timpano auricolare (senza peraltro lasciar cicatrici sulla pelle) e gli avrebbero prodotto una ferita sulla schiena (ove probabilmente sarebbe stata posta una seconda sfera). Un terzo impianto sarebbe stato inserito nel naso. A detta del rapito, la presenza dei corpi estranei sarebbe stata rilevata da alcune radiografie che mostrerebbero dei puntini bianchi. Durante i suoi incontri con gli alieni, Ben avrebbe appreso che gli alieni vivono solo due anni (quindi si tratterebbe di robot biologici) e si cibano di sangue bovino (quello delle mutilazioni animali). Non si riprodurrebbero convenzionalmente in quanto sarebbero costruiti in laboratorio con inseminazioni artificiale. Loro scopo sarebbe quello di creare geneticamente del bestiame (bovini) da allevare nello spazio, avendo essi dato termine alle proprie risorse alimentari. Dopo l'incontro con gli alieni Ben avrebbe sviluppano una particolare abilità sia nel campo musicale che nel bricolage elettronico.
 
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LE GRANDI PROFEZIE

Il nostro viaggio inizia a Parigi. Il 14 luglio 1789 è senz’altro una data storica fondamentale: gli insorti parigini assaltano la vecchia fortezza. È l’episodio più rappresentativo della Rivoluzione Francese, uno degli eventi più traumatici e importanti della Storia dell’uomo. La Rivoluzione francese travolse infatti il vecchio mondo della monarchia assoluta e la sua influenza si sparse per mezzo mondo. Ma un particolare poco noto è che i nobili francesi avrebbero potuto prevedere quanto li stava per travolgere se solo si fossero ricordati di quanto aveva scritto il vescovo, teologo e astrologo Pierre d’Ailly, vissuto tra il 1350 e il 1420. Il cardinale francese considerava l’astrologia uno strumento di conoscenza del divino: tramite l’osservazione degli astri pensava di poter vedere nel futuro senza per questo venir meno alla propria fede cattolica. Curiosamente, la predizione di d’Ailly è contenuta in un libro pubblicato molti anni dopo la sua morte: è solo nel 1490 che il suo «De concordia astronomiae cum theologia» vede le stampe. Scrive d’Ailly: «E ora parliamo dell’ottava congiunzione che avverrà l’anno 7040 dalla Creazione, il 4758 dal Diluvio, il 1639 a partire dalla Incarnazione. Dopo questa ci sarà un complemento di dieci rivoluzioni di Saturno nell’anno cristiano 1789. Allora, si assisterà a grandi e mirabili cambiamenti del mondo e mutazioni, anche per ciò che concerne le leggi e le sette». Ma Pierre d’Ailly non è una voce profetica isolata. Prima e dopo di lui altri astrologi previdero i drammatici e rivoluzionari eventi del 1789 a Parigi. Prima dell’anno Mille un astrologo iraniano convertito al cristianesimo, Albumasar , scrisse il “Liber de magnis conjunctionibus” in cui prevedeva chiaramente che il Cielo del 1789 avrebbe visto un profondo sconvolgimento, quasi simile alla “fine del mondo”. E non solo. Nel 1550 un altro sacerdote francese, Richard Roussat, scrisse il «Livre de l’Estat et Mutation des Temps». Anche in questo caso era chiaro il richiamo agli «anni del Signore mille settecento ottanta e nove, con due rivoluzioni di Saturno (…) se il Mondo dura sino a quel e tale tempo (cosa che a Dio solo è nota), delle grandissime, meravigliose e spaventose mutazioni e alterazioni accadranno in questo universale Mondo». Sembra quindi che negli astri fossero in qualche misura scritte le informazioni necessarie per intuire quello che si preparava nel 1789. A saperli scrutare e comprendere. E proprio qui a Parigi possiamo trovare un altro interessante indizio in questo senso. Qui infatti vive un uomo, anziano e molto noto, che negli anni Sessanta ha previsto un evento importante quasi quanto la Rivoluzione francese, verificatosi esattamente due secoli dopo (1989) la presa della Bastiglia: la caduta del Muro di Berlino. Roberto ci conduce all’incontro con l’astrologo André Barbault che spiega come sia possibile prevedere quello che accadrà guardando le stelle, cosa raccontava il cielo di quell’anno e quali saranno gli eventi prossimi venturi, secondo il cielo. Il viaggio nelle profezie prosegue poi con un personaggio famosissimo ma di cui molti aspetti non sono noti: parliamo di Nostradamus, Il più celebre veggente di tutti i tempi che ha consegnato le proprie previsioni sul futuro dell’umanità pare fino all’anno 3797. Nostradamus è il nome latinizzato di Michel de Notre Dame, uomo di corte dei Re di Francia, molto quotato sia come astrologo (era il consulente personale di Caterina de’Medici) sia come medico (era il medico di fiducia di Re Carlo IX, figlio di Caterina e responsabile della celebre strage degli ugonotti nella “Notte di San Bartolomeo” del 1572) Anche Nostradamus usava gli astri per le proprie profezie. Ma con una differenza: l’astrologia gli serviva a collocare esattamente nel tempo, le visioni che lo accompagnavano. Per capire meglio, Roberto ci conduce a Salon, il luogo dove visse. L’avventura di questo straordinario personaggio comincia in un piccolo paese della Provenza, nel Sud della Francia: a Saint-Remy-de-Provence il 14 dicembre 1503. La sua è una ricca famiglia di origine ebraica passata al cristianesimo col nonno di Michel che, cambiando nome e volendo dimostrare la propria devozione alla nuova religione e alla Madonna cambiò il proprio cognome da Gassonet in “Notre-Dame”, la chiesa dove era stato battezzato. Per alcuni Nostradamus è invece da attribuire al latino “nostra damus”, cioè «Diamo le nostre cose», in altri termini: «Trasmettiamo le cose che sappiamo». O che “vediamo”. Il giovane Michel la lasciò ben presto per andare ad Avignone dove, a soli 17 anni, già era laureato in filosofia e letteratura. I suoi studi poi presero la strada della matematica e delle scienze naturali. Tempo qualche anno e arriva anche la seconda laurea: in Medicina, conseguita a Montpellier. Già in questo periodo la sua fama comincia a crescere per i suoi metodi per contrastare con successo le frequenti epidemie di Peste che contraddistinguevano il Medio Evo. Metodi che gli valsero però anche l’invidia di molti colleghi medici. Le calunnie e lo scetticismo che lo accompagnano da sempre cominciano quindi nella sua gioventù e per ragioni indipendenti dalle sue facoltà divinatorie. La vera curiosità sta nel fatto che per circa dieci anni, tra il 1535 e il 1545, Nostradamus viaggiò moltissimo e di quei viaggi non è rimasta molta traccia. Alcuni biografi del veggente di Salon però attribuiscono proprio alle esperienze maturate in questo periodo il “salto di qualità” del brillante medico di Saint-Remy che, una volta stabilitosi a Salon, inizierà ad essere il Nostradamus che tutti conoscono. Buona parte delle giornate di Nostradamus si consumava in questa casa di Salon dove morì e dove ora c’è un museo a lui dedicato. In questa casa sono nate le “Centurie” che lo hanno reso famoso e sempre tra queste mura si consumò il “dramma” privato di Nostradamus che spesso confessò di vedere la propria capacità di vedere il futuro come «condanna» Le “Centurie” vennero pubblicate a più riprese (1555, 1557, 1568) – L’ultima edizione postuma Ma l’immagine di un Nostradamus come un uomo che “vede” nel futuro non deve essere separata da quella dello studioso: due realtà che non sono in contrasto e che sembrano essere unite da un episodio che si racconta qui a Salon: sembra che la sapienza di Nostradamus arrivasse dalla lettura di alcuni testi rarissimi, che riportavano un sapere che arrivava dall’antichità. Sembra che Nostradamus una notte abbia deciso di distruggere quei libri e che, buttatili nel fuoco, dalle fiamme si sia sprigionato un grande bagliore bianco. Che libri erano non è dato sapere ma sappiamo che Nostradamus ebbe contatti diretti, tra le altre, con la cultura persiana e con quella egizia e che la sua sapienza si arricchì quindi in età matura di nuovi e formidabili strumenti di previsione. Ma, come per altro veggente, il problema anche per Nostradamus è sempre lo stesso: indovinava o no quello che sarebbe accaduto? I suoi contemporanei – e la riprova è la grande fama che lo circondò da vivo – ne erano convinti: è nota la fiducia che nutriva in lui la regina Caterina de Medici e anche altri sovrani, tra cui l’allora Duca di Savoia, Emanuele Filiberto che, preoccupato per la mancanza di un erede maschio lo aveva convocato a Torino. Al Duca, Nostradamus predisse la nascita dell’erede e ne specificò anche il nome, Carlo Emanuele, che sarebbe diventato il più grande capitano del suo tempo. Predisse anche che sarebbe morto «quando un nove si troverà davanti a un sette»: Carlo Emanuele morì infatti a 69 anni, prima di compierne 70, e la profezia si avverò. Ancora più ricco, ovviamente, il numero di previsioni azzeccate da Nostradamus per gli anni e i secoli successivi alla sua stessa morte. Ma si tratta, in questo caso, di “vittorie” contestate perché il veggente, probabilmente anche per sfuggire ai rigori dell’Inquisizione, scrisse le sue previsioni in un linguaggio criptico, che si presta a più interpretazioni e che secondo gli scettici, si piega alla classica “interpretazione del giorno dopo”. Ma è davvero così? Una cosa però è possibile dire: c’è una profezia Maya che assomiglia ad una profezia cinese che assomigliano ad una profezia di Nostradamus… Gustavo Rol Nato in Piemonte nel 1903, ha attraversato in punta di piedi tutto il Novecento, usando con discrezione le sue incredibili facoltà. A differenza di altri veggenti non ha lasciato scritta nessuna previsione, raramente si è cimentato con previsioni di ampio respiro, ma fino al 1994, anno della sua morte, sono state tantissimi i potenti della Terra, sovrani e artisti, politici e finanzieri, presidenti e generali, che hanno fatto ricorso a lui per avere consigli da lui. Tra gli uomini che Rol ha colpito ci sono stati Agnelli, l’ex primo ministro Goria, De Gaulle e D’Annunzio, Fellini e Jean Cocteau, Zeffirelli, Benedetto Croce, Mussolini, Einstain… Ma anche tanta gente comune. Uomo molto religioso e schivo, benestante e quindi mai sfiorato dal sospetto di aver tratto vantaggio dai propri poteri, Rol era un veggente così diverso da quelli cui siamo abituati a pensare abitualmente, che confessava candidamente di non poter usare i propri poteri divinatori a comando e che quindi raramente poteva rispondere a domande precise. Ciò non toglie che i suoi pareri fossero molto ascoltati e in genere si siano rivelati esatti...
 
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LINEE DI NAZCA

NAZCA
 L'altipiano di Nazca, nel Perù meridionale, è un luogo alquanto desolato, inospitale ma soprattutto improduttivo. Nessuna popolazione potrebbe stanziarsi in quelle zone... eppure un sottile dubbio, che diventa una insistente domanda, ci si pone innanzi quando si osservano, dall'alto, le così dette linee che su quell'altopiano si slanciano ed intersecano fino a formare perfette figure di animali o disegni geometrici. Di queste linee si conosce ben poco, i sistemi di datazione non sono sufficienti per accertarne l'età. Le più recenti hanno almeno 1400 anni, anche se potrebbero essere più antiche. Ad ogni modo, non appartengono ad una civiltà ben definita. La loro conservazione è stata possibile grazie alla situazione climatica di quella regione. In essa soffiano dei venti impetuosi, che a livello del suolo si attenuano fino a scomparire per via dei ciottoli che scaldati al suolo producono un cuscinetto protettivo di aria calda. Le piogge pressoché inesistenti ed un substrato gessoso, completano il quadro degli elementi che permettono alle linee di oltrepassare il tempo. Tornando alle linee, esse rappresentano le più svariate forme ed oltre 18 tipi di uccelli diversi. Le più controverse sono quelle che, viste dall'alto, appaiono oltre ogni dubbio e...logica, come piste di atterraggio. Ma, poiché l'uomo ha iniziato a volare piuttosto di recente, sono molti a definire le linee di Nazca come piste di atterraggio aliene. La maggior parte di tali disegni è distribuita in una zona definita del Perù meridionale. Il problema più grosso relativo a tali linee, è quello di non conoscerne l'età e di conseguenza di non conoscerne l'utilizzo. Tra le varie supposizioni, bisogna prendere per buona quella che vede il lavoro dei disegnatori di Nazca diviso in due fasi. In una prima fase, disegnarono le complesse figure di animali ed uccelli, in una seconda fase disegnarono le più semplici ma più misteriose figure geometriche. La tesi è avvalorata dal fatto che tali linee geometriche intersecano e spesso cancellano parti dei disegni di animali ed uccelli. Unendo a tale discorso che bisogna ammettere che stando così le cose, la prima fase risulta più avanzata rispetto alla seconda, si ottiene un risultato a dir poco sconfortante, cioè: in che termini quantificare il tempo che separa le due fasi? Gli studiosi, hanno aggirato il problema, accomunando queste due ipotetiche culture, protagoniste delle due fasi, sotto il nome di Nazca classificandole, altresì, come tribù primitive. Ma fino a che punto erano primitivi questi popoli Nazca? Sembra che fossero degli eccellenti conoscitori dell'astronomia, in quanto studi effettuati da un astronoma americana, sembrano dimostrare che la figura del ragno sia una proiezione terrestre della costellazione di Orione, e che le linee collegate alla figura siano l'indice del variare delle declinazioni delle tre stelle della cintura. Una domanda destinata a destare stupore e sgomento al tempo stesso, è: di che tipo di ragno si tratta? Sembra che si tratti di un ragno rarissimo detto ricinulei, è stato trovato in zone remote ed inaccessibili della foresta amazzonica. Come hanno fatto, questi primitivi Nazca, a trovare tale ragno? Come hanno potuto valicare le Ande? Come hanno potuto riprodurre fedelmente l'anatomia di tale ragno, in particolari così minuscoli da essere visibili solo al microscopio? Ma non è l'unica stranezza. Come spiegare la balena? O le strane figure umane con pesanti calzature, con strane aureole e nell'aspetto sorprendentemente mistiche? Perché ancora riprodurre i disegni in scale così ciclopiche? Senza contare che i disegni geometrici presentano linee lunghe oltre otto chilometri... Ma se in totale buona fede, si ammette che è pur sempre possibile tracciare linee così lunghe e precise, il discorso si complica per le figure zoomorfe, poiché nessuna è così piccola da essere vista nell'assieme dal suolo... sembra che un aeromobile fosse indispensabile... indispensabile...
 

ATLANTIDE

Atlantide, il continente perduto Cos'è Atlantide? Comunemente si vuole indicare un ipotetico grande continente, esistito migliaia di anni fa e inabbissatosi in seguito a una serie di cataclismi, nell'area adesso occupata dall'oceano atlantico. L'idea di un continente perduto, scomparso e di cui si cercano le prove della reale esistenza, ha suscitato la nascita di mille miti e altrettante leggende, ma v'è da chiedersi - per porsi in un'ottica obiettiva nei confronti del problema - cosa c'è di vero, e quanto attendibili siano le eventuali fonti in nostro possesso. Tralasciamo, quindi, per il momento il discorso relativo a Cayce, definito il profeta di Atlantide, perché le sue rivelazioni contribuirono a far rinascere il mito, e spostiamoci indietro nella storia fino al V - IV secolo a.C.: l'epoca del filosofo greco Platone. Platone: Il primo a parlare di Atlantide Platone fu il primo a nominare questo continente in due suoi famosi dialoghi: Timeo e Crizia. <<[...] da che poi un'isola aveva innanzi dalla bocca, la quale chiamate voi colonne d'Ercole,ed era l'isola più grande che la Libia e l'Asia insieme, [...] era passaggio [...] a tutto il continente che è a dirimpetto. [...] Atlantide [...] teneva imperio sovra la Libia infino a Egitto, e sovra l'Europa infino a Tirrenia. [...] facendosi terremoti grandi e diluvii, sopravvenendo un dì ed una notte molto terribili, [...], e l'Atlantide isola [...] inabissando entro il mare, sì sparve. [...] ed è inesplorabile; essendo d'impedimento il profondo limo, il quale, all'inabissare dell'isola, si scommosse [...]>>. Trapelano quindi alcune informazioni preziose, che raccontano di una immensa civiltà - si presume ampiamente evoluta - che fu distrutta in un giorno ed una notte di cataclismi. La presenza di un continente perduto è comunque ravvisabile in diverse culture, sorte in epoche e luoghi molto diversi tra loro. Vediamo di schematizzare questo argomento. Il Mito di Atlantide I toltechi (popolazione messicana) sostenevano di discendere da una terra denominata Atlan o Aztlan (è solo una coincidenza la somiglianza dei nomi?). I Dakota (popolazione americana) sostengono che un tempo abitavano in un isola che sorgeva più a ovest della loro odierna nazione, un isola che poi fu sommersa. Nelle isole Antille, una leggenda narra di una distruzione in tutto e per tutto simile a quella che si riscontra nei racconti di Platone e Cayce. Anche nel Galles si tramanda una leggenda simile. Nel libro sacro dei Maya (altra popolazione sudamericana, controversa e misteriosa) si narra di una catastrofe, datata con precisione (i Maya erano degli esperti i termini di datazione), nella quale scomparve una civiltà. Quindi abbiamo diversi elementi, senza alcun nesso geografico, a meno che non si ammettesse davvero l'esistenza di una grande isola al centro dell'Atlantico, che fungesse da ponte tra il vecchio ed il nuovo continente. Ammettendo che tale isola sia esistita, che tipo di civiltà vi era? Che grado di evoluzione aveva raggiunto? Queste domande sono in parte soddisfatte dalle risposte che si possono evincere dalle "letture" di Cayce. L'Atlantide di Cayce Cayce ci offre un quadro molto dettagliato di Atlantide. Era una civiltà molto evoluta che - a causa di questa evoluzione - cadde in preda delle più turpi tentazioni, voltò le spalle a Dio, rinnegando anni di preziosa ed intelligente evoluzione in nome di un gretto materialismo. Quando si avviò il processo distruttivo, nessuno fu in Atlantide in grado di controllarlo e, in una sola notte, Atlantide scomparve. Questa molto sinteticamente è la storia di Atlantide proposta da Cayce e ricavata sulla base di una lettura comporata delle "letture" del profeta dormiente. Un dato si nota su tutti, la fine proposta da Cayce è la stessa di cui ci parla Platone nel suo dialogo, e la stesa che più o meno velatamente, più o meno direttamente, trapela dalle leggende sparse per il mondo. L'importanza dell'esistenza di Atlantide Perché potrebbe essere oltremisura interessante appurare o meno l'esistenza di Atlantide? Per un semplice motivo: è ragionevole pensare che questa grande civiltà, nel giorno della catastrofe perse contemporaneamente tutti i sui abitanti? Nessuno si salvò? Nessuno per caso fortuito si trasse in salvo? Nessuno fu in grado di - malgrado la tecnologia che pare avessero - prevedere la catastrofe e approntare qualche rimedio? E' difficile ammettere che quel lontano giorno, tutto il sapere di una grande civiltà si perse, tutti i suoi abitanti morirono. In termini statistici è illogico. La statistica, si sa, è l'unica certezza di cui si dispone quando si sconoscono le regole che presiedono a determinati eventi. Cioè, in un determinato numero di casi, molto vicino alla totalità degli stessi, un determinato evento è prodotto da una determinata causa. Quindi, esaminando le più gravi catastrofi di cui abbiamo memoria, nessuna di queste ebbe una forza distruttiva tale da porre nel nulla ogni forma di vita, qualche superstite c'è stato sempre, eccezion fatta per alcuni incidenti aerei, che per loro natura e per il ristretto numero dei soggetti interessati risulta più facile il prodursi di un esito totalmente fatale. Quindi, ammettendo che da Atlantide qualcuno si salvò, è interessante sapere dove andò a ripararsi e presso quali popoli trovò rifugio? Gli sfuggiti alla catastrofe: i segreti archivi Secondo i resoconti di Edgar Cayce, non tutti gli abitanti di Atlantide morirono nella catastrofe. Alcuni fuggirono su imbarcazioni, altri - prevedendo i funesti eventi - si erano già trasferiti altrove, ma dove? Appare ragionevole supporre che, trovandosi Atlantide nell'Atlantico, i superstiti della catastrofe trovarono rifugio presso le coste che si affacciavano su quel mare. Ma non solo, Cayce afferma che essi trovarono rifugio in Spagna, Portogallo, Francia e Britannia, ma anche in Egitto e addirittura in America centrale (Maya). Secondo Cayce, previdenti ed evoluti com'erano, gli Atlantidi superstiti portarono con se degli archivi che sistemarono presso i luoghi in cui trovarono rifugio. Uno di questi (sarebbero tre) si troverebbe sotto le zampe anteriori della Sfinge di Giza, recenti studi sismografici, hanno si rivelato la presenza di crepe sotto le zampe, ma non delle vere e proprie stanze. Tra l'altro Cayce aveva previsto ciò per la fine dell'anno 1999. Un altro segreto archivio, sarebbe stato conservato al sicuro ad Atlantide, nella speranza di un suo risorgere dalle acque. L'ultimo archivio pare sia stato sepolto nello Yucatan, in pieno territorio Maya. Dove cercare Atlantide? Dobbiamo ammettere che sapere dell'esistenza di un grande continente perduto e non sapere dove andare a cercarlo, non ci è molto d'aiuto, ma allo stesso tempo possiamo affidarci al prolisso Cayce, che ci ha tramandato anche delle possibili ipotesi. secondo i suoi racconti, le isole di Bimini sarebbero vette di montagne di quella che era un isola molto più vasta (n.b. si noti che l'area è quella adicente al Triangolo delle Bermude). Se questo resoconto è vero, possiamo credere che effettivamente si rifugiarono in Messico dopo la catastrofe, dato che il tragitto da affrontare, in questo caso, è piuttosto breve. Vi è una pseudo prova, nei fondali presso Bimini, è stata rinvenuta quella che a prima vista sembra una costruzione umana, se ciò fosse vero tale costruzione risalirebbe ad almeno 13000 anni fa [vedi parte quinta]. Ma questa non è l'unica teoria avvincente su Atlantide, ve n'è sono molte altre ciascuna avvincente ed affascinante. Il mito di Atlantide nasce dal declino della civiltà cretese? L'idea più accettabile sul piano archeologico e se si vuole anche storico, è quella secondo la quale la mitica civiltà di Atlantide di cui parla Platone, fosse la civiltà cretese. E' storicamente accettato - ormai - che la civiltà cretese conobbe una brusca fine, quando la vicina isola Santorini nel 1400 a.C. esplose in una violenta eruzione vulcanica. In seguito a quell'eruzione si sarebbero sollevate altissime onde di maremoto sufficienti a stravolgere e distruggere le coste cretesi. Creta, privata dei suoi sbocchi sul mare sarebbe andata in rapida ed inesorabile decadenza. Se si tiene conto che cretesi ed ateniesi erano nemici, il racconto fornito da Platone potrebbe effettivamente riferirsi alla civiltà cretese, e la nascita del mito di Atlantide sarebbe solo da imputarsi a progressivi rigonfiamenti della storia per via della tradizione orale. Tuttavia, non può tacersi che Platone nei due dialoghi - Timeo e Crizia - afferma categoricamente che Atlantide sorgeva oltre le Colonne d'Ercole (Stretto di Gibilterra) e che dominava l'Europa occidentale, la Libia senza riferimento alcuno, nemmeno allusivo, a Creta. Questa teoria, quindi, sebbene probabile sul piano storico non riesce a soddisfare la sete di certezza che aleggia intorno a questo argomento. Donnely ed i nomi ricorrenti Ignatius Donnely fu membro del congresso degli Stati uniti d'America che scrisse un'opera che - a tutt'oggi - è considerata una Bibbia del settore: " Atlantis the Ante-Diluvian World" (Atlantide, il mondo prima del diluvio). Egli era fermamente convinto che il continente di Atlantide si trovasse là dove affermava Platone, mise anche in luce una serie di circostanze che è oltremodo riduttivo definire semplici coincidenze: Atlante: catene montuosa africana. Città di Atlanta sulle coste americane. Atlanti, popolazione che viveva lungo le coste dell'Africa. Un oceano chiamato Atlantico. Una divinità chiamata atlante. In definitiva la tesi di Donnely era che Atlantide fosse abitata da uomini di razza bianca e negra che all'epoca della distruzione migrarono in diversi luoghi tra i quali anche il territorio Maya. Tuttavia gli restava un incolmabile dubbio: dove è finita Atlantide? Otto Much e i profili dei continenti Otto Muck è uno scrittore tedesco di discreta fama, la sua popolarità e nata dal modo in cui ha affrontato il problema di Atlantide. Egli partì dai riscontri oggettivi di cui poteva disporre elaborando una singolare teoria. La base della sua teoria stava tutta nella radicale contestazione della Deriva dei Continenti, stando alla quale doveva per forza negarsi l'esistenza di un continente perduto. Egli faceva notare che mentre i profili continentali dell'Africa e dell'America del Sud sembrano combaciare, quelli sulle sponde opposte dell'atlantico settentrionale non combaciavano affatto e - cosa più importante - alcune prove paleontologiche dimostrano che nel periodo dell'Era Glaciale in Europa non arrivava la Corrente del Golfo per via - stando alla teoria di Otto Muck - della <> presenza di una massa continentale proprio al centro dell'Atlantico. Riprendeva poi il discorso dei profili dei continenti asseriva che se Africa e Brasile combaciavano, non poteva dirsi altrettanto per le regioni dell'Atlantico settentrionale, in questa zona - secondo Otto Muck - era come se esisteva un buco che egli non esitò a definire <>. Continuò l'elaborazione della sua originalissima tesi, attribuendo la distruzione del continente a fenomeni celesti, come l'impatto con un asteroide, che sconvolse l'equilibrio di quel continente producendone rapidamente la scomparsa. Charles Hapgood Era un professore di Storia della Scienza presso il Keene College negli U.S.A. La sua brillantezza mentale e il suo spingersi oltre i canoni accademici furono ignorati da gran parte degli scienziati che lo trattarono con freddezza fino alla sua morte, ma venne senz'altro notato da un uomo che molto ha dato alla scienza, alla fisica e quindi al progresso della razza umana: Albert Einstein. <<[...] Ricevo spesso comunicazioni da persone desiderose di consultarmi in merito a loro idee [...] idee del genere sono ben di rado dotate di validità scientifica [...] la comunicazione pervenutami da Charles Hapgood ebbe il potere di elettrizzarmi [...]>>. La teoria che elettrizzò Einstein era semplice ma dirompente al tempo stesso. Secondo Hapgood l'Antartico non fu sempre coperto dai ghiacci, e addirittura in un tempo remoto godeva di un clima temperato, in quanto si trovava non nella zona in cui si trova adesso, ma circa 4000 chilometri più a nord. L'attuale posizione del continente antartico sarebbe da imputare al fenomeno dello scorrimento della crosta terrestre (= la litosfera subisce una dislocazione slittando sulla massa interna più morbida: come se staccando interamente una buccia d'arancia la si facesse muovere sul frutto interno) e quindi anche il progressivo raffreddamento del continente. Einstein "aiutò" Hapgood per trovare un fondamento scientifico alla causa scatenante dello slittamento, individuata nel continuo ammassarsi dei ghiacci che inevitabilmente esercitano una pressione asimmetrica sul continente. Oltre a questo interessante studio sulla dinamica di slittamento della crosta terrestre, egli fu l'involontario - quasi - padre di una delle più interessanti teorie sul continente di Atlantide. Secondo questo studioso ci sarebbero delle antiche mappe che dimostrerebbero l'esistenza di una civiltà evoluta, vissuta migliaia di anni fa. Purtroppo la sua interessante teoria doveva aspettare per dimostrare il suo valore, in quanto le stesse premesse dalle quali partiva Hapgood, con un prezioso lavoro scientifico, furono alla base di un libro di un personaggio impreciso, approssimativo e con scarse conoscenze della materia trattata: Erich von Daniken. Nel suo libro zeppo di imprecisioni e vere e proprie improvvisazioni, attribuiva tutta la questione di Atlantide, delle mappe, delle piramidi egizie agli extraterrestri. Queste affermazioni lo qualificarono subito come un ciarlatano e di conseguenza vanificarono anche il prezioso lavoro di Hapgood. Tuttavia Hapgood era un ricercatore instancabile e un giorno mentre casualmente ascoltava una trasmissione radiofonica, sentì parlare di una misteriosa mappa. La Mappa di Piri Reis 06 Luglio 1960 <<[...] la sua richiesta di valutazione di alcune singolari caratteristiche del mappamondo di Piri Reis, è stata accolta. L'ipotesi che la parte inferiore della Carta rappresenti la Costa della Principessa Martha della Terra della Regina Maud e la Penisola Antartica è la più ragionevole. [...] Il dettaglio geografico mostrato nella parte inferiore della carta concorda in modo straordinario con il profilo sismico effettuato sulla superficie della cappa di ghiaccio [...] del 1949. Ciò sta a indicare che la linea costiera era stata rilevata prima che fosse ricoperta dalla cappa di ghiaccio.[...]>> f.to Harold Z. Ohlmeyer. A Charles Hapgood. Fa meno rumore lo scoppio di una granata che il tranquillo e pacato tono di questa importantissima missiva di circa 40 anni fa. Perché? Semplicemente perché afferma che ciò che è rappresentato nella mappa di Piri Reis è il continente antartico prima della sua completa glaciazione, che pare avvenne nelle ipotesi più recenti in termini di date non dopo il 5000 a.C. In sostanza come poteva una mappa risalente al 1513 circa riportare i confini di un continente che a quell'epoca era da circa 6.500 anni coperto da chilometri di ghiaccio? Ma c'è di più, l'ammiraglio Piri Reis - il disegnatore di questa mappa - affermò nei suoi diari, o nelle annotazioni a margine della mappa fatte di suo pugno, che tale mappa l'aveva ricavata dal confronto di tante altre mappe antichissime, alcune delle quali erano scampate al rovinoso incendio della biblioteca di Alessandria d'Egitto. A questo punto si potrebbe senz'altro pensare che si tratti di una beffa ben organizzata da qualcuno, ma pareri di insigni scienziati e professori concordano nell'affermare che la mappa di Piri Reis è un documento autentico nel quale possono riconoscersi senza sforzo alcuno le coste occidentali dell'Africa, quelle orientali del Sud America e - ciò che fa scalpore - quelle settentrionali dell'Antartico. La circostanza che più di tutte deve fare riflettere è quella che essendo l'Antartico stato scoperto solo nel 1818, deve per forza escludersi che le fonti di Piri Reis siano provenienti da esploratori suoi contemporanei. Un'altra circostanza fa restare perplessi: la costa della Terra della Regina Maud, che appare nella mappa sgombera totalmente dai ghiacci. Da studi geologici pare possa affermarsi che l'ultima data utile in cui l'Antartico era sgombero dai ghiacci e quindi era possibile cartografarlo minuziosamente, come appare nella famosa mappa, è il 4000 a.C. (si noti che qualsiasi data prima del 4000 a.C. in cui era possibile trovare l'Antartico sgombero dai ghiacci si aggira dal 13.000 a.C. al 4000 a.C., poiché si presume che l'Antartico ebbe un periodo di circa 9000 di totale disgelo, prima di essere avvolto da una cappa di ghiaccio). La storia a questo punto resta interdetta, poiché non vi è traccia - almeno nel senso storico del termine - di alcuna civiltà avanzata al punto da poter rilevare cartograficamente le coste di quella terra, tra il13.000 ed il 4.000 a.C. Cartografi prima della storia? Nelle annotazioni di Piri Reis, non troviamo nulla - se non rapidi accenni a fonti di altri esploratori tra i quali anche Cristoforo Colombo - che possa far luce sulla reale origine della mappa, o meglio riguardo le fonti sulle quali si basa. Una valida teoria, a tal proposito, ci viene proposta da Charles Hapgood. Egli riteneva che molte delle carte fonti di cui parlava l'ammiraglio Piri Reis, e che lo stesso faceva risalire al IV sec. a.C., erano in realtà molto più antiche, e riportavano alla esistenza di una civiltà talmente evoluta da aver cartografato l'intero globo terrestre già prima del 4.000 a.C. Queste mappe - sempre secondo Hapgood - sarebbero state tramandate da popolo a popolo, passando dai Cretesi a i Fenici, agli Egizi, ai Greci e forse anche ai Romani. E' probabile che queste mappe furono conservate anche presso la biblioteca di Alessandria d'Egitto, e lì furono copiate e collazionate per una più capillare diffusione. Non è inverosimile che da Alessandria queste mappe furono inviate a diversi centri europei, tra i quali non si esclude Costantinopoli che - probabilmente - fu inconsapevole centro di diffusione di queste in tutta l'Europa per via delle Crociate che a partire dal 1204 videro protagonista questa città. E' proprio a Costantinopoli che fu ritrovata nel 1929 - negli archivi del palazzo Imperiale - la mappa di Piri Reis. La mappa di Oronzio Fineo E' una sorta di mappamondo risalente al 1531, fu studiato e accuratamente spiegato da Charles Hapgood. In questo mappamondo si vedevano rappresentate perfettamente le coste dell'Antartico, tutte. Ma non solo, potevano individuarsi - all'interno di detto continente - catene montuose costiere altre più arretrate, fiumi e sprazzi di vegetazione che lasciavano intendere, oltre ogni dubbio, che si trattava di una mappa disegnata quando l'antartico era sgombro dai ghiacci. Anche questa mappa sembra essere stata ricavata dalla consultazione di mappe e fonti ben più antiche del 1531. Quindi sia la mappa di Piri Reis e sia la mappa di Oronzio Fineo (per non parlare di alcune mappe realizzate da Mercatore), mostrano un dato in comune: il continente Antartico prima della glaciazione che pare sia avvenuta - con una certa rapidità - a partire da 4.000 a.C. La spiegazione a ciò può essere solo una, e ci riporta entro i confini del nostro discorso, l'esistenza di una civiltà evoluta, che viaggiava per mare, che aveva gli strumenti necessari per effettuare i rilevamenti cartografici, che in definitiva avvertì l'esigenza di cartografare l'Antartide, perché? "Quando venne giù il cielo", dei coniugi Flem-Ath Sono due cordiali coniugi canadesi, che nella loro opera, "Quando venne giù il cielo", danno una plausibilissima spiegazione riguardo al mito di Atlantide. La loro opera nacque da un attento e rigoroso - nonché metodico - studio durato per oltre 15 anni. Nonostante la qualità del lavoro da essi svolto, non riuscirono ad affermare subito i loro sforzi perché: <<[...] basta solo fare io nome di Atlantide e le menti si chiudono [..]>>. Qual era la reale portata della teoria dei coniugi Flem-Ath? La loro teoria prendeva le mosse dagli studi di Charles Hapgood, sullo slittamento della crosta terrestre. Essi ritenevano che questo fenomeno poteva spiegare i repentini mutamenti climatici che - molto probabilmente hanno interessato - l'Antartide, ma non solo, anche molte parti dell'Europa, in definitiva essi attribuivano a questo spettacolare fenomeno anche le estinzioni di massa verificatesi nel corso dei millenni. I coniugi Flem-Ath, andavano oltre ammettendo che, malgrado tutto, i fenomeni glaciali potevano considerarsi ricorrenti, cioè c'era qualche causa che poteva scatenarli sollecitando lo scorrimento della crosta terrestre. Per dirla con loro, in realtà non si tratterebbe di fenomeni glaciali totali di tutto il pianeta, ma circoscritti alla zona continentale che si trova all'interno dei due circoli polari. In altre parole, mentre tutto il mondo abitato vive in continenti con un clima più o meno stabile e che permette la vita senza troppe difficoltà, vi è un vero e proprio periodo glaciale in atto, che sta interessando principalmente l'Antartide. L'evidenza di ciò che è nascosto... Di sicuro sarà capitato a molti di non trovare qualcosa, girare e girare per casa, ripercorrere i luoghi o le strade passate, chiedere i giro e dannarsi di non trovarla e poi - quando non ci si spera più - ecco apparire quel qualcosa proprio davanti ai nostri occhi magari nel punto più in vista della stanza, lì proprio lì, dove era scontato che non ci fosse. Ecco è proprio una situazione simile a questa, che è alla base della sconvolgente teoria dei coniugi Flem-Ath. Secondo loro, perché cercare Atlantide in fondo al mare, perché ostinarsi a credere e ritenere che l'intero continente deve essere andato perduto? Perché non cercarlo nell'unico luogo dove si ritiene per presunzione che non possa esserci? In altre parole, come può perdersi un continente? Non è più semplice sostenere che probabilmente - in seguito allo scorrimento della crosta terrestre - un continente (patria di un'evolutissima civiltà) si sia improvvisamente trovato a fronteggiare un rapido raffreddamento del suo clima - accompagnato anche da sconvolgimenti geologici - e che abbia preferito emigrare in altre terre che avevano un clima più mite? Secondo i coniugi e gran parte degli studiosi aperti a nuove ed interessanti teorie, certamente si. Se a questa teoria uniamo gli elementi che via via, abbiamo esposto, ecco che tutto diventa più probabile. Abbiamo mappe risalenti a chissà quando che ritraggono l'Antartide sgombro dai ghiacci; il mito ricorrente in tantissime civiltà [vedi parte seconda] di un continente perduto, patria di una civiltà evoluta; prove paleontologiche dell'esistenza di un clima sostanzialmente diverso a quello che viviamo oggi; le "letture" del profeta di Atlantide [vedi parte prima] Edgar Cayce, relative all'esistenza di questo continente; le interessanti teorie di Hapgood - con la spiegazione di Einstain -, dei coniugi Flem-Ath che insieme sembrano tessere di un unico puzzle. Su queste basi, sebbene manchi la certezza, si è senz'altro tolto un po' di "limo" dal fondale melmoso su cui si adagia tutto il mito di Atlantide. Atlantide risorgerà La resurrezione di Atlantide, chiude la trattazione di tutte quelle teorie che parlano di questo continente perduto. L'idea di una rinascita dalle acque ci viene dalle "letture" di Cayce, secondo il quale tra il 1968/69 a largo di Bimini, si sarebbe avviato il processo della resurrezione di Atlantide. Nel 1968, 23 anni dopo la morte di Cayce, a largo di Bimini furono trovate delle strane rovine che appaiono essere manufatti umani, risalenti a tempi remotissimi e comunque a quando erano fuori dall'acqua. Il ritrovamento più importante riguarda il famoso Muro di Bimini (vedi foto a lato) esso si presenta: <>. Queste scoperte suscitarono, all'inizio, solo reazioni negative. Poi si scoprì che questa costruzione, il cui utilizzo resta nel campo delle supposizioni, si ramificava nel fondo oceanico, svoltando e seguendo degli immaginari confini di una terra che non si quale fosse. Ma non è ancora tutto, dal 1970 circa è in atto una fitta campagna di voli ricognitivi che hanno messo in evidenza la presenza di costruzioni di foggia umana, sui fondali attorno a Cuba, Haiti e Santo Domingo. Intorno a quegli anni fu scoperto, nelle vicinanze di Andros, una sorta di muro sommerso. Identica scoperta venne effettuata presso Cay Lobos. A nord di Puerto Rico furono visti sott'acqua degli scalini scavati nella roccia continentale, che almeno da 12.000 è sotto il livello del mare. Al largo della costa dello Yucatan, è possibile scorgere dall'aria molte grandi strade che lasciano dritte il litorale e poi seguono una direzione verso il mare aperto. Sul fondale al largo della Florida si rinvenne una strada perfettamente lastricata e levigata al punto che vennero fissate delle ruote a un sottomarino, e questo percorse la strada sottomarina come fosse stato un'automobile. Adesso l'unico interrogativo che ci rimane è: la resurrezione di Atlantide sarà una resurrezione caratterizza dall'emersione del continente oppure, sarà una resurrezione morale, costituita dal recupero pressoché totale della cultura, conoscenze e storia di questa immensa civiltà? Quindi nell'attesa di risolvere quest'ennesimo enigma, non ci resta altro che preparare la mente alle nuove certezze che, forse, un giorno si potrebbero raggiungere
 
FONTE: WWW ALTERVISTA.ORG

IL TRIANGOLO DELLE BERMUDA

Nell'oceano Atlantico Occidentale, vi è un'area che è comunemente e tristemente nota come IL TRIANGOLO DELLE BERMUDE. In tale area sono misteriosamente spariti o repentinamente colpiti da strani eventi, più di 100 aeroplani ed altrettante navi, 1000 vite umane... senza che un solo cadavere o rottame fosse recuperato. I pochi superstiti o gli involontari testimoni (chi era in contatto radio con gli aerei o le navi), raccontano di strani bagliori, improvvisi malfunzionamenti degli strumenti di bordo o poco chiari aspetti del mare. Principali sparizioni di "aeromobili" Una prima sparizione, che in qualche modo aprì il mistero, risale al 5 dicembre del 1945. Protagonisti 5 aeroplani che scomparvero inspiegabilmente quasi simultaneamente. Erano conosciuti col nome di squadriglia 19, l'equipaggio (cinque ufficiali e nove soldati addestrati), non era al completo: un soldato aveva chiesto ed ottenuto, per una inquietante premonizione, di essere rimosso da quella missione. Tutti gli aerei avevano sufficiente carburante (per circa 1600 km) e le operazioni preliminari di volo erano andate a buon fine. Alle 3.15 p.m., un inquietante discorso radio era in corso tra il comandante della squadriglia 19 e la torre di controllo: <<... torre... non sappiamo più dove sia l'ovest... non funziona più niente... nemmeno il mare è come dovrebbe essere...>>, poco dopo partirono i soccorsi. Alle 4.00 p.m. circa, sparì anche l'aeroplano di soccorso con 13 persone a bordo. Alle 7.00 p.m. fu captato dal centro soccorso radio, un debolissimo messaggio <<... FT... FT...>>, che conteneva le lettere identificative degli aerei della squadriglia 19. Ma l'orario in cui il messaggio fu captato era 2 ore dopo quello in cui gli aerei sarebbero stati presumibilmente senza carburante. Le ricerche partirono dall'indomani. Fu un'operazione di ricerca senza precedenti, parecchi velivoli, natanti e mezzi sottomarini furono utilizzati, ma non si riuscì a trovare un solo indizio che spiegasse la tragedia. Parecchie voci si susseguirono, relative a scoppi o scie luminose avvistate il giorno della scomparsa, ma presto furono smentite. Nel gennaio del 1948, sparì lo Star Tiger. Trasportava un equipaggio di sei persone e venticinque passeggeri. L'aereo doveva atterrare nelle Bermude alle 10.30 della sera, poco prima di tale ora i messaggi arrivati alla torre di controllo erano di piena routine (tempo ottimo, ottime condizioni del cielo, perfetto orario); ma l'aereo non arrivò mai a destinazione, né si percepirono altri messaggi. Il 17 gennaio del 1949, sparì lo Star Ariel, gemello dello Star Tiger. Il suo tragitto doveva essere Londra - Santiago del Cile, con scalo tecnico nelle Bermude, da dove ripartì alle 7.45 del mattino. Dopo i primi messaggi di routine, dallo Star Ariel non arrivò più nulla. Nel marzo del 1950 un Globemaster degli U.S.A. sparì sul vertice settentrionale del triangolo, mentre era in volo verso l'Irlanda. Il 2 febbraio del 1952 sparì un aereo-cargo Brithis York mentre si dirigeva in Giamaica. Da esso, presumibilmente, giunsero dei flebili segnali di S.O.S. Il 30 ottobre del 1954 un Super Costellation della Marina degli Stati Uniti, sparì con quarantadue persone di equipaggio; anche in questo caso poco dopo la sparizione si udì un flebile segnale di S.O.S. Il 5 aprile del 1956 un B-25 scomparve con tre persone a bordo nei pressi di un canion sottomarino profondo 1600 metri. Un aereo cisterna KB-50 delle Forze Aeree degli Stati Uniti, scomparve nel gennaio del 1962, anche in questo caso un flebile messaggio di aiuto alludeva ad una difficoltà non bene specificata. Il 5 giugno 1965 sparì, nella zona delle Bahama orientali, in circostanze mai chiarite il Flying Boxcar C-119, con dieci persone a bordo. L'11 gennaio del 1967 sparì il Chase YC-122 con quattro persone a bordo, nei pressi di una lingua della Corrente del Golfo tra Palm Beach e Grand Bahama. Il 22 settembre del 1963, sparì un C-132 Cargomaster, mentre era in volo verso le Azzorre. Principali sparizioni di "Navi" Le principali sparizioni di navi entro l'area del Triangolo, sono avvenute nell'area chiamata Mar dei sargassi: un mare immenso e immobile che prende il nome da uno strano tipo di alga, il sargasso. Al di sotto di questo tratto di mare vi sono le pianure abissali di Hatteras e numerosi monti sottomarini che presentano una strana cima piatta, come se un tempo fossero state isole. Tale mare è anche famoso per le tremende bonacce che lo caratterizzano, e che gli hanno fatto guadagnare la fama di mare delle navi perdute. Una delle prime sparizioni è quella della USS Insurgent nel 1800, con 340 uomini a bordo. La USS Pickering scomparsa nel 1800 con 90 persone a bordo. La Rosalie nel 1840, aprì la via ai misteri con la "M" maiuscola, infatti non fu la nave a sparire... ma l'equipaggio e i passeggeri!!! Tutto era a posto, le vele spiegate, le scorte intere, ma nessun essere vivente, eccezion fatta per un canarino. Nel 1855 venne avvistato un tre alberi, il James B.Chester, mentre navigava senza meta con le vele spiegate. Gli uomini che salirono per ispezionare la nave, notarono un insolito disordine nella cabina di comando dalla quale mancavano le carte nautiche e le bussole, il resto era tutto a posto: il carico intatto! Nel 1872 fu ritrovata la Mary Celeste, gli uomini che salirono a bordo trovarono le vele spiegate, il carico intatto e sufficienti scorte di viveri e acqua. Ma dell'equipaggio nessuna traccia, nemmeno il capitano con la moglie e la figlioletta. La cabina principale era chiusa con delle assi come se qualcuno avesse voluto opporre una strenua resistenza a misteriosi assalitori. Per dare spiegazioni a tale mistero numerose sono state le ipotesi, ma nessuna apparve convincente e tale evento, è a tutt'oggi considerato insoluto. Nel 1881 mentre la goletta Ellen Austin navigava tranquillamente, si imbatté in una goletta abbandonata. Abbordandola il comandante della Ellen Austin, ne constatò il perfetto stato e mettendo una ciurma sulla goletta abbandonata ordinò che fosse condotta in porto. Quasi improvvisamente scoppiò una burrasca che interruppe i contatti fra le due golette per due giorni, quando la seconda goletta venne ritrovata non vi era traccia della ciurma lasciata su quella nave. Il comandante della Ellen Austin vincendo le riluttanze dei suoi uomini riuscì a piazzare una seconda ciurma su quella goletta, e la navigazione fu ripresa. Subitò scoppio un'altra burrasca e ne la ciurma ne la goletta furono più ritrovate. Nell'ottobre del 1902 fu ritrovato il brigantino tedesco Freya inclinato e disalberato, nella cabina del capitano il diario di bordo era fermo al 4 ottobre, giorno dopo la partenza. Dell'equipaggio non vi fu più alcuna traccia. La scomparsa della USS Cyclops avvenuta il 4 marzo del 1918 è a tutt'oggi considerato uno dei misteri più impenetrabili della marina americana. Furono molte le teorie avanzate per spiegare quest'evento ma nessuna sembrava poter essere provata appieno. In base ad una di queste teorie venne prodotto anche un film L'avventura del Poseidon, nel quale si imputava la sparizione ad un improvviso capovolgimento della nave. Il 6 aprile 1932 un due alberi John and Mary fu trovato perfettamente galleggiante ma totalmente deserto a 80 km da Bermuda, aveva le vele ammainate, ed inspiegabilmente, lo scafo dipinto di fresco. Uno yacht Gloria Colite proveniente da St. Vincent fu trovato nel 1940, completamente deserto ma totalmente in ordine, a 320 km da Mobile. Nel giugno del 1950 una nave da carico di 106 mt la SS Sandra scomparve totalmente senza lasciar tracce. Il caso della São Paulo è uno dei più impressionanti. Questa nave era destinata ad essere demolita e aveva un equipaggio di soli otto uomini. Navigava rimorchiata da due rimorchiatori oceanici nei pressi delle Azzorre ed improvvisamente sparì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1951. Nella notte del 3 uno dei rimorchiatori aveva sganciato le gomene per la furiosa burrasca; il mattino seguente i cavi del secondo rimorchiatore erano spezzati e della nave non vi era né vi fu mai più traccia. Anche imbarcazioni più piccole sono state vittime di sparizioni nell'area del Triangolo; tra queste possiamo ricordare il Connemara IV, Maple Banck e The Vagabond, trovati nell'arco di un decennio privi di passeggeri e di equipaggio ma perfettamente in ordine. Il 2 febbraio del 1963 sparì la Marine Sulphur Queen lunga 130 mt senza alcun messaggio, indizio o relitto. Un messaggio d'aiuto pervenne invece nel 1924 dalla Raiuke Maru, nave da carico giapponese, il messaggio diceva: <>, ma la nave e l'equipaggio non furono più ritrovati. Un chiaro esempio di sparizione fulminea di una barca in vista del porto è dato dalla vicenda dello Witchcraft, considerato inaffondabile. Era la vigilia di Natale del 1967 ed il proprietario della nave aveva invitato a bordo un prete per ammirare le luci natalizie di Miami. Navigarono per circa un miglio dalla spiaggia e si fermarono alla boa n. 7. A questo punto il proprietario del natante inviò un inaspettato S.O.S. alla guardia costiera che arrivò in aiuto in meno di 20 minuti, ma alla boa n.7 non vi era più alcuna traccia dello Witchcraft ed un portavoce della guardia costiera archiviò la vicenda con le parole:<>. Una delle ultime sparizioni risale al marzo 1973, quando sparì la Anita, una nave da carico di 20.000 tonnellate con 32 uomini a bordo. Testimonianze di alcuni sopravvissuti Non tutti gli eventi accaduti nell'area del Triangolo hanno avuto esito fatale per i protagonisti, alcuni sono sopravvissuti, ma i racconti di questi anziché dare chiarezza del tutto involontariamente infittiscono il mistero. Ci fu chi assistette durante un traino a mare, ad un' improvvisa esplosione di forza che come un vortice risucchiava verso il fondo la nave trainata. Durante questi strani vortici, tutte le apparecchiature di bordo andarono in tilt. Ci fu chi, come il Cap. Henry dovette adoperarsi in un vero e proprio tiro alla fune con una forza sconosciuta. Egli mentre trainava un natante avvertì un improvviso rallentamento e di lì a poco, i generatori del suo rimorchiatore, furono ridotti a zero. Nonostante ciò ordinò di spingere i motori al massimo e in qualche modo uscì da quella situazione. Recatosi a poppa notò il cavo di traino perfettamente teso, ma in fondo ad esso non si vedeva nulla poiché il natante trainato era immerso in una strana nebbia presente solo in quel punto. Anche il mare, calmo tutto intorno, nell'area del natante era agitato. Poco dopo la situazione si ristabilì, ma nessun evento fisico o meteorologico è in grado di spiegare ciò che è effettivamente successo. Alcuni piloti di aerei, parlano di alterazioni elettromagnetiche e di strane colorazioni del cielo nell'area del Triangolo, anche queste pressoché inspiegabili dal punto di vista scientifico. Le spiegazioni Le spiegazioni riguardo alle sparizioni di aerei e navi, di certo non hanno il carattere della certezza assoluta, ma tuttavia, offrono un'alternativa a coloro che non credono che nell'area del triangolo si celi qualche mistero. In qualsiasi tratto di mare, infatti, è possibile tracciare - idealmente - un triangolo e notare che al suo interno sono avvenute delle sparizioni più o meno inspiegabili. Ma non è tutto. C'è da considerare un altro fattore importante. Il triangolo delle Bermude, si delinea nell'area tipica di una importantissima corrente, la corrente del golfo. Questa corrente viaggia a circa 4 nodi, è presumibile che navi sparite in quell'area possono essere trasportate lontano proprio dalla corrente, al punto da essere ritenute introvabili. Vi sono i casi in cui le navi sono riemerse dopo essere colate a picco. Le navi riemerse Una delle prime navi a riemergere, dopo essere affondate nell'area del triangolo delle Bermude, fu la A.Ernest Miles. Questa nave colò a picco con un carico di sale, quando il sale si sciolse, la nave ritornò in superficie e in seguito fu ritrovata. La Dahama, ritenuta affondata e irrimediabilmente persa nell'aprile del 1935, con il suo equipaggio e passeggeri tratti in salvo dalla nave Rex. Qualche tempo dopo, un'altra nave, la Aztec ritrovò la Dahama perfettamente conservata alla deriva e completamente vuota. Il comandante dell'Aztec considerò la Dahama una nave misteriosamente abbandonata, il motivo che fece tornare in superficie questa nave è, a tutt'oggi, un mistero. Ma allora come spiegare le sparizioni e, in definitiva, tutti gli eventi inspiegabili che pare avvengano nell'area del triangolo? Le spiegazioni di Mel Fisher Mel Fisher è un esperto subacqueo che ha dedicato parte della sua vita alla ricerca di tesori sottomarini, servendosi di un particolare strumento: il magnetometro potenziato, che permette di individuare la presenza - sotto il limo dei fondali - di metalli nobili o no. In questo modo, Fisher, oltre ad ammassare una ingente quantità di dobloni d'oro ha trovato anche numerosi relitti di aerei e navi ritenuti da tempo introvabili. Sulla base dei suoi ritrovamenti e sullo stato di conservazione dei relitti, egli sostiene che parte delle scomparse avvenute nell'area del triangolo delle Bermude siano state causate da bombe inesplose da siluri carichi o da mine vaganti, risalenti alle guerre passate o ad esercitazioni attuali. Egli ritiene che l'individuazione dei relitti è resa problematica dal limo dei fondali, dalle correnti e dai così detti buchi azzurri. I Buchi Azzurri Cosa sono? Migliaia di anni fa erano caverne che sorgevano fra i monti della terra ferma. Oggi in seguito all'inabissamento di parti del globo terrestre, si sono riempite di acque e sono diventate i rifugi preferiti da pesci di grossa taglia, e la meta ambita di coraggiosi subacquei. Stando alle testimonianze dei coraggiosi che vi si addentrano, essi si diramano in numerosi cunicoli quasi a guisa di labirinto, al punto che molti pesci - una volta entrati - non riescono a trovare la strada d'uscita. La constatazione più interessante - almeno entro i confini del nostro discorso - è quella della presenza di fortissime correnti all'interno di queste caverne, correnti così forti da potersi equiparare a quelle di un fiume. Queste correnti si manifestano in superficie come dei vortici capaci di risucchiare ogni cosa al loro interno, anche piccole barche insieme alo loro equipaggio. Questa fascinosa possibilità ottenne fortuna grazie ad un oceanografo che, durante una serie di rilevamenti sottomarini, trovò incastrato in un buco azzurro un peschereccio, ma se questi buchi azzurri possono - forse senza eccessivo sforzo - spiegare la scomparsa di piccole imbarcazioni o barche a remi, non possono assolutamente essere chiamati in causa per giustificare la sparizione di navi o addirittura aerei. Trombe marine Una teoria che tenta di spiegare su basi più realistiche la possibile causa delle sparizioni improvvise di navi ed aerei, è quella che chiama in causa le trombe marine. La tromba marina è un fenomeno meteorologico costituito da un vero e proprio tornado che sfoga la sua potenza sul mare. La sua forza distruttiva può benissimo distruggere una piccola imbarcazione o un aeroplano che vola a quota a relativamente bassa. Inoltre, può precisarsi, che se di giorno è sempre possibile avvistare in tempo questi fenomeni, di sera ed in condizioni di scarsa visibilità diventa pressoché impossibile, ma tutto sommato, la tesi delle trombe marine come causa di sparizioni di navi di grossa taglia sembra improbabile, sembra più calzante la teoria che chiama all'appello un altro sconcertante fenomeno marino. Ondate di marea Queste sono costituite da un'improvvisa ondata di mare che nasce da un punto imprecisato del mare per cause varie, tra le quali: terremoti o frane sottomarine, pressione atmosferica, venti temporali ed uragani, eruzione di vulcani sottomarini, il tutto non per forza deve accadere nelle vicinanze del punto di manifestazione del fenomeno. Le ondate più - tristemente - famose di questa categoria sono quelle denominate tsunami, sono quelle causate da terremoti sottomarini e che hanno anche raggiunto altezze incredibili, quasi 70 metri. Gli tsunami possono sollevarsi senza alcun preavviso (poiché sono prodotte da fenomeni che il più delle volte non si avvertono sulla terraferma), la loro potenza distruttiva può capovolgere una nave o affondarla del tutto. Può anche succedere che una nave venga spezzata in due, per effetto della tensione delle onde, o addirittura che riesca a passarle indenne scalando e ridiscendendo il solco dell'onda stessa. Tra le onde di marea, chiamate in causa per giustificare la sparizione di navi nell'area del triangolo, occupano un posto di secondo piano, per dimensioni e spettacolarità ma non per potenza, le così dette onde di sessa. Generalmente queste sono prodotte da frane sottomarine. Il carattere subdolo di queste ondate, sta tutto nella difficoltà a riconoscerle quando si avvicinano. Hanno un aspetto innocuo, ma dietro ad esse si nasconde un flusso d'acqua dalla potenza dirompente, capace di distruggere una nave e spazzarne via i relitti. Queste spiegazioni possono - in un certo qual modo - soddisfare le ricerche circa le possibili cause delle sparizioni delle navi. Ma riguardo agli aerei? Accadono nel cielo fenomeni paragonabili agli tsunami o alle onde di sessa? CAT (turbolenza di aria chiara) Nell'atmosfera vi sono dei fenomeni che è possibile paragonare alle onde di marea, almeno per quanto riguarda gli effetti devastanti per i mezzi che vi si trovano in mezzo. A volte è possibile che un aeroplano si trovi improvvisamente sballottato da colpi di vento che non potevano prevedersi. La manifestazione più eclatante di questi colpi di vento sono le così dette turbolenze di aria chiara. Queste - chiamate anche in acronimo CAT - non possono essere previste. Sono una conseguenza che si sviluppa ai margini della corrente d'aria che "scorre" sopra la terra circa 200 nodi all'ora. Viste la potenza e l'impossibilità di prevedere questo fenomeno - che già di per sé è un mistero - non risulta difficile ammettere che un aereo può facilmente andare perduto in seguito a vuoti d'aria o sbalzi di quota dovuti a queste fortissime correnti d'aria. Ma, d'altra parte, sappiamo che il CAT è un fenomeno che esiste ma che non può considerarsi frequente o addirittura regolare. In altri termini, se esso può spiegare la perdita degli aerei senza eccessivo sforzo, ecco che però risulta difficile ammettere che tutte le volte che un aeroplano è sparito nell'area del triangolo, la sua sparizione sia stata causata dal CAT. Sono forse altre le spiegazioni che dobbiamo cercare. Elettromagnetismo In tutte le sparizioni - specialmente in quelle che riguardano gli aeroplani - vi è un sottile denominatore comune: squilibri più o meno gravi alle strumentazioni di bordo. E' chiaro che questo singolare fenomeno non è passato inosservato agli studiosi del triangolo delle Bermude. Fra essi possiamo ricordare - innanzi tutto - l'autorevole opinione di Hugh Auchincloss Brown (ingegnere elettronico, autore di un bel libro Cataclysm of the Earth): <>. Le aree di minor coerenza Un interessante studio sugli effetti dell'elettromagnetismo sulla navigazione aerea è stato condotto, per conto del governo Canadese, da Wilbert B.Smith intorno ai primi anni '50. Egli appurò che sia il magnetismo e sia la gravità, sono elementi che concorrono a queste strane tragedie aeree. La peculiarità della sua ricerca sta tutta nell'aver individuato delle aree specifiche, definite da lui stesso <>, caratterizzate da un piccolo diametro (300 metri circa) ma estese considerevolmente verso l'alto. Queste aree presentano una turbolenza elettromagnetica capace di frantumare un aeroplano. Risultano - inoltre - di difficile individuazione perché soggette a repentini spostamenti: <>. Altre posizioni riguardo al triangolo Non manca chi, pur accettando senza critica le varie soluzioni proposte, non sfugge alla tentazione di classificare questi eventi come veri e propri misteri, cioè senza una vera ed appagante - dal punto di vista scientifico - soluzione. Un funzionario, di alto grado, della guardia costiera disse riguardo a questi fenomeni: <>. Il settimo distretto della Guardia Costiera, quello più vicino al triangolo, ritiene che quest'area di mare sia semplicemente immaginaria, nel senso che le perdite concentrate in quel tratto sono solo coincidenze. <>. Dalla lettera circolare del 7° distretto della Guardia Costiera. Questa circolare, quindi, cerca di spiegare in termini più umani possibili i fenomeni delle sparizioni. E' chiaro che tale discorso non può ritenersi infondato in quanto l'inesperienza umana unita a fattori ambientali pressoché unici, possono tranquillamente spiegare questi fenomeni che tanto strani appaiono. Ma, se nel pianeta ci fossero altre aree con una fama funesta e sinistra come il Triangolo delle Bermude? Sarebbe, in questo caso, ancora ragionevole pensare che trattasi solo di errori umani e di fattori ambientali inusuali? Il mare del Diavolo - sud est del Giappone Tra il Giappone e le isole Bonin si estende un area di mare tristemente nota come il mare del Diavolo. Anche in quest'area si sono registrate numerose sparizioni di navi ed aeromobili al punto che il governo Nipponico ha dichiarato quell'area zona pericolosa. Nelle leggende della costa del Giappone si racconta di questo mare abitato da diavoli e mostri in attesa di mietere vittime fra gli incauti navigatori, ciò fa pensare ad una fama di sinistro timore risalente nel tempo. I fatti più eclatanti riguardanti questo tratto di mare risalgono ad un periodo compreso tra il 1950 ed il 1955, anni in cui sparirono ben 9 navi di grossa stazza con l'intero equipaggio, e tutte senza lasciare alcun relitto o scia di carburante. Anche il mare del Diavolo, presenta una caratteristica sconcertante già enunciata a proposito del triangolo delle Bermude. Nel mare del Diavolo il nord effettivo coincide con quello magnetico. La triste fama di questo tratto di mare venne consacrata proprio nel 1955 a seguito di una spedizione in quel tratto di mare, commissionata dal governo giapponese per capirne la reale pericolosità. Ebbene, la nave oceanografica, l'equipaggio e gli scienziati a bordo sparirono senza lasciar traccia lacuna. Il nome della nave era Kaiyo Maru n. 5. Sulla scia di questi strani eventi si aprì una campagna di studi, promossa in maniera indipendente da numerosi scienziati. Tra essi spiccò Ivan Sanderson con la sua avvincente e sinistra teoria. 12 cimiteri del diavolo Sanderson iniziò l'elaborazione della sua teoria dall'analisi delle principali sparizioni avvenute nel mondo. Riuscì così ad isolare sei zone sparse per gli oceani, tutte presentavano la medesima forma ed erano equidistanti. In un momento successivo delle sue elaborazioni, Sanderson, riuscì a individuare ben 12 di queste zone, di cui 5 nell'emisfero settentrionale e 5 in quello meridionale + i 2 poli. Il fatto che il Triangolo fosse quello più conosciuto e famoso, era dovuto - secondo Sanderson - al fatto che era una zona di traffico marittimo più intenso. (Per esemplificare se si lancia una pietra in mezzo ad una piazza gremita di gente ci saranno molte più possibilità di colpire qualcuno, di quante ce ne siano se la stessa pietra viene lanciata in una piazza grande come la prima, ma con circa una decina di persone). Le caratteristiche di queste zone localizzate dal prezioso lavoro di Sanderson sono sinteticamente: La maggioranza di esse si estende verso l'Est delle masse continentali. In questi punti si incontrano correnti calde e fredde che procedono in direzioni diverse. Questi punti sono anche punti nodali in cui le correnti in superficie girano in un senso e quelle sottomarine nel senso opposto. Questi movimenti di collisioni e le differenze di temperature, possono spiegare - secondo Sanderson - la presenza o meglio il prodursi di vortici elettromagnetici che danneggiano le comunicazioni radio, la gravita in genere e - se assumono una certa intensità - potrebbero generare la sparizione di navi ed aerei. Il tempo deformato In queste aree è stato anche osservato un singolarissimo fenomeno. Alcuni voli, il cui orario era minuziosamente monitorato e controllato risultavano atterrare - dopo aver sorvolato queste zone - con tanto anticipo, che l'unica spiegazione sarebbe quella di un vento di coda di circa 800 km/h. Oppure che vi siano come dei buchi nel tempo che se presi di striscio causano solo deformazioni temporali, ma se presi in pieno producano la sparizione dell'intero velivolo. Nei primi anni '70, uno strano incidente turbò l'intero aeroporto di Miami. Era atteso il volo 727 della National Airlines, il suo viaggio era attentamente seguito dagli uomini radar, il tempo era perfetto, e le raffiche di vento nella norma. Eppure ad un tratto l'aereo che si avvicinava a Miami (sorvolava quindi l'area del triangolo) spari dal radar. Vennero compiuti i più disparati e disperati tentativi di contattare l'aereo ma nulla. Poi quasi allo spegnersi delle speranze, dopo 10 minuti di attese ecco che i radar rilevarono di nuovo la sagoma dell'aereo. Fu contattato il pilota dell'aereo che manifestò sorpresa per la preoccupazione della torre di controllo, in quanto loro non si erano accorti di nulla. <>, fu la risposta della torre. Appena l'aereo atterrò, venne notato un fatto stranissimo: tutti i passeggeri, il pilota e l'equipaggio avevano nei loro orologi un ritardo di 10 minuti rispetto al tempo reale. Triangolo e U.F.O. E' quasi normale, a questo punto della ricerca, citare la teoria secondo la quale i fenomeni che avvengono nell'area del triangolo sono tutti attribuibili agli U.F.O. Nella zona del triangolo (quella che dalla Florida alle Bahama), nel corso degli anni si sono susseguiti moltissimi rapporti sugli U.F.O. Questi oggetti volanti sono stati avvistati tanto nei cieli, quanto sotto le limpide acque di quel tratto di oceano. La quantità degli avvistamenti ha dato origine all'idea di un legame tra l'attività pseudo aliena e le sparizioni nell'area del Triangolo delle Bermude. Uno dei principali sostenitori di questa interessante idea - più che teoria - fu John Spencer, autore di un bel libro Limbo of the Lost. In sostanza l'idea di spencer è quella secondo che gli U.F.O. hanno da generazioni rapito navi ed aerei per scopi di ricerca. Egli ebbe a dire testualmente: <>. M.K. Jessup, un'altra teoria per U.F.O. e Triangolo Egli era uno scrittore molto attento e preparato dal punto di vista disciplinare. Nel suo libro The Case for the UFOs affermava - con toni pacati ma convincenti - che le famose sparizioni di navi ed aerei nell'area del triangolo era attribuibile ad attività aliena. Egli, nel suo lavoro, menzionava esplicitamente i casi della Mary Celeste, Freya e dell'Ellen Austin [vedi Parte Prima]. Egli, comunque, cita altri fenomeni avvenuti in zone distanti dal Triangolo delle Bermude. Riporta uno strano aneddoto risalente al 1850: la sparizione del Seabird. Era un veliero molto grande e sparì in un modo insolito dopo che il comandante aveva inviato un saluto ad un peschereccio incontrato durante la navigazione presso Newport a Rhode Island. Il veliero venne ritrovato tirato in secco sulla spiaggia, ma completamente vuoto. Nel diario di bordo vi era scritta solo una semplice nota, nella quale si leggeva che il veliero si trovava a circa 4 chilometri dal porto. In mensa vi era la tavola imbandita ed il pasto pronto, ma completamente intatto. Malgrado - si è detto - che il Seabird fosse arenato sulla spiaggia, in una notte di tempesta sparì del tutto e nemmeno un relitto venne più trovato. Malgrado gli sforzi e le attente ricerche, Jessup dovette constatare che vi era una sorta di sottile censura intorno ai fatti che avvenivano nel Triangolo delle Bermude, tutto ciò lanciò un velo di mistero sulla sua morte avvenuta il 29 aprile del 1959 per avvelenamento da Ossido di carbonio, c'è chi sostiene che si sia trattato di un omicidio mascherato da suicidio. Ancora Triangolo e U.F.O., Manson Valentine Era zoologo, archeologo e oceanografo. Può senza dubbio considerarsi uno dei principali studiosi dei fenomeni del triangolo delle Bermude, avendo avuto la possibilità di studiare in loco tali eventi. Ebbe, nel periodo delle sue ricerche, la possibilità e la fortuna di confrontare le sue idee con quelle dello sfortunato Jessup. Egli si occupò per più di 30 anni alla attività di ricerca e studio dei fenomeni del Triangolo delle Bermude. Si può evincere dai suoi discorsi che alcuni dei fenomeni lamentati dai piloti, scampati alle turbolenze dell'area del triangolo, possano essere attribuiti al modello teorico di propulsione dei velivoli alieni. Comunque, dall'accennato incontro delle Teorie di Jessup con quelle di Manson Valentine, nacque una nuova linea di ricerca quella che incentrava gli sforzi intorno ai campi elettromagnetici e che richiamò alla mente il così detto esperimento di Filadelfia. L'esperimento di Filadelfia Il principio era semplice: un campo elettrico creato in un rocchetto induce un campo elettrico ad angoli retti verso il primo. In tutto quattro campi ed ognuno costituisce un piano di spazio. Ma poiché i piani di spazio sono soltanto tre, qual è il quarto? Forse un campo di spazio gravitazionale? Secondo Jessup e Manson allacciando diversi generatori elettromagnetici si sarebbe potuto produrre questo quarto campo. Ed è questo che probabilmente successe alla marina degli U.S.A. nel 1943. In quell'anno la marina degli Stati Uniti volle sperimentare gli effetti di un forte campo magnetico su una nave in navigazione con uomini a bordo. Venne allestito un bacino nel quale venne adagiata la nave e tutt'intorno si azionarono diversi generatori di campi elettromagnetici. Appena iniziato, l'esperimento manifestò i suoi effetti. Cominciò a d alzarsi, tutta intorno alla nave una nebbiosa luce verdastra - simile a quella di cui parlavano vittime e sopravvissuti del Triangolo delle Bermude - in breve tutta la nave ne fu satura e inspiegabilmente, cominciò a sparire sotto gli occhi di coloro che erano sul molo del bacino. poi fu visibile solo la linea di galleggiamento. Anche alcuni componenti dell'equipaggio cominciarono a sparire ed era possibile individuarli solo per mezzo del contatto con le mani. Dopo l'esperimento alcuni uomini dell'equipaggio dovettero essere ricoverati in ospedale, altri presentarono una capacità mentale acuita, altri ancora conservarono per lungo tempo gli effetti della trasformazione, divenendo affetti da fenomeni di sparizioni improvvise. In sintesi, in seguito all'esperimento di Filadelfia si appurò che un elevato campo magnetico - che nell'area del Triangolo può essere causato da fenomeni alieni - può produrre la temporanea invisibilità di un corpo anche di grandi dimensioni, con tutte le conseguenze che tale evento comporta. La ricerca sulle possibile spiegazioni riguardo alle sparizioni avvenute nell'area del triangolo non si ferma qui. Va oltre, sulla spinta di una considerazione: si è analizzato il mare in superficie, l'aria, il magnetismo e tutti i fenomeni legati alle maree, ma a questo punto l'unica ricerca da condurre è quella sottomarina. E' probabile che nel fondo del Triangolo delle Bermude, giacciono antichi strumenti capaci di attivarsi al passaggio di navi ed aerei? Se si a chi appartengono, o meglio chi li costruì? Che funzione avevano e, in definitiva, cosa c'è sul fondale del Triangolo delle Bermude?
 FONTE: www.paranormal.altervista.com

IL SANTO GRAAL

La leggenda del Santo Graal ha sempre avuto un grande fascino sulle menti dei medievalisti, e non soltanto: anche registi, ufficiali militari, occultisti e scienziati si sono introdotti nel mondo misterioso in cui deve entrare chiunque voglia comprendere che cosa sia stato e sia oggi il Graal. "Il fatto che da otto secoli il Santo Graal continui a stimolare l'immaginazione di tante generazioni di lettori - diversi per cultura ed estrazione sociale - costituisce in un certo senso la prova tangibile del suo magico potere" scriveva Alfredo Castelli nel suo Dizionario dei misteri. Dal XII secolo, infatti, l'oggetto chiamato "Graal" ha coinvolto milioni di persone in un dibattito che continua tutt'oggi. Ma che cosa è il Graal? Secondo alcuni sarebbe un oggetto che fonderebbe le sue origini nella mitologia pagana celtica o islamica. Molti altri, invece, sostengono che si tratti del Calice in cui Gesù Cristo istituì l'Eucarestia durante l'Ultima Cena; nel suo interno, il giorno successivo, Giuseppe d'Arimatea avrebbe raccolto il Sangue di Cristo, dopo averlo calato dalla croce. Il termine Graal deriva dal latino Gradalis, con cui si designa una scutella lata et aliquantulum prufunda (Helimand de Froidmont): una tazza, un vaso, un calice, un catino. Questi umili oggetti rivestono nella mitologia un nobile ruolo: sono infatti i simboli del grembo fecondo della Grande Madre, la Terra, e, come l'inesauribile Cornucopia dei Greci e dei Romani, portano vita e abbondanza. La coppa della vita dei Celti è il "Calderone di Dagda", portato nel mondo materiale dai Tuatha De Danaan rappresentanti ultraterreni del "piccolo popolo". Molti eroi celtici (tra cui Asterix, il famoso personaggio dei fumetti) hanno avuto a che fare con magici calderoni; nel poema gaelico Preiddu Annwn Re Artù andò a recuperarne uno addirittura negli Inferi. La tradizione cristiana annovera almeno due sacri contenitori: il Calice dell'Eucarestia e - sorprendentemente - la Vergine Maria. Nella Litania di Loreto essa è descritta come Vas spirituale, vas honorabile, vas insigne devotionis, ovvero "vaso spirituale, vaso dell'onore, vaso unico di devozione": nel grembo (vaso) della Madonna, infatti, la divinità era divenuta manifesta. Forse, quando alla fine del XII secolo, Chretien de Troyes decise di introdurre nella materia arturiana il motivo del "Vaso Sacro ", lo fece perché era al corrente dei miti celtici del Calderone, e l'argomento gli sembrò particolarmente in tema; o forse si trattò di una scelta casuale. Forse esisteva già una tradizione orale sul Graal, e Chretien si limitò a metterla per iscritto; forse (è l'ipotesi più probabile) elaborò in termini cristiani le antiche leggende sui contenitori sacri, o forse il Graal fu una sua geniale invenzione. Sta di fatto che - com'è accaduto per Re Artù - da otto secoli il Graal continua a stimolare l'immaginazione di generazioni di lettori: e questa, in un certo senso, è la prova tangibile del suo magico potere. Il Graal esiste ancora? Considerato il fatto che la Sindone di Torino sia sopravvissuta per duemila anni, e che tra gli scienziati sia quasi unanime l'opinione che si tratti del vero lenzuolo che avvolse Gesù, non stupirebbe la possibile esistenza di una coppa che è ricercata da secoli e che viene denominata "Graal". Ci sono dei documenti che provano la sua esistenza? Della coppa si parla nei tre Vangeli Sinottici; in Matteo 26, 27-28 si legge: [Gesù] prese la coppa del vino, fece la preghiera di ringraziamento, la diede ai discepoli e disse: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, offerto per tutti gli uomini, per il perdono dei peccati." In seguito, forse Nicodemo o Giuseppe d'Arimatea, scrissero un Vangelo che la Chiesa non riconosce, attribuendogli l'aggettivo di Apocrifo. In questo quinto Vangelo, le cui trascrizioni più antiche che possediamo risalgono al VI secolo, viene descritta in dettaglio la calata di Gesù dalla croce, e viene descritto Giuseppe d'Arimatea che raccoglie in una coppa il Sangue del Cristo. Chi potrebbe aver conservato il Graal? Le tappe storiche che la reliquia avrebbe seguito sono descritte in un testo medievale dello scrittore Robert de Boron, intitolato Joseph d'Arimathie. Queste, in breve, le vicende seguite dal Graal: Quando Gesù risorse, i Giudei accusarono Giuseppe d'Arimatea (proprietario della tomba ove Cristo fu deposto) di aver rubato il cadavere. Egli fu dunque imprigionato in una torre e privato del cibo. All'interno della prigione, apparve Gesù in un limbo di luce, affidando a Giuseppe la sua coppa. Lo istruì ai misteri dell'Eucarestia e, dopo avergli confidato alcuni segreti, svanì. Giuseppe poté sopravvivere grazie ad una colomba che, ogni giorno, entrava nella cella e depositava un'ostia all'interno della coppa. Nel 70 d.C. fu rilasciato, grazie all'intervento dell'imperatore romano Vespasiano, e insieme a sua sorella e al suo cognato Bron, andò in esilio oltre il mare, con un piccolo gruppo di seguaci. Qui venne costruita una tavola, che venne chiamata Prima Tavola del Graal: doveva ricordare il cenacolo, e infatti c'erano tredici posti di cui uno era occupato da un pesce, che rappresentava Gesù, e un altro, che rappresentava il seggio di Giuda, era nominato "Seggio periglioso". Giuseppe partì per le terre inglesi, dove a Glastonbury fondò la prima chiesa Cristiana, che dedicò alla Madre di Cristo. Qui il Graal venne custodito e utilizzato come calice durante la celebrazione della Messa, alla quale partecipava l'intera compagnia. Alla morte di Giuseppe, la custodia passò a Bron, il quale divenne celebre con il nome di "Ricco pescatore", per aver saziato l'intera compagnia con un pesce che, posto nel Graal, si era miracolosamente moltiplicato. La compagnia si insediò ad Avalon, un luogo che ancora oggi non è stato identificato: si pensa, comunque, che si trovi nel nord Europa. Qui, alla morte di Bron, divenne terzo custode del Graal un uomo di nome Alain. Venne costruito un castello a Muntsalvach, la Montagna della Salvezza (la cui ubicazione è sconoscuta), proprio per custodire il Graal, e nacque uno specifico ordine cavalleresco, chiamato Ordine dei Cavalieri del Graal, sorto con lo scopo di proteggere il calice. Essi sedevano alla Seconda Tavola del Graal, ove la reliquia dispensava a tutti ostie consacrate. Il custode del Graal assunse il titolo di Re e Sacerdote. Dopo alcune generazioni, divenne re un uomo chiamato Anfortas, il quale ricevette una misteriosa ferita che lo rese sterile; sulle cause della ferita ci sono diverse versioni: secondo alcuni avrebbe perso la fede, secondo altri avrebbe rotto il voto di castità per amore di una donna, secondo altri sarebbe stato colpito accidentalmente da una lancia, da parte di uno straniero che si stava difendendo. Il re divenne celebre con il nome di Re Ferito, e la terra su cui regnava venne colpita da un periodo di sterilità: si parla, a proposito di questo periodo, di Terra Desolata (Waste Land). La lancia con cui il re venne colpito fu identificata con la Lancia di Longino, il soldato Romano che secondo la tradizione biblica avrebbe trafitto il costato di Cristo sulla croce. Essa venne custodita all'interno del Castello del Graal insieme ad una spada, al piatto che sorresse la testa di Giovanni Battista, e al Graal. Questi quattro oggetti influenzarono molto profondamente la cultura successiva, tanto che nei semi delle carte da gioco italiane compaiono ancora le coppe (il Graal), le spade (la spada), i denari (il piatto) e i bastoni (la lancia di Longino). Al fine di ritrovare il Graal, il mago Merlino fondò la Terza Tavola del Graal, chiamata Tavola Rotonda. Dopo aver educato il giovane Artù, quest'ultimo divenne re di Camelot, e si circondò di una compagnia di cavalieri, che presero il nome di "Cavalieri della Tavola Rotonda". Il giorno di Pentecoste il Graal apparve nel centro della Tavola, avvolto in un nimbo di luce, scomparendo dopo breve. I cavalieri, allora, si impegnarono in una ricerca iniziatica del Calice: i più celebri furono Lancillotto, Galvano, Bors, Perceval e Galahad. Lancillotto fu in grado di avvicinarsi al Graal, ma venne colpito da cecità a causa del suo adulterio con la moglie di Artù, Ginevra. Galvano raggiunse il Castello del Graal ma non riuscì a raggiungere il Graal a causa della sua natura troppo legata alle cose del mondo: egli era privo di quella semplicità richiesta al ricercatore. Soltanto in tre raggiunsero il Graal e furono in grado di partecipare ai suoi misteri: Galahad, cavaliere vergine, Perceval, l'Innocente, e Bors, l'uomo comune, che fu l'unico a ritornare alla corte di Artù per portare la notizia del ritrovamento. Nessuno di essi, però, poté impadronirsene. Perceval, dopo aver vagabondato per cinque anni, ritrovò la strada per il castello del Re Ferito (anche chiamato Re Pescatore), e dopo avergli posto una misteriosa domanda - "Chi serve il Graal?" - risanò la ferita del sovrano. L'acqua tornò a scorrere nella Terra Desolata, facendola fiorire. Galahad, Perceval e Bors ripresero la ricerca, raggiungendo la città orientale di Sarras, la città del Paradiso, dove il Graal era stato trasferito. Qui parteciparono ad una Messa durante la quale Cristo apparve in una visione dapprima come celebrante, poi come un bambino, e infine come un uomo crocifisso. Galahad, in seguito alla visione, morì ed venne portato direttamente in cielo. Perceval ritornò al castello del Re Pescatore, e alla morte di costui, lo sostituì sul trono. Bors, invece, ritornò a Camelot. Il Graal riposò, così, per i secoli successivi a Sarras, una città che ancora oggi non è stata identificata. Il Graal di Re Artù Il Graal arturiano fu descritto per la prima volta da Chretien intorno al 1190 in Perceval le Gallois ou le Compte du Graal; nel volgere di soli vent'anni (un tempo sorprendentemente breve rispetto a quelli, lunghissimi, lungo cui si sono sviluppate le saghe arturiane), esso era già perfettamente caratterizzato. Così il poeta francese racconta la sua apparizione. La scena si svolge nel castello del "Re Pescatore", un personaggio su cui ritorneremo; qui il cavaliere Parsifal assiste a una processione che scorre accanto alla tavola su cui verrà servita la cena. Per primo passa un ragazzo con una lancia insanguinata, poi due giovani con un candelabro, e infine Un graal entre ses deus mainsune damoisele tenoit (...)De fin or esmereè estoitprescieuses pierres avoitel graal de maintes manieres, de plus riches et de plus chieresqui en mer ne en terre soient. ("Una damigella teneva un graal tra le sue mani (...) Era fatto di oro puro, e c'erano nel graal molte preziose pietre, le più belle e le più costose che ci siano per terra e per mare"). La parola "Graal" è utilizzata con il significato generico di coppa (ma c è da chiedersi come mai Chretien avesse fatto uso di quel termine già allora arcaico); il calice fa parte di un gruppo di oggetti egualmente dotati di poteri mistici, e non ha comunque alcuna associazione con il sangue di Gesù. Solo nel successivo Joseph d'Arimathie - Le Roman de l'Estoire dou Graal, un testo arturiano del cosiddetto "Ciclo della Vulgata" (dove però Re Artù non compare) scritto da Robert de Boron intorno al 1202, il Graal viene descritto come il calice dell'Ultima Cena, in cui Giuseppe d'Arimatea aveva raccolto il sangue di Gesù crocifisso. De Boron lo chiama "Graal" una volta sola, in un inciso (in verità un po' slegato dalla continuity del testo) da cui si evince che la coppa aveva già una storia e un nome particolare prima di essere utilizzata da Gesù: "Io non oso raccontare, né riferire, né potrei farlo (...) le cose dette e fatte dai Grandi Saggi. Là sono scritte le ragioni segrete per cui il Graal è stato designato con questo nome" . Il Joseph di Arimathie fu continuato e integrato da un anonimo autore del XIII secolo, che, in Le Grand Graal introdusse alcuni nuovi elementi. Il Graal è associato (o "è" tout court) a un libro scritto da Gesù Cristo alla cui lettura può accedere solo chi è in grazia di Dio. Le verità di fede che esso contiene non potranno mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi ne vengano sconvolti. Se ciò, infatti, dovesse accadere, i cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore. Il libro-coppa possiede dunque un temibile potere. Il Grand Graal è collegato sia a tradizioni ebraiche (viene trasferito in Inghilterra in un contenitore identico all' Arca dell'Alleanza) sia islamiche: è infatti in relazione con una terra chiamata "Sarraz", impossibile da situare storicamente o geograficamente (non è in Egitto, ma si vede da lontano il Grande Nilo"; il suo Re combatte contro un Tolomeo, mentre la dinastia tolomaica si estinse prima di Cristo), ma situata comunque in Medio Oriente. Da essa, infatti - afferma l'autore - ebbero origine i Saraceni . Intorno al 1210, nel poema Parzival, il tedesco Wolfram Von Eschenbach conferì al Graal ulteriori connotazioni. Non si tratta di una coppa, bensì di " una pietra del genere più puro (...) chiamata lapis exillis. (Se un uomo continuasse a guardare) la pietra per duecento anni, (il suo aspetto) non cambierebbe: forse solo i suoi capelli diventerebbero grigi" . Il termine lapis exillis è stato interpretato come "Lapis ex coelis", ovvero caduta dal cielo": e, difatti, Wolfram scrive che la pietra era uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero e portato a terra dagli angeli rimasti neutrali durante la ribellione. La tradizione esoterica delle pietre sacre, tramiti fisici tra l'uomo e Dio, è tipicamente orientale: la pietra nera conservata nella Ka' ba è l'oggetto più sacro della religione islamica; i seguaci della Qabbalah ebraica utilizzano il termine "Pietra dell'esilio" per designare lo Shekinah, ovvero la manifestazione di Dio nel mondo materiale; ancora più a Oriente, l'Urna incastonata nella fronte di Shiva della tradizione induista, simboleggia il "Terzo Occhio", organo metafisico che permette la visione interiore. La ricerca del Graal Perché il calice fu portato proprio in Inghilterra? Dal punto di vista letterario la risposta è ovvia: là erano nati i miti di Artù, e là, necessariamente, doveva svilupparsi la storia del Graal, a essi collegata. Ma i sostenitori della sua esistenza materiale avanzano altre ipotesi, in verità piuttosto ardite. Durante la sua permanenza in Cornovaglia, Gesù aveva ricevuto in dono una coppa rituale da un Druido convertito al cristianesimo, e quell'oggetto gli era particolarmente caro. Dopo la crocifissione, Giuseppe d'Arimatea aveva voluto riportarla al donatore ulteriormente santificata dal sangue di Cristo; il Druido in questione era Merlino, trait d'union tra la religione celtica e quella Cristiana. Sia come sia, le peripezie subite dal Graal dopo il suo arrivo in Inghilterra variano in modo considerevole a seconda delle varie fonti. Estrapolando dalla Materia di Bretagna gli episodi più ricorrenti, è possibile tracciare schematicamente il seguito della storia. Giunto a destinazione, Giuseppe affida la coppa a un guardiano soprannominato "Ricco Pescatore" o "Re Pescatore" perché, come Gesù, ha sfamato un gran numero di persone moltiplicando un solo pesce. A seconda delle versioni, il Re Pescatore è Hebron o Bron, cognato di Giuseppe d'Arimatea e nonno (o zio, o cugino) di Parsifal. Nel Parzival di Wolfram Von Eschenbach, è un Re chiamato Anfortas, la cui figlia sposa l'eroico saraceno Feirefiz e genera Prete Gianni. Secoli dopo, nessuno sa più dove si trovi il "Re Pescatore": il Graal è, di fatto, perduto. Sulla Britannia si abbatte una maledizione chiamata dai Celti Wasteland ("La terra desolata"), uno stato di carestia e devastazione sia fisica che spirituale. Il Wasteland è stato scatenato dal "Colpo Doloroso", ovvero da un colpo vibrato da Balin il Selvaggio con la Lancia di Longino (in altre versioni, da Re Varlans con la Spada di Davide) nei genitali del "Re magagnato". Il Maimed King si chiama Perlan, Pellehan, Pelles, Lambor, oppure è identificato con lo stesso "Re Pescatore". Per annullare il Wasteland - spiega Merlino ad Artù - è necessario ritrovare il Graal, simbolo della purezza perduta. Un Cavaliere (Parsifal "il Puro Folle", o Galaad "il Cavaliere vergine") occupa allora lo "Scranno periglioso", una sedia tenuta vuota alla Tavola Rotonda, su cui può sedersi (pena l'annientamento) solo "il Cavaliere più virtuoso del mondo", colui che è stato predestinato a trovare il Graal. Ispirato da sogni e presagi, e superando una serie di prove "perigliose" (il "Cimitero periglioso", il "Ponte periglioso", la "Foresta perigliosa", il "Guado periglioso", eccetera), Parsifal rintraccia Corbenic, il Castello del Graal e giunge al cospetto della Sacra Coppa. Non osa però porre le domande "Che cos'è il Graal? Di chi esso è servitore?", contravvenendo così al suggerimento evangelico "Bussate e vi sarà aperto". Il Graal scompare di nuovo. Dopo che il Cavaliere ha trascorso alcuni anni in meditazione, la ricerca riprende. Finalmente Parsifal (o Galaad) pone il quesito, a cui viene risposto. "È il piatto nel quale Gesù Cristo mangiò l'agnello con i suoi discepoli il giorno di Pasqua. (...) E perché questo piatto fu grato a tutti lo si chiama Santo Graal" (la frase, che comprende l'insolita etimologia grato-Graal - è tratta da La Queste del Saint Graal, romanzo di autore anonimo del "Ciclo della Vulgata" del 1220). Il Re Magagnato si riprende, il Wasteland finisce; Re Artù muore a Camlann e Merlino sparisce nella sua tomba di cristallo (o d'aria ). Il Graal viene riportato a Sarraz (o nel Regno di prete Gianni) da Parsifal e Galaad. Fuori dal canone Abbiamo escluso dal nostro immaginario canone le molte opere sul Graal posteriori al 1220, tra cui The Idylls of the King di Tennyson (1885), nel quale si racconta che Giuseppe d'Arimatea nascose il Graal nel Chalice Well di Glastonbury. Di un poco noto Graal non canonico italiano, del tutto indipendente dalla "Materia di Bretagna" si parla nella tradizione lucchese del "Volto Santo". Nel VIII secolo un vescovo di nome Gualfredo si recò a Gerusalemme per visitare i luoghi sacri; là il pellegrino compì varie penitenze, digiuni ed elemosine. Fu allora che, per compensarlo della sua devozione, gli comparve un angelo, il quale lo invitò a cercare con diligente devozione nella casa presso la sua: là avrebbe scoperto "il volto del redentore", cui tributare degna venerazione. Così, nella dimora di un certo Seleuco, Gualfredo ritrovò il "Volto Santo", un antico crocifisso scolpito in cedro del Libano dall'apostolo Nicodemo, lo stesso che aveva aiutato Giuseppe d'Arimatea a togliere dalla croce il corpo di Gesù. In una cavità dietro la croce si trovava un'ampolla con il sangue di Cristo. Croce e ampolla vennero caricate su una nave di grandezza straordinaria, che, guidata dagli angeli e senz'altro equipaggio, attraversò il Mediterraneo in tempesta e approdò sulle coste della Lunigiana. Le reliquie furono disputate da Lucchesi e Lunesi, e si stabilì che il Volto Santo sarebbe stato portato a Lucca (dove è tuttora visibile nella cattedrale di San Martino), e l'ampolla sarebbe rimasta a Luni, dove se ne sono perse le tracce. Il destino del Graal Intorno al 540, dunque, stando alla "Materia di Bretagna" il Graal fu riportato in Medio Oriente. Per secoli non se ne sentì più parlare, finché, verso la fine del XII secolo, esso balzò (o tornò) improvvisamente alla ribalta. Come mai? Cos'aveva ridestato l'interesse nei confronti di un mito apparentemente dimenticato? La maggior parte degli studiosi concordano nel ritenere le Crociate l'avvenimento scatenante. A partire dal 1095, molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, ed erano entrati per forza di cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo: sicuramente qualcuna di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri. Grazie ai Crociati, la leggenda raggiunse l'Europa e vi si diffuse. C'è anche chi ritiene che il Graal sia stato rintracciato dai Crociati e riportato nel Vecchio Continente. In tal caso vi si troverebbe ancora, ma dove? Esistono dati storici provati? Proviamo - adesso - ad immaginare ciò che avvenne del Graal il giorno della Passione di Gesù. Secondo Robert de Boron, sarebbe rimasto in custodia nelle mani di Giuseppe d'Arimatea. E' possibile, però, che esso sia stato deposto nel Santo Sepolcro insieme al cadavere di Cristo: era uso comune - infatti - deporre accanto al morto gli oggetti che gli erano appartenuti o in qualche modo erano connessi a lui. Esiste qualche dato storico che prova questa seconda affascinante ma altrettanto probabile ipotesi? La risposta è sorprendentemente "sì!". Come si presentasse, al suo tempo, il luogo dove venne pietosamente sepolto il Morto del Golgotha fu per secoli uno dei più confusi problemi d’archeologia. La tradizione, invece, è stata dall’inizio univoca e fermissima. Le testimonianze evangeliche dicono che il piccolo colle dell’esecuzione era fuori delle mura, ma "vicino alla città"; pietroso com’era lo si chiamava in ebraico "Gulgoleth", "Golgotha" in aramaico, e nell’antico latino di Tito Livio "Calva", cranio calvo, Calvario. E ancor oggi, gli arabi chiamano "Ras", testa, una prominenza sassosa. Ma sul pendio occidentale cresceva un giardino, un arido giardino di ulivi e palme, dove il ricco sanhedrita Giuseppe, originario di Ramataim, che noi abbiamo grecizzato in "Arimatea", aveva fatto scavare un sepolcro, forse per sé e, secondo l’uso ebraico, in futuro ampliabile per la discendenza familiare. Infatti, a quei giorni, non vi era stato sepolto nessuno. Non era stato il solo a scegliere quel luogo per un uso funerario, perché alla base della roccia asciutta e scoscesa sono state rinvenute altre antiche tombe ebraiche. Nell’antico Israele le sepolture ebraiche erano scavate in terreni elevati e asciutti e al riparo da possibili alluvioni. Somigliano a camere, a volta un vano d’ingresso e un secondo, più interno. Vi si trovano sarcofagi di pietra o loculi scavati nella roccia (kokhim), a volte una fossa al centro della stanza, o banchi lungo le pareti. Il Sepolcro del Sanhedrita Giuseppe da Ramataim, come è descritto nei Vangeli, corrisponde all’architettura funeraria ebraica di tipo signorile, di duemila anni or sono - così come ci è stata rivelata dai più recenti scavi. Un’anticamera, ricavata nella pietra, per le operazioni rituali, e poi la camera funeraria. Dall’esterno, l’accesso era molto basso e poteva venir chiuso facendovi rotolare contro una grossa pietra circolare. Nel 70 Gerusalemme subì le più tragiche e distruttive vicende della sua lunghissima storia: la rivolta ebraica, che passò ai posteri come "Guerra Giudaica" - l’assedio di Tito, che con la sua vittoria avrebbe poi guadagnato l’impero - la dispersione in schiavitù della popolazione superstite, che avrebbe dato origine a una Diaspora millenaria - il saccheggio dei tesori del Tempio, portati in trionfo a Roma - la grandiosa mole del Tempio demolita fino al piano delle fondazioni. Le nascenti tradizioni cristiane furono travolte. Il colle del Golgotha e il pendio contiguo - dove Giuseppe da Ramataim aveva sepolto Gesù e forse posto il Graal - furono rinchiusi in una possente muraglia di contenimento. Poi vi furono rovesciate enormi quantità di terra, prendendola da fuori città, per elevare un terrapieno, in cui Golgotha e Sepolcro sprofondarono. Nella nuova città di Aelia Capitolina - così era stata rinominata Gerusalemme - nacque poco a poco una segreta comunità cristiano-giudaica, che guidata dal vescovo Marco, mantenne intatta la memoria storica del Sepolcro interrato. Nel 312, Costantino conquistò il potere con il determinante appoggio della semiclandestina cristianità. Nel 324 prese il controllo anche delle provincie orientali; e dovunque - e più che in ogni altro luogo a Gerusalemme - affiorarono con impeto dal silenzio le memorie cristiane. Costantino scendeva verso Gerusalemme, quando il vescovo della città, che si chiamava Macario, andò ad incontrarlo a Nicea. Doveva essere un oratore persuasivo, e soprattutto sicuro di quanto diceva perché nelle sue parole rivisse la tormentata memoria storica di tre secolo di cristianesimo sommerso: un periodo clandestino che in quei giorni finiva. Il vescovo Macario conosceva bene - tramandati dalla precusa memoria verbale delle famiglie giudeo-cristiane e dei loro sacerdoti - dove fossero tutti i luoghi storici dell’esistenza di Cristo, i testimoni di quei trentatré anni, la nascita in Bethlehem, le case familiari di Nazareth, il colle dove erano state pronunciate le parabole, la sala di quell’ultima cena, il luogo del processo e quelli della morte terribile e della sepoltura, così spietatamente cancellati da Adriano. Costantino ascoltò affascinato dall’intensa suggestione che il racconto operò su di lui e sua madre Elena, e decise la prima operazione archeologica della storia: scavare e riscoprire il Golgotha e il Sepolcro. Si incominciò subito, in mezzo a una folla di curiosi, i cristiani trepidanti e pronti a vedere in ogni pietra smossa un segno di quanto cercavano. Insieme a numerose altre presunte reliquie, si proclamò che era stata trovata una coppa che Elena ritenne essere quella stessa usata da Maria di Magdala: di essa si era servita per raccogliere gocce del sangue di Cristo dopo la crocifissione. E’ difficile fare ipotesi sulle sorti della coppa. Pur essendo giunti a noi numerosi resoconti coevi delle ricerche promosse dall’imperatrice Elena del sito del Santo Sepolcro, in essi manca ogni accenno alla sorte della coppa, sebbene nel V secolo lo storico Olimpiodoro scrivesse che venne portata in Britannia quando nel 410 Roma fu saccheggiata dai visigoti. Non mancano neppure contradditori racconti relativi al suo aspetto: in alcuni di essi si tratta di un piccolo recipiente in pietra, in altri di una grande coppa d’argento, e il più popolare narra che era stata incastonata da un artiere romano in uno splendido recipiente d’oro impreziosito da pietre. Si tratta del Graal? Il calice è giunto a Roma ed è finito in Britannia? Interrogativi che rimarranno tali sinché nuovi dati storici non verranno alla luce. Quali sono le ipotesi più probabili? Le due storie del Graal presentate rappresentano due ceppi differenti: mentre l'ultima appartiene ad un filone fondato su documenti, scavi archeologici e studi storici, la prima è tratta dal corpo della letteratura Graaliana, ed è indubbio che essa debba essere depurata dai molti elementi che si sono aggiunti nel corso dei secoli, e che con ogni probabilità hanno rivestito eventi reali di simbolismi e allegorismi. Nel concetto di Terra Desolata, ad esempio, si può leggere il periodo di carestia che colpì l'Europa nel passato. E i vari movimenti del Graal, sintetizzati nella tabella qui sotto, possono documentare reali traslazioni della reliquia, avvenute durante i secoli: Gerusalemme Palestina Glastonbury Inghilterra Muntsalvach Montsegùr, Francia? Sarras Siria, patria dei Saraceni? Dove si trova Sarras? La città è situata "ai confini dell'Egitto", e dal suo nome deriverebbe l'aggettivo "saraceno". Potrebbe trattarsi della Siria, della Giordania o dell'Iraq. Secondo lo scrittore trecentesco Albrecht von Scharffenberg, che scrisse "Il secondo Titurel", il Graal sarebbe custodito in un castello detto "Turning Castle" (Castello rotante). Le caratteristiche del castello sono assolutamente simili a quelle del palazzo persiano chiamato Takt-I-Taqdis, costruito nel VII secolo d.C.: era possibile farlo ruotare su grandi rulli di legno. Secondo un'altra leggenda nel castello si sarebbe trovata anche la Santa Croce di Gesù, sottratta da Gerusalemme dal re Chosroes II, che eresse il castello di Takt, il quale saccheggiò la Città Santa nel 614, portando la croce in Persia. Si diceva che insieme alla croce si trovasse il Graal. Quindici anni dopo, nel 629, l'imperatore bizantino Eraclio marciò sulla città di Takt, portando con sé la Croce a Costantinopoli. Con essa, egli potrebbe aver portato con sé anche il Graal. Costantinopoli divenne in seguito celebre per essere la città più ricca di reliquie dell'intera cristianità. La Sindone di Torino, ad esempio, fu custodita ad Edessa dal 33 d.C. (proprietà di re Abgar) al 15 Agosto 944, giorno in cui l'imperatore bizantino mandò un esercito ad appropriarsi della reliquia. Il sudario venne probabilmente preso dai Templari nel 1204, e da qui avrebbe raggiunto Lirey, in Francia.Come la Sindone, così il Graal potrebbe esser stato trovato a Costantinopoli durante le Crociate: ciò spiegherebbe il motivo per cui i romanzi del Graal comparvero improvvisamente sulla scena. Se il Graal raggiunse l'Europa, non è chiaro dove possa esser custodito. Potrebbe esser stato portato in Italia dai Savoia, che entrarono in possesso anche della Sindone. Per questo motivo si pensa possa trovarsi a Torino. Secondo altri, il Graal sarebbe caduto in mano alla setta dei Catari, e portato nel castello di Montsegur ove, in questo stesso secolo, fu ricercato da un ufficiale nazista, Otto Rahn. Quelli che seguono sono i nascondigli più probabili. Il Graal si trova nel castello di Gisors. I Cavalieri Templari avevano stretto rapporti con la Setta degli Assassini, un gruppo iniziatico ismailita che adorava una misteriosa divinità chiamata Bafometto. Per alcuni il Bafometto altro non era che il Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini lo avevano affidato ai Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII secolo; e del resto Wolfram aveva battezzato Templeisen i cavalieri che custodivano il Graal nel castello di Re Anfortas. Se le cose fossero davvero andate così, ora il Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo del castello di GISORS. Il Graal si trova a Castel del Monte. I Cavalieri Teutonici - fondati nel 1190 - erano in contatto sia con i mistici Sufi - una setta islamica che adorava il Dio delle tre religioni, Ebraica, Islamica e Cristiana - sia con l'illuminato Imperatore Federico II Hohenstaufen, a sua volta seguace di quella dottrina. Tramite i Cavalieri Teutonici, i Sufi avrebbero affidato il Graal all'Imperatore, affinché lo preservasse dalle distruzioni scatenate dalle Crociate. In tal caso, il Graal si troverebbe a Castel del Monte, un palazzo a forma di coppa ottagonale edificato apposta per custodirlo. Wolfram sembra fornire un appoggio anche a questa tesi: nel suo Parsifal aveva infatti evidenziato il legame tra le religioni cristiana, ebraica e islamica. Il Graal si trova a Takht-I-Sulaiman. Nella voce Artù è descritta l'ipotesi secondo la quale il Sovrano inglese era un rappresentante dello Zoroastrismo. Ebbene, il Castello del Graal descritto - al solito - da Wolfram Von Eschenbach, è sorprendentemente simile a Takht-I-Sulaiman, il principale centro del culto di Zoroastro. Qui, prima di venire dispersi e allontanati, i seguaci di Zarathustra adoravano il simbolico "Fuoco Reale", fonte della conoscenza. Takht-I-Sulaiman potrebbe essere dunque la mitica Sarraz, da cui il Graal (il Fuoco Reale ?) giunse, a cui ritornò, e dove forse si trova ancora. Il Graal si trova nel Castello di Montsegur Dopo che il culto di Zoroastro era stato disperso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei, e, di seguito, dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montsegur; se avessero portato con sé il Graal durante le loro peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme al resto del loro tesoro in qualche impenetrabile nascondiglio del castello. È di nuovo Wolfram a fornire un indizio in proposito: il "Castello del Graal" (quello simile a Takht-I-Sulaiman) si chiama infatti "Munsalvaesche", cioè "Monte Salvato" o " Monte Sicuro". Negli anni '30 il tedesco Otto Rahn, colonnello delle SS e autore di Crusade contre le Graale La Cour de Lucifer, intraprese alcuni scavi a Montsègur e in altre fortezze catare con l'appoggio del filosofo nazista Alfred Rosenberg, portavoce del Partito e amico personale di Hitler: l'episodio fornì al romanziere Pierre Benoit, già autore del celebre L'Atlantide, lo spunto per il romanzo Monsalvat. Sull'attuale nascondiglio del Graal esistono altre teorie, se possibile ancor più fantasiose: Il Graal si trova a Torino. Importato forse dai pellegrini che si spostavano per l'Europa durante il medioevo o forse dai Savoia insieme alla Sacra Sindone, il Graal sarebbe giunto nel capoluogo piemontese; le statue del sagrato del tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi è in grado di comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio della Coppa. Il Graal si trova a Bari. Nel 1087, un gruppo di mercanti portò a Bari dalla Turchia le spoglie di San Nicola, e in loro onore venne edificata una basilica. In realtà la traslazione del Santo era solo la copertura di un ritrovamento ben più importante, quello del Graal. I mercanti erano in realtà cavalieri in missione segreta per conto di Papa Gregorio VII. Il Pontefice era al corrente del potere del Calice, ma non intendeva pubblicizzare la sua ricerca, né l'eventuale ritrovamento, in quanto esso era un oggetto pagano, o comunque il simbolo di una religione ancor più universale di quella cattolica. Gli premeva di recuperarlo da Sarraz in quanto temeva che la sua presenza sul suolo turco avrebbe aiutato i Saraceni (in questo caso i Turchi Selgiuchidi) nella loro espansione ai danni dell'Impero Bizantino, e avrebbe nociuto al programmato intervento di forze cristiane in Terra Santa a difesa dei pellegrini. Non è dato di sapere dove si trovava la coppa (che, forse, era passata per le mani di San Nicola nel VI secolo, e che gli avrebbe conferito la fama di dispensatore d'abbondanza ) e chi comandò la spedizione; sta di fatto che, in una chiesa sconsacrata di Myra, i cavalieri prelevarono anche alcune ossa, poi ufficialmente identificate come quelle del Santo. Il recupero delle spoglie giustificò la spedizione in Turchia e l'edificazione di una basilica a Bari; la scelta di custodire il Graal in quella città anziché a Roma fu determinata da due motivi: da lì si sarebbero imbarcati i cavalieri per la Terra Santa (la prima crociata fu bandita sei anni dopo il ritrovamento) e il Graal avrebbe riversato su di loro i suoi benefici effetti; in più la sua presenza avrebbe protetto Roberto il Guiscardo, Re normanno di Puglie, principale alleato del Papa nella lotta contro Enrico IV. A ricordo dell'avvenimento, sul portale della cattedrale (edificata parecchi anni prima della divulgazione della "Materia di Bretagna") si trova l'immagine di Re Artù e un'indicazione stilizzata del nascondiglio; la tomba di San Nicola continua a emanare un liquido chiamato "manna" che, oltre a essere altamente nutritivo, come il Graal guarisce da ogni male. La natura del Graal Vale la pena, a questo punto, di tracciare un sunto delle caratteristiche del Graal descritte dal canone e dalle tradizioni celtiche fino al momento in cui esso raggiunge l'Inghilterra. Il Graal è un oggetto materiale e spirituale insieme. Non si conosce esattamente la sua natura: forse è una pietra, forse è un libro, forse un contenitore; è certo che permette di abbeverarsi (l'ultima cena), ma vi si può anche versare qualcosa (il sangue di Cristo crocefisso). Può guarire le ferite, dona una vita lunghissima garantisce l'abbondanza trasmette e garantisce la conoscenza ma è anche dotato di poteri terribili e devastanti. La tradizione sull'esistenza di un oggetto con questi poteri è antichissima e diffusa in una vasta zona dell'Asia, del Nord Africa e dell'Europa; il Graal è forse stato identificato con nomi diversi (la "Lampada di Aladino", il "Vello d'Oro", l'"Arca dell'Alleanza", la coppa "Amonga" dei Sarmatiani del Caucaso). In qualche modo ignoto Gesù ne è entrato in possesso. Le varie leggende a proposito del Graal (Tuatha De Danaan, Smeraldo di Lucifero, Occhio di Shiva, eccetera) concordano nel conferirgli un origine ultraterrena. Basandosi su questi capisaldi, molti commentatori hanno dedotto la vera natura del Graal. Nell'interpretazione più realistica, è una favolosa invenzione letteraria stimolata da miti antecedenti, attecchita su un terreno particolarmente fertile e arricchita di nuovi particolari da successive generazioni di autori; In quella più materialistica è semplicemente la coppa dell'ultima cena, preziosissimo oggetto di antiquariato. Per gli antropologi è un corpus di dottrine elaborato attraverso i secoli ("vi ci si può abbeverare e vi ci si può versare"), forse supportato fisicamente da un testo scritto. Per la tradizione cristiana, il Graal rappresenta l'evangelizzazione del mondo barbaro, operata dai missionari (Giuseppe d'Arimatea), stroncata dalle persecuzioni e ripresa da un gruppo di uomini di buona volontà guidati da un sacerdote (Merlino), o ancora, la cacciata dall'Eden (il Wasteland) e la successiva redenzione grazie all'intervento di Gesù. Per gli esoteristi Renè Guenon e Julius Evola il Graal è il cuore di Cristo, potente simbolo della Religione Primordiale praticata ad Agharti, di cui Gesù sarebbe stato un esponente; Per gli alchimisti rappresenta la conoscenza, e la sua ricerca equivale a quella della Pietra Filosofale o dell'Elisir di lunga vita. Per Carl Gustav Jung è un archetipo dell'inconscio; Per Jesse Weston è un simbolo sessuale e di fertilità; Per Walter Stein, autore di The Ninth Century and the Holy Grail, il Graal è connaturato con l'intero pianeta: un generatore di energia spirituale, ma anche politica e socioeconomica. Per Rudolf Steiner è "il simbolo degli eventi dell'epoca primitiva percepiti dalla sensibilità dell'animo"; quando, nel 1913, progettò l'edificio chiamato Gotheanum, il filosofo tedesco intese realizzare un nuovo "Castello del Graal". Per Adolf Hitler è uno strumento magico con cui ottenere il potere assoluto; Per gli autori di romanzi di fantascienza e i fautori dell'Ipotesi extraterrestre è un'apparecchiatura proveniente dallo spazio, o qualcosa che ha a che vedere con i terribili poteri della fusione nucleare. E, per i giornalisti Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln è ancora un altra cosa... Linea di sangue Una delle possibili etimologie di Graal comprende l'attributo "San": "San Graal" sarebbe l'errata trascrizione di "Sang Real", ovvero "Sangue Reale". Il sangue è, evidentemente, quello di Cristo contenuto nella coppa, ma per altri commentatori il termine sangue designa una dinastia (per Dion Fortune, quella dei sacerdoti di Atlantide). La stirpe di cui i ricercatori Baigent, Leigh e Lincoln hanno scoperto l'esistenza dopo un appassionata ricerca è quella di Gesù. Salvatosi dalla crocifissione, il Redentore avrebbe generato dei figli, da cui sarebbe nata la dinastia francese dei Merovingi. L'ipotesi, descritta in The Holy Blood and the Holy Grail (Il mistero del Graal, 1982) non si ferma qui. Certe misteriose carte rinvenute nel 1892 dal parroco Berenger Saunière nell'altare della chiesa di Rennes-Le-Chateau sarebbero state il punto di partenza per il ritrovamento di altri documenti i quali proverebbero che, lungi dall'essersi estinti nel 751, i Merovingi (e quindi gli eredi diretti di Cristo) sono ancora tra noi, accuratamente protetti da un'antica società iniziatica denominata Il "Priorato di Sion", il cui scopo è ripristinare la monarchia al momento opportuno. Come i "Superiori Sconosciuti" di Agharti, i membri del Priorato - di cui sono stati Gran Maestri, tra gli altri, Nicolas Flamel, Leonardo da Vinci, Ferrante Gonzaga, Robert Fludd, Victor Hugo, Claude Debussy, Jean Cocteau - costituiscono una "Sinarchia" o governo occulto che, ormai da quasi un millennio, influisce sulle scelte (politiche o d'altro genere) dei governi ufficiali. Purtroppo - fanno rilevare Baigent, Leigh e Lincoln nel seguito di The Holy Blood and the Holy Grail, intitolato The Messianic Legacy (L'eredità messianica, 1986), negli ultimi tempi il "Priorato" si è parzialmente corrotto, e alcune sue frange mantengono stretti contatti con la Mafia, la P2 e alcuni uomini politici italiani.

AREA 51

NEVADA Nel Nevada, e più precisamente a Groom Lake, esiste una estensione desertica chiamata "Dreamland" (La terra del sogno) in cui è ospitato un avamposto sotterraneo della Marina americana la cui esistenza è talmente custodita dal pentagono, al punto che questa "Area 51" non compare in nessuna carta o mappa geografica della zona. In realtà l' Area51 è una zona militare che si estende per circa 26000 Km quadrati nel deserto del Nevada. In essa si trovano le installazioni sotterranee dove vengono effettuati i test nucleari per il dipartimento dell'energia, e il poligono di Tonopah, dove sono stati collaudati gli F-117 e sviluppati i così detti "black projects". Non è distante da un altro punto nevralgico del pentagono: la base area di Nellis. Nel cuore dell'area51, nota anche come "Dream Land", c'è l'installazione di Groom Lake (un perimetro di 16 Km per lato) , la cui attività è totalmente celata ai nostri occhi ma, ancora più segreta, 16 KM a sud del complesso si estende la zona denominata S4, dove vengono sperimentati i dischi volanti. Nove Hangar sono stati costruiti scavando nella montagna ed i collaudi vengono effettuati sulla Immigrant Valley ed in una zona più a nord, dove gli UFO vengono avvistati dalla famosa cassetta postale (sull'autostrada 375) da cui si devia per entrare nell'area 51. L'ingresso principale verso Area 51 è segnato da una strada sterrata che si stacca dalla statale 375 nella contea di Lincoln, all'altezza di una grande cassetta per la posta di colore nero, e che poi interseca la pista che conduce da est al Groom Lake, non senza passare prima poco a sud della catena delle Groom Mountains, una serie di alture che corrono quasi parallele alla statale 375 e che, di fatto, impediscono la visione a distanza dell'Area 51. Anzi, per valutare meglio il grado di segretezza della zona, si pensi che ai primi del 1984 l'USAF sequestrò illegalmente 89.600 acri di suolo pubblico compresi nella catena montuosa, proprio per limitare l'osservazione agli appassionati. L'USAF ha poi ammesso l'illegalità del sequestro, ma il Congresso ha infine votato per approvare l'azione dei militari. Fino al 1951 l'Area51 venne utilizzata come base di addestramento della marina, poi la lockheed, insieme alla CIA, la trasformarono in una base sperimentale segreta per effettuare i test sugli aerei spia U2. Negli anni 1960 vi furono sperimentati gli sr-17, era la zona ideale per i test su attrezzature ed aerei segreti, perché era molto isolata e protetta dalle montagne. A partire dal 1960 i test furono inclusi nei "Black projects" e nel 1972 ci fu un oscuramento totale di informazioni e di dati, durato per ben 18 mesi. Nessuno sa cosa sia accaduto in quel periodo. Il progetto relativo ai dischi volanti denominato"Red Lights" era iniziato nel 1960 con i primi tentativi di volo di un paio di scafi alieni, ma ci fu un gravissimo incidente e le operazioni vennero interrotte, per riprendere intorno al 1980-81. A sud di Groom lake si trova il Papoos Lake un lago salato dove c'è l'area S4, l'installazione in cui ha lavorato Bob Lazar. Quest'ultimo è stato di fondamentale importanza per venire a conoscenza delle operazioni che vengono compiute all'interno della base. - Discorso di addio del presidente uscente Dwight Eisenhower, 17 Gennaio 1961 "Nei consigli di Stato dobbiamo metterci in guardia contro l'acquisizione di influenze ingiustificate, volute o meno, da parte del complesso dell'industria militare. Il potenziale per una disastrosa avanzata di un mal riposto potere insiste e persiste. Non dovremo mai lasciare che il peso di questa combinazione minacci la nostra libertà o la nostra democrazia. Non dobbiamo dare niente per scontato." Fin dalla seconda guerra mondiale, i servizi militari e i servizi segreti statunitensi sono sempre stati ossessionati dall'idea della segretezza. Hanno sempre pensato che l'opinione pubblica non avesse alcuna necessità di sapere come queste agenzie erano solite condurre operazioni che sarebbero potute risultare imbarazzanti o avessero costi il cui ordine di grandezza era del miliardo di dollari. Questo conduce ad attività come la guerra in Cambogia, ufficialmente non dichiarata (durante il conflitto in Vietnam), allo scandalo dell'Iran Gate, e alla recente causa federale avviata dal professor Jonathan Turley, che sosteneva come gli operatori della base di Groom Lake fossero stati seriamente contaminati (e in alcuni casi uccisi) dall'esposizione ad agenti chimici altamente pericolosi. Il caso Turley fu sospeso nella primavera del 1996, principalmente perchè il Presidente Clinton decise che sarebbe stato meglio sacrificare i lavoratori della base che compromettere la "sicurezza nazionale" ed emanò il decreto presidenziale 95-45 che di fatto esonerava la base di Groom Lake da tutte le leggi in vigore. Vediamo ora di cosa si occupa questo misterioso complesso. Per più di 40 anni, è esistita una base segreta nel lago prosciugato di Groom Lake, in Nevada, che si occupava di sperimentare prototipi di aerei non convenzionali. Costruita in origine dalla CIA, ora opera sotto il controllo delle Forze Aeree come parte del complesso locato sulle alture Nellis. In passato velivoli come gli U-2, gli SR-71 e gli F-117, solo per citarne alcuni, sono stati testati qui. Inoltre, in seguito a questa controversia legale, la Air Force ha deciso di espropriare 3.972 acri di suolo pubblico per evitare ai civili di osservare la base da alcune catene montuose situate a dieci miglia di distanza. L'Area 51 è situata nella catena montuosa Nellis, nel sud del Nevada, e questa base governativa occupa una grande porzione del suolo di questo stato. Oltre ai già citati studi, qui avverrebbero anche test di artiglieria, ma nel lato nord-est la gente crede che il governo stia facendo qualcos'altro oltre a normali studi su aerei. Gli abitanti della piccola città di Rachel, in Nevada, hanno segnalato avvistamenti di UFO. Un altra considerazione riguardo a questa installazione segreta è che la proprietà governativa intorno alla base si estende a macchia d'olio. Man mano che la gente si avvicina, la base si allontana. Nessun artificio magico in tutto questo, a meno che l'esproprio non possa essere considerato una sorta di magia. Il governo stà infatti sequestrando tutto il terreno intorno alla base, e in particolar modo le formazioni naturali (come le catene montuose) che possono offrire un ottimo punto di osservazione per occhi indiscreti. Ormai la proprietà del governo è così estesa che non è possibile recintarla. La zona off-limits viene indicata da bandiere arancioni sostenute da paletti verdi. Le strade polverose che conducono alla base sono segnate con grandi segnali che avvertono di non proseguire nel cammino. Alcuni cittadini che avevano concessioni governative all'interno di queste aree ristrette se le sono visti aggiungere alla proprietà demaniale, e viene concesso loro di accedere a queste aree soltanto, senza sconfinare. Da tutto questo emerge che il governo stà cercando in ogni modo di mantenere qualsiasi cosa si trovi in questo luogo un segreto. Ma quello che la gente è interessata a sapere è cosa sia talmente importante da dover essere tenuto segreto a tutti i costi.Nei primi mesi del 1995, Roy Neighbors, membro dell'Assemblea di Stato, inoltrò un progetto di legge per rinominare la Strada Statale 375 in "Autostrada degli Alieni". Si ebbe anche una udienza in proposito, ma i residenti non ebbero nessuna notizia ufficiale. In realtà la proposta passò di stretta misura, ma fu bocciata al Senato perchè giudicata frivola e come uno spreco delle risorse statali. Nel mese di Febbraio, il governatore Bob Miller fece nuovamente avanzare questa proposta senza alcun avviso ai residenti, che passò nel corso di una riunione del ministero dei trasporti, che egli presiedeva.
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I CERCHI NEL GRANO(CROP CIRCLE)

La vicenda dei cerchi nel grano comincia sulla fine degli anni 70 nell'Inghilterra meridionale. Grandi fino a venticinque metri di diametro oppure piccoli come una ruota, questi misteriosi cerchi comparivano di notte, durante l'estate, e al loro interno le spighe erano piegate a spirale e non spezzate. Ci si accorse della loro presenza solo a partire dal 1980. Quando i giornali cominciarono a parlarne, i cerchi aumentarono progressivamente di numero (da 3 nel 1980 a 700 nel 1990) e cominciarono a presentare forme sempre più complesse. Non più semplici cerchi, ma cerchi collegati tra di loro, con tratti rettilinei, corone e appendici varie; triangoli, rettangoli e speroni combinati in modo da creare degli elaborati e spettacolari "pittogrammi", come vennero definiti.
Immediatamente, furono avanzate ipotesi di ogni tipo dai "cereaologi" - così, infatti, si facevano chiamare gli esperti nei cerchi di grano: "Campi di forza", "vortici di plasma" e, naturalmente, "tracce di UFO". Due di questi esperti in particolare, Pat Delgado e Colin Andrew, sostenitori dell'ipotesi ufologica, divennero i più noti studiosi di cerchi e pubblicarono una serie di libri che li resero ricchi.

 
 
 
 
 

Nel luglio 1990, diversi gruppi di volontari appartenenti al VECA (Voyage Etude Cercles Angles), un'associazione di ufologi francesi, si appostarono sulle colline di Westbury, uno dei luoghi a più alta concentrazione di cerchi, per vari giorni con la speranza di essere testimoni della nascita di un cerchio. Una notte si notò del movimento e furono effettuate delle riprese con una telecamera agli infrarossi. Il giorno dopo si scoprirono nuovi cerchi, ma la telecamera rivelò che erano stati presenti degli esseri umani nel campo.
L'ipotesi che si trattasse di una burla cominciò a circolare, ma fu costante mente respinta da esperti come Delgado e Andrew come impossibile. Questo nonostante un gruppo del VECA fosse riuscito a dimostrare come fosse possibile entrare in un campo di grano e realizzare un cerchio con un rullo da giardiniere. Nel settembre 1991 Delgado fu invitato dal quotidiano inglese Today a ispezionare un nuovo cerchio misteriosamente comparso. L'esperto esaminò il grano con cura ed esclamò entusiasta: "Questo è senza dubbio il momento più bello della mia ricerca. Nessun essere umano può avere realizzato un'opera simile!"
A quel punto il colpo di scena: i giornalisti gli presentano due pensionati inglesi, David Chorley e Douglas Bower, che quella stessa mattina avevano realizzato il disegno, usando delle corde e un paio di bastoni, sotto gli occhi attenti dei giornalisti. Delgado resta senza parole.
I due pensionati, che sono riusciti nell'impresa di realizzare una delle più grandi beffe del secolo, si erano recati il giorno prima negli uffici del Today per rivelare che gli autori della maggior parte dei cerchi realizzati da dieci anni a quella parte erano stati loro.
Tutto era cominciato una sera d'estate, a metà degli anni settanta, a Cheesefoot Head, vicino a Winchester. Doug Bower, da tempo interessato al fenomeno UFO, disse a Dave Chorley che mentre si trovava in Australia aveva sentito una storia su un UFO che sarebbe disceso a Queensland e avrebbe lasciato un segno circolare nell'erba. Indicando un campo di grano adiacente, Bower chiese: "Cosa pensi che succederebbe se creassimo un'impronta laggiù? Di sicuro qualcuno suggerirebbe che vi è atterrato un disco volante". Subito dopo i due presero una barra d'acciaio ad L e, camminando lungo le tracce del trattore, si infilarono nel campo dove realizzarono il loro primo cerchio.
Piantarono l'estremità più corta della barra nel terreno e, usandola come perno, iniziarono a farla ruotare, avanzando carponi, finché, nel giro di quaranta minuti, ottennero un cerchio di circa nove metri di diametro.
La prima estate fecero una dozzina di cerchi e così fecero ancora le estati seguenti, ma nessuno sembrava accorgersene. Sul finire dell'estate del 1979, stavano quasi per abbandonare tutto. Vollero comunque tentare ancora una volta, nell'estate del 1980, quando decisero di fare i cerchi solamente dove avrebbero potuto essere visti, cioè sulle pendici di colline o in prossimità di strade sopraelevate.
E così fu: i cerchi furono notati e attirarono l'attenzione dei vari esperti che cominciarono a formulare le loro ipotesi sempre più straordinarie.
Nel 1988 i cerchi furono più di 50, solo 30 nel 1989, ben 232 nel 1990 e 181 nel 1991, l'anno in cui la beffa fu svelata.
Bower e Chorley furono imitati da altri buontemponi, che occasionalmente realizzarono dei cerchi anche in altri paesi. Ma si trattò più che altro di imitazioni sporadiche. La patria dei cerchi resta la Gran Bretagna, dove questa pratica è continuata ed è diventata quasi una forma d'arte simile nella sua filosofia ai graffiti. Uno dei più prolifici autori di cerchi, Jim Schnabel, ha scritto addirittura un libro sulla sua carriera "artistica"; mentre nel 1992 si è tenuto addirittura un concorso, a West Wycombe Bucks, per "creatori di cerchi" capaci di realizzare le forme più intricate e incredibili.
Per un gruppo di artisti/burloni inglesi (vedi: http://www.circlemakers.org) realizzare disegni nel grano è diventata addirittura una professione! Per questo motivo sono ingaggiati da aziende perchè realizzino insoliti disegni al fine di pubblicizzare determinati prodotti. Altre volte sono giornali e tv a chiedere loro di produrre disegni: il triangolo impossibile qui riprodotto fu realizzato dai Circlemakers il 29 luglio 1999 per conto del Daily Mail.


L'esperimento del CICAP

Eppure, fino a poco tempo fa, schiere di ufologi erano pronti a giurare che nessun uomo avrebbe potuto realizzare simili disegni. Inoltre, costoro sostenevano che, anche se fosse possibile, realizzare tali disegni ciò richiederebbe molto tempo; infine, dicevano, eventuali burloni non potrebbero non lasciare una traccia evidente del loro passaggio nel grano, visto che le spighe crescono molto fitte e sembrerebbe impossibile non schiacciarle camminandovi in mezzo. Per costoro, la spiegazione più probabile era quella extraterrestre: o tracce dell'atterraggio di astronavi aliene, oppure messaggi che gli alieni disegnerebbero nel grano per comunicare con noi.
Ebbene, qualche tempo fa al CICAP abbiamo voluto verificare la cosa in prima persona grazie a un'occasione offertaci dal mensile Focus. Interessati quanto noi alla teoria dello scherzo, gli amici di Focus si sono offerti di sponsorizzare l'operazione e di rimborsare il proprietario del campo a cui avremmo inevitabilmente danneggiato parte del raccolto.
Cominciammo dunque a guardarci intorno per cercare un campo adatto e furono Andrea e Marino Franzosi a trovarlo, nei pressi di Adria, in provincia di Rovigo, grazie alla disponibilità dell'Azienda agricola Vendemmiati.
Luigi Garlaschelli, che aveva già avuto un'esperienza di questo tipo realizzando un cerchio nel grano diversi anni fa (Ibid.), si preoccupo' di procurare tutto il materiale necessario e di coordinare i lavori.
Innanzitutto, è stato fatto un disegno sulla carta dell'immagine che volevamo ottenere; quindi, ci siamo messi al lavoro. La prima cosa che si scopre è che camminando lungo i solchi lasciati nei campi dal trattore è possibile inoltrarsi all'interno senza lasciare tracce. Per realizzare il disegno, è sufficiente piantare un paletto nel terreno, legarvi una corda e girare in tondo per delimitare il perimetro del primo cerchio (che misurava circa 20 metri). Poi, con un rastrello si abbassano le spighe all'interno del cerchio: anche qui, abbiamo scoperto che le spighe non si spezzavano, ma si piegavano docilmente. Per le linee che collegano i cerchi, fu sufficiente tendere le corde e abbassare le spighe tenendosi vicini alle corde. Nel giro di un'ora, avevamo terminato il nostro disegno nel grano (vedi foto in bianco e nero - l'intera operazione è documentata sul numero di luglio 1999 di Focus).

Non sono mancate le inevitabili proteste da parte degli ufologi più fanatici perchè il nostro disegno aveva qualche sbavatura qui e là: il fatto è che se anche noi avessimo la possibilità (e la voglia!) di realizzare 40/50 disegni ogni estate, come fanno gli artisti inglesi (alcuni dei quali sono addirittura nostri amici), questi piccoli difetti scomparirebbero rapidamente. Non volevamo certo dimostrare che tutti i cerchi che si manifestano sono fatti così, ma quello che è certo è che abbiamo dimostrato per la prima volta, anche in Italia, che due persone, armate solo di una corda, un piolo e un rastrello potevano realizzare, nel giro di un'ora, una figura complessa come quelle che si vedono nei tanti libri di "misteri". Con buona pace di tutti coloro che continuano a ritenere l'impresa impossibile...

Le ultime affermazioni

Più recentemente, hanno avuto risonanza alcune affermazioni secondo cui i cerchi avrebbero presentato caratteristiche insolite, non presenti in quelli realizzati "artigianalmente" dagli scettici. In particolare, un fisico olandese, Eltjo Haseloff, avrebbe riscontrato anomalie nel campo magnetico e ritrovato ossido di ferro.
Ancora una volta il mensile Focus ha voluto vederci chiaro e ha condotto un'indagine sul posto non appena si è avuta notizia della comparsa dei primi cerchi di grano in Inghilterra: sono così stati raccolti campioni poi inviati ai laboratori delle università di Milano e Bologna. Obiettivo: ripetere proprio le osservazioni di Haslehoff e di un altro studioso, il biofisico William Levengood. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Focus n. 106: anche nei cerchi esaminati sono state trovate particelle di ferro con silicio, manganese, alluminio e altri elementi, anche di forma sferica, ma in una misura normale. La radioattività non era significativa, anzi in alcuni campioni addirittura al di sotto della soglia normale. E perchè le piante all'interno dei cerchi presentavano più vitalità rispetto a quelle esterne? La ragione è che le piante piegate cercano di reagire e, oltretutto, ricevono più luce che stimola la fioritura. Per quanto riguarda i semi: sono stati analizzati a Milano, senza riscontrare differenze fra quelli delle piante interne ai cerchi rispetto a quelle al di fuori. E i famosi rigonfiamenti che Levengood ha riscontrato nelle piante colpite dal fenomeno? Sono presenti anche nei campioni esaminati a Milano: il punto è che queste piante sono state "strapazzate", probabilmente, da qualcosa di meccanico.

Insomma, i cerchi nel grano sono ancora un fenomeno misterioso? E' stato dimostrato che li si può rifare con poco sforzo da chiunque; esistono persone che lo fanno di mestiere e altre per diletto e lo hanno dimostrato più volte; non sono state rilevate differenze rilevanti tra i cerchi fatti da burloni dichiarati e quelli realizzati da "ignoti"; le ricerche sulle presunte anomalie non possono considerarsi probanti (anche perchè non sono mai stati pubblicate su riviste scientifiche internazionali di chiara fama, quali Nature o la Physical Review, ma solo su bollettini marginali)... Nonostante tutto ciò, c'è ancora chi si ostina ad accusare gli scettici di chiusura mentale. A questo punto, tutte le prove esaminate portano a concludere che i cerchi sono esclusivamente opera umana; chi sostiene il contrario, è cioè che la loro origine sia paranormale, ufologica o dovuta a fenomeni naturali finora sconosciuti, se vuole essere creduto deve portare prove convincenti a sostegno delle proprie affermazioni .

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L'UFOLOGIA

Il 24 Giugno 1947 rappresenta la data ufficiale di inizio della massiccia diffusione delle informazioni riguardanti un fenomeno che, ancora oggi, non ha trovato né una spiegazione né, peraltro, una giusta collocazione nell'ambito della ricerca scientifica. In tale data un uomo d'affari statunitense, Kenneth Arnold, in volo sul suo aereo privato nello Stato di Washington osservò nei pressi del monte Rainer nove oggetti argentei che si muovevano in formazione "a cuneo, simile a quella delle anatre". Tornato a terra descrisse i corpi visti come dei piatti o sassi che "rimbalzavano sul pelo dell'acqua": un giornalista che intervistò Arnold li riportò come "flying saucers", coniando un termine che per diversi anni identificò analoghi avvistamenti (in Italia l'espressione venne tradotta con il termine "disco volante", ancora oggi di uso corrente). L'osservazione di Arnold focalizzò l'attenzione dei mass-media, prima statunitensi poi di tutto il mondo, sull'esistenza di strani fenomeni osservati in cielo. Dopo questa prima segnalazione ne seguirono numerose altre accompagnate dai primi interrogativi sull'origine degli "oggetti" osservati, dando vita ad un vero e proprio fenomeno giornalistico che incrementò l'interesse del pubblico. Negli anni successivi, inoltre,grazie all'attività dei mass-media e, soprattutto, degli appassionati della questione, che, in tutto il mondo, aumentavano di numero costantemente, vennero alla luce tutta una serie di episodi, fondamentalmente analoghi a tali osservazioni (pur con caratteristiche descrittive abbastanza diverse) che sarebbero avvenuti precedentemente al 1947. Basta citare, a tale proposito, i cosiddetti "razzi fantasma" (parecchie centinaia di segnalazioni di strani razzi luminosi che solcarono principalmente i cieli scandinavi nel 1946 ed all'epoca ritenuti missili V-2 catturati ai tedeschi dai russi e da quest'ultimi lanciati a scopi sperimentali), i "foo-fighters" (fenomeni luminosi, generalmente di forma globulare, osservati dagli equipaggi di aerei militari tedeschi ed alleati durante la seconda guerra mondiale sui cieli d'Europa e del Pacifico), gli "aerei fantasma" (una lunga serie di osservazioni di strani "aeroplani", generalmente scuri e senza contrassegni apparenti, volanti nei cieli della Scandinavia degli anni trenta in condizioni atmosferiche generalmente proibitive) e le "aeronavi" (delle specie di dirigibili, stranamente somiglianti a quelli descritti nei romanzi di anticipazione di Giulio Verne, generalmente caratterizzati da riflettori o luci e spesso osservati proprio solo come fonti di luce, che vennero avvistati in centinaia di occasioni nel 1896-1897 in quasi tutti gli stati della confederazione americana e negli anni successivi, 1909 e 1913 soprattutto, in altri paesi, come Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Sudafrica ed ancora USA). Segnalazioni di fenomeni aerei anomali sarebbero state individuate in tempi ancora precedenti attraverso descrizioni e cronache letterarie stilate in epoca storica, ma la loro interpretazione è tutt'ora particolarmente controversa, anche in relazione alle scarse conoscenze esistenti all'epoca in merito a fenomeni naturali rari e/o inusuali. In ogni caso, tale tipo di segnalazioni viene raccolto ed analizzato da una disciplina parallela all'ufologia, in Italia conosciuta con il nome di "clipeologia". LE CARATTERISTICHE DEL FENOMENO Per "fenomeno UFO" si intende l'insieme di testimonianze di persone che riferiscono di aver visto in cielo delle luci o degli oggetti che non sono riusciti ad identificare con qualcosa di noto. La casistica ufologica offre un'ampia tipologia di fenomeni che vanno dalle "luci notturne", agli "oggetti diurni" che si caratterizzano come strani per l'aspetto (forma, dimensioni, colori) o per il comportamento (forti velocità, rapidi movimenti, "manovre"). Un certo numero di avvistamenti è accompagnato da conferme strumentali quali fotografie, filmati, rilevamenti radarici. Esiste inoltre la categoria degli "incontri ravvicinati", caratterizzati dall'estrema vicinanza tra il testimone e l'oggetto o la luce visti. Si parla in particolare di "incontri ravvicinati del secondo tipo" quando si riscontrano effetti sulle persone o sull'ambiente, quali tracce al suolo, piante bruciate, disturbi di tipo elettromagnetico, e di "incontri ravvicinati del terzo tipo" (resi famosi dal celebre film di Spielberg) per quelli caratterizzati dalla presenza di "esseri" animati, di aspetto generalmente umanoide. Le "luci notturne" rappresentano il grosso della casistica disponibile (oltre l'80% delle segnalazioni), ma sono generalmente poco significative nell'ambito dell'intera fenomenologia ufologica. La gran parte di esse, infatti, trova una spiegazione più o meno convenzionale a seguito di un'indagine condotta da esperti inquirenti ufologici. L'interesse maggiore è certamente suscitato dagli "incontri ravvicinati", ben più ricchi di dettagli e di contenuti di stranezza che meritano un'attenta disamina e valutazione. Si tratta di casi non eccessivamente frequenti, caratterizzati dalla presenza di pochi o pochissimi testimoni e che devono essere investigati con grande cautela e professionalità da parte degli investigatori. LE ONDATE DI AVVISTAMENTI Il numero di osservazioni raccolte in tutto il mondo dal 1947 ad oggi é nell'ordine delle centinaia di migliaia di casi, dei quali oltre 10.000 sono stati registrati in Italia ad opera del Centro Italiano Studi Ufologici, la più grande organizzazione del settore operante nella penisola. La distribuzione degli avvistamenti UFO nel tempo e nello spazio non risulta uniforme. Dal dopoguerra ad oggi, infatti, a periodi particolarmente ricchi di avvistamenti se ne sono alternati altri di calo o di quasi totale assenza di casi. Si parla perciò di "ondate" che possiedono peraltro una loro localizzazione geografica a livello di nazione o di area regionale. Non è tutt'ora chiaro se le ondate rispecchiano una reale caratteristica del fenomeno o rivestano invece solo un carattere sociologico, legato ai meccanismi della diffusione dell'informazione ufologica da parte dei mass-media. Sicuramente uno studio approfondito di questa questione, condotto secondo opportuni criteri, porterebbe senz'altro a delle conclusioni di estremo interesse. Dopo il 1947, altri periodi di intensa attività ufologica nel continente europeo sono stati registrati nel 1950 e nel 1952, nel 1954, nel 1968, nel 1973 e, più in generale, in tutta la seconda metà degli anni settanta. Tra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta è stata registrata una nuova recrudescenza di avvistamenti, probabilmente favorita da un rinnovato interesse da parte dei mass-media verso l'argomento e dal diffondersi di un certo interesse commerciale verso la tematica ufologica. GLI UFO IN ITALIA Per quel che riguarda l'Italia, si sono avute grandi ondate di avvistamenti UFO negli anni 1950, 1954, 1962, 1973 e 1978. In effetti, l'intero periodo 1973-1979 é stato caratterizzato da un'intensa "attività" UFO, con un apice nel 1978 con più di 1000 segnalazioni raccolte in tutta la penisola, ma in particolare modo nel Centro-Sud. Seconda a tale ondata è stata solo quella del 1954, che fra l'ottobre ed il dicembre di quell'anno, fu caratterizzata da parecchie centinaia di segnalazioni sparse un po' in tutta Italia. Dopo un periodo di stasi (1980-1982) si è assistito ad una ripresa delle segnalazioni, culminata nell'ondata dell'estate1985, e ad un assestamento negli anni successivi su una media superiore ai cento avvistamenti all'anno. L'estate del 1993 ha fatto registrare quella che può essere definita, a ragione, una "mini-ondata", innescata nella seconda metà di giugno e protrattasi fino al settembre successivo. Se il 1994 ha fatto anch'esso registrare una quantità significativa di avvistamenti, lo stesso non può dirsi per il 1995, caratterizzato, fino a tutto il settembre, da una certa rarefazione delle segnalazioni. Gli archivi del Centro Italiano Studi Ufologici (C.I.S.U.) raccolgono, per ciò che concerne il territorio nazionale, qualcosa come oltre 600 casi di "incontro ravvicinato", 250 eventi in cui sono state riscontrate delle tracce fisiche su suolo e/o vegetazione e quasi 600 casi corredati da documentazione cine-fotografica. Una massa di dati veramente imponente, che dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che esiste, quantomeno, un fenomeno rappresentato dalle dichiarazioni di tutte quelle persone che, in perfetta buona fede, raccontano di avere osservato strani fenomeni associati alla comune idea di "UFO". ALCUNI ESEMPI DI AVVISTAMENTO UFO Ecco, in sintesi, alcuni casi "tipici" delle varie categorie precedentemente descritte, avvenuti in Italia negli ultimi anni. La sera del 24 aprile 1985, alle ore 21.45 circa, un giovane di San Quirino (Pordenone) vide una grossa luce ovoidale argentea immobile in cielo. Dopo un quarto d'ora, la luce prese a muoversi scendendo lentamente verso gli alberi: si trattava di un oggetto di forma semisferica, di colore giallo, e ai lati erano visibili luci più piccole. In tutta la zona circostante quella sera vennero segnalati avvistamenti di una o più "luci". Il 13 agosto 1979, alle ore 11.30 del mattino un pilota militare in volo di ricognizione nella zona di Treviso ricevette dalla torre di controllo la richiesta di verificare la presenza di un oggetto non identificato che risultava visibile sul radar. Portatosi in zona, il pilota osservò un oggetto scuro cilindrico che si muoveva lentamente a circa 1500 metri da terra. Girandogli attorno e avvicinandosi fino a meno di 100 metri il pilota riuscì a scattare circa 80 foto prima che l'oggetto scomparisse di colpo. Il 5 giugno 1983, alcuni contadini di Varzi (Pavia) osservarono dalle 5.50 alle 7.00 del mattino un oggetto che rifletteva la luce del sole, posato a terra in un campo di erba medica. L'oggetto poi si alzò sopra l'erba muovendosi a pochi metri dal suolo: era una specie di "trottola" argentea e sembrava emettere una specie di nebbia intorno a sé. Dopo pochi secondi si fermò sospeso per aria e poi partì di colpo allontanandosi. Un caso estremamente simile si è verificato proprio questa estate nella provincia di Cuneo. Il 28 ottobre l986, alle 18.15, una coppia in auto alla periferia di Viareggio (Lucca) vide un enorme oggetto scuro di forma triangolare con quattro luci gialle immobile in cielo sopra il porto. Quando gli passarono sotto, udirono un forte boato, mentre l'auto diminuiva da sola la velocità e la parte posteriore della vettura si sollevava da terra per poi ricadere bruscamente, mentre l'oggetto luminoso sfercciava via sopra di loro. Il 2 settembre 1978, alle ore 8.10 del mattino, un ragazzo di San Michele di Alessandria che stava aprendo le persiane all'interno della propria abitazione sentì un suono modulato e vide alzarsi dal campo di granoturco di fronte a casa un corpo a forma di sigaro, metallico, lungo diversi metri, che si sollevò verticalmente scomparendo in cielo. Sul punto dal quale si era alzato, le piante di mais erano piegate ad angolo retto su un'area ovale di cinque metri per tre, ed erano secche e gialle. La traccia venne fotografata e rilevata dal nucleo di Polizia Scientifica di Alessandria. Il 9 ottobre 1984, un contadino di Prata Principato Ultra (Avellino) che stava percorrendo un sentiero di campagna intorno alle 7.30 si inbatté in uno strano essere, alto circa un metro e trenta, coperto da una specie di "pelliccia", con in testa un casco ed in mano uno strano bastone. L'umanoide si allontanò velocemente, sospeso da terra, e scomparve dietro una curva. Subito dopo il testimone vide arrivare in volo da quella direzione una "cassetta" volante con sopra una piccola cupola. Nei campi vennero trovate dai Carabinieri diverse impronte dell'essere ed una serie di sei fori conici nel terreno disposti su due file nel punto da cui era sembrato alzarsi l'oggetto. I CASI IDENTIFICATI Sulla base degli studi finora effettuati, risulta che circa il 90% dei casi è "identificabile", cioè spiegabile come osservazioni di oggetti o fenomeni noti sia naturali (stelle e pianeti, meteore) sia artificiali (aerei, rientri di satelliti, palloni meteorologici), non riconosciuti dai testimoni a causa di particolari condizioni dell'avvistamento oppure per la rarità e singolarità che alcuni di questi fenomeni manifestano. Rimane però una percentuale, esigua ma significativa, di casi non riconducibili a cause convenzionali (i cosiddetti "UFO in senso stretto"), i quali richiedono ulteriori analisi approfondite. Su di essi si concentra l'attenzione e l'attività di analisi e studio delle organizzazioni di ricerca e dei singoli studiosi, al fine di trovare una risposta ai numerosi interrogativi che tali eventi coinvolgono. IL "MITO UFO" In conseguenza dell'aumento di interesse nel fenomeno e di diffusione delle informazioni su di esso che si é registrato nel corso degli anni, parallelamente al fenomeno UFO é nato un vero e proprio "mito UFO": praticamente tutti oggi hanno una conoscenza, anche solo occasionale, dell'esistenza degli UFO e delle principali caratteristiche del fenomeno: a ciò si aggiunge un diffuso insieme di convinzioni e aspettative sulla natura del problema che influenza direttamente i testimoni, inducendoli a chiamare "UFO" qualunque luce o oggetto aereo insolito. Un discorso a parte va fatto per certi gruppi che dell' "UFO extraterrestre" hanno fatto un oggetto di culto pseudo-religioso: esistono inoltre vere e proprie sette guidate da persone che dicono di essere "in contatto" con questi extraterrestri, da cui riceverebbero messaggi di pace e fratellanza cosmica, se non addirittura "passaggi" a bordo delle loro astronavi per veloci visite ai loro mondi di origine. LE IPOTESI PROPOSTE Sulla natura delle cause del fenomeno UFO esistono numerose ipotesi. Senza dubbio la più conosciuta é quella "extraterrestre", secondo la quale gli UFO sarebbero veicoli provenienti da altri pianeti. La possibilità di vita intelligente al di fuori della Terra é un problema che da sempre impegna e divide gli scienziati (pur se la maggioranza condivide tale possibilità, quantomeno sulla base di una mera valutazione statistica) ed affascina l'"uomo della strada" e l'eventualità che altre creature stiano già visitando il nostro pianeta ha contribuito a diffondere l'interesse e la curiosità nei confronti del fenomeno UFO. Al di là però degli stessi problemi legati a questa ipotesi (quali la provenienza di questi "visitatori cosmici" e i loro metodi di spostamento) mancano delle prove in grado di confermare in modo inconfutabile questa tesi, così come non trovano riscontro nella reltà molte delle credenze che si hanno sugli UFO, come l'immagine dell'astronave a forma di "disco" o la presenza di "omini verdi", più legate all'immaginario della letteratura e del cinema che alle reali segnalazioni. Parallelamente all'ipotesi extraterrestre, se ne sono sviluppate altre egualmente "esotiche" relative ai temi più disparati ed incredibili, come viaggiatori nel tempo, universi paralleli, fenomeni paranormali, apparizioni religiose. Queste teorie sono state formulate nel corso degli anni per cercare di adeguare le possibili spiegazioni all'apparente "irrazionalità" della casistica raccolta, ma rientrano nel campo della fantasia piuttosto che in quello della speculazione scientifica. Un secondo gruppo di ipotesi nega invece ogni causa straordinaria: si tratterebbe di velivoli sperimentali più o meno segreti, di fenomeni atmosferici (più o meno rari) ancora sconosciuti, oppure di pure e semplici confusioni da parte dei testimoni, sotto l'effetto del "mito ufologico". Allo stato attuale delle conoscenze, non esistono prove concrete in favore di alcuna ipotesi. Gli stessi dati finora raccolti sono obiettivamente insufficienti per una qualsiasi conclusione definitiva a causa della loro frammentarietà ed imprecisione. Si tratta perlopiù di testimonianze rese da osservatori occasionali e come tali affette da errori legati alla stessa percezione umana. Inoltre i dati estratti dagli avvistamenti ufologici sembrano spesso contraddittori ed i parametri costanti finora emersi dagli studi non bastano ad identificare chiaramente una sola possibile causa, tanto da far presupporre la concorrenza di fattori diversi dietro l'unica sigla "UFO". LE INDAGINI MILITARI Il fenomeno UFO, sviluppatosi in pieno clima di guerra fredda, si trasformò da semplice curiosità a tema legato alla sicurezza nazionale e di conseguenza l'Aeronautica Militare americana (USAF) già a partire dal dicembre 1947 iniziò ad occuparsene con la prima di una serie di commissioni di studio per verificare se gli UFO fossero o meno una qualche arma segreta proveniente da oltre cortina o se comunque rappresentassero un pericolo per la difesa statunitense. Di ambiente militare é la stessa sigla UFO (Unidentified Flying Object), usata in origine per indicare velivoli dei quali non era provvisoriamente nota la natura. Vari progetti di ricerca si susseguirono nel corso degli anni sino al famoso "Project Blue Book", iniziato nel 1951 e conclusosi nel 1969, ma nessuno di questi fornì dei risultati conclusivi. Se infatti l'analisi dei singoli casi che continuamente venivano riportati da semplici cittadini, ma anche da piloti, scienziati e altre persone maggiormente qualificate, portò ad affermare che il fenomeno UFO non rappresentava un pericolo dal punto di vista militare, d'altronde non si riuscì a dare una spiegazione soddisfacente a tutti i casi studiati. Il "Project Blue Book" portò inoltre il primo coinvolgimento ufficiale dell'ambiente accademico nello studio degli UFO poiché nel 1966 l'USAF incaricò dell'indagine un'equipe dell'Università del Colorado diretta dal fisico Edward Condon, la quale concluse nel 1969 che gli UFO non solo non costituivano una minaccia, ma non erano extraterrestri e il loro studio non avrebbe potuto portare alcun interesse per il progresso della scienza. L'UFOLOGIA PRIVATA Come era logico, una volta appurato che gli UFO non rivestivano interesse per la Difesa, i militari cessarono di occuparsene e anzi adottarono un atteggiamento di negazione quasi sistematica dell'esistenza stessa del problema che, insieme ai risvolti folkloristico/religiosi dei contattisti, ha contribuito a tenere lontani dall'argomento i ricercatori scientifici, timorosi di compromettersi con un argomento poco "serio". Lo studio degli UFO è quindi rimasto affidato quasi esclusivamente agli "ufologi", degli appassionati che, da dilettanti, si occupano dell'argomento nel loro tempo libero e si sono riuniti in associazioni in tutto il mondo. Ma qual'è la strada che ha percorso l'ufologia privata in questi decenni ? Come si è già detto, i primi ufologi furono, negli anni '50 e '60, essenzialmente degli appassionati dell'ipotesi extraterrestre, che limitavano la loro attività a livello di discussioni sulla provenienza e sulle intenzioni dei piloti dei "dischi volanti" e svolgevano un'attiva propaganda per far conoscere alle autorità e al pubblico la natura extraterrestre del fenomeno. Con il passare degli anni prese il via un'attività di raccolta dei dati relativi alle segnalazioni UFO che avrebbe portato, con l'inizio degli anni '70, alla graduale introduzione di metodologie scientifiche nell'ufologia e al passaggio dalle sole attività "da tavolino" ad un intervento più attivo sul campo per indagare e raccogliere direttamente il maggior numero di informazioni su ogni caso. L'UFOLOGIA SCIENTIFICA In quegli anni l'ufologia cominciò a trasformarsi da semplice argomento di conversazione in attività di ricerca vera e propria con tutti i problemi che questo può comportare. La consapevolezza stessa di trovarsi di fronte a "qualcosa" che non poteva essere banalmente spiegato con l'ipotesi di viaggiatori interplanetari condusse a concentrarsi maggiormente sull'acquisizione dei dati grezzi relativi al fenomeno e sul loro studio a livello statistico, grazie anche al contributo di ricercatori universitari che portarono in ambito ufologico il loro bagaglio di conoscenze ed esperienze, pur se a titolo del tutto personale. Importante fu a questo proposito l'opera svolta dall'astronomo Joseph Allen Hynek (scomparso nel 1986), il quale, avvicinatosi all'ufologia come consulente di una delle commissioni di studio dell'USAF, vi trovò spunti meritevoli di attenzione e fondò una delle più serie organizzazioni private di studio, il Center for UFO Studies, raccogliendo attorno a sé numerosi esponenti universitari e scientifici. Il contributo scientifico più importante é stato però quello del Centre National d'Etudes Spatiaux (l'equivalente francese della NASA), in seno al quale nel 1977 venne costituito un "Gruppo di studio dei fenomeni aerospaziali non identificati" (GEPAN) che ha prodotto diversi lavori di indagine su avvistamenti e di analisi della casistica che costituiscono attualmente la base metodologica fondamentale per lo studio scientifico del problema UFO. Il secondo importante momento di mutamento iniziò verso il 1978 e portò ad un generale ripensamento degli ufologi sulle loro attività e sui pochi risultati fino ad allora conseguiti. Da un lato questo ha portato al formarsi di correnti di pensiero "scettiche" all'interno della stessa ufologia: a differenza del passato, quando la contesa era tra ufologi "credenti" ed esterni "scettici", il dibattito sull'esistenza di un fenomeno UFO inspiegabile avviene ora fra ufologi appartenenti a diverse scuole di pensiero. Dall'altro lato si è comunque evidenziata la necessità di più solide basi metodologiche per affrontare un problema che si presenta di natura completamente interdisciplinare e l'importanza dell'apporto delle scienze umane per valutare l'influenza dei fattori psicologici e sociali sui contenuti dei rapporti UFO. L'UFOLOGIA OGGI Sebbene (quasi) cinquanta anni non siano un tempo molto lungo, se paragonato ad altri settori del sapere, questo traguardo é particolarmente significativo per l'ufologia in quanto sottolinea la permanenza di un fenomeno ancora sconosciuto e la presenza di una disciplina che non é ancora scienza, ma aspira a diventarlo. L'ufologia si definisce oggi come lo studio delle testimonianze allo scopo di individuare la causa degli avvistamenti. La varietà della casistica e la natura soggettiva delle testimonianze costituiscono al tempo stesso le principali difficoltà e le caratteristiche di maggior interesse di uno studio scientifico del fenomeno UFO, il quale richiede un approccio interdisciplinare che faccia uso sia delle scienze fisiche (chimica, fisica, biologia, meteorologia) sia delle scienze umane (sociologia, psicologia), sia delle scienze dell'informazione, per fornire strumenti adeguati all'analisi dei vari aspetti del problema. Per queste ragioni è in corso un'opera di sensibilizzazione dell'ambiente scientifico, per poter utilizzare le competenze e le esperienze già acquisite da altri campi di studio. Il volto attuale dell'ufologia è quello di un'attività di studio condotta sulla base di criteri di serietà e professionalità. Anche se finora più che risposte si sono prodotte soprattutto domande e dubbi, la sola conclusione certa è quella dell'indubitabile esistenza di un problema, quantomeno a livello sociale, che necessita di adeguati studi e ricerche.